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Carmina Burana, musica e corpo raccontano la sorte

Szeged Contemporary Dance Company porta sul palco una versione intensa e visiva dell’opera di Carl Orff

Un’invocazione, un canto alla sorte inevitabile, a quella Fortuna imprevedibile e onnipresente: “O Fortuna velut luna statu variabilis semper crescis aut decrescis”. Il celebre incipit, cantato e questa volta anche ballato, ha aperto uno spettacolo che fin da subito si è imposto per la sua forza visiva e fisica, trascinando lo spettatore in una dimensione sospesa tra ritualità arcaica e sensibilità contemporanea.

@Teatro Comunale di Vicenza

La coreografia (di fatto, poi, un’unione solida tra musica, danza e teatro) Carmina Burana, portata in scena sabato 11 aprile 2026 al Teatro Comunale di Vicenza, dalla compagnia di danza ungherese Szeged Contemporary Dance Company, si è configurata come un’esperienza totalizzante, in cui musica, corpo e immagine si sono fusi in una narrazione arcaica e universale. L’opera originale di Carl Orff, ispirata a una raccolta di testi poetici medievali (in latino medievale, tedesco, francese antico) esplora i temi eterni della fortuna, del desiderio, della ciclicità della vita e dell’inevitabilità del destino, elementi che la compagnia ungherese ha tradotto in un linguaggio coreografico fisico, viscerale e profondamente simbolico.

Il sipario si è aperto con l’irrompere di “O Fortuna”, il coro più celebre dei Carmina Burana: il suono percussivo, incalzante, quasi rituale; i colpi orchestrali scandivano un destino ineluttabile, mentre il coro si innalzava con potenza, evocando l’immagine della Fortuna come una ruota implacabile che governa le sorti umane. Su questa idea cardine, la coreografia ha costruito un universo scenico dominato da tensioni contrastanti (ordine e caos, impulso e controllo, sacro e profano) restituendo l’essenza di un’umanità sospesa tra istinto e destino.

Fin dalle prime battute, i corpi dei danzatori sembravano rispondere a una forza esterna, quasi fossero trascinati da quella stessa circolarità della Fortuna evocata dal coro, si univano, si respingevano, cadevano e si rialzavano, in un continuo alternarsi di tensione e abbandono, diventata poi la cifra distintiva dell’intero spettacolo.

Tutto è partito e si è chiuso con “O Fortuna”: la sorte è vista come una forza cieca e instabile, che governa la vita umana senza logica né giustizia. La compagnia ha tradotto questo messaggio in movimenti ciclici, ripetitivi, quasi ossessivi. I corpi spesso si muovevano come trascinati da una forza esterna, creando immagini di caduta, lotta e rialzata. L’idea della “ruota” della fortuna diventava dinamica fisica: gruppi che si formavano e si dissolvevano, equilibri che si spezzavano. Immagine metaforica della vita.

Si sono poi susseguiti gli atti successivi, senza pause: anche qui l’idea di un continuum costante, mai interrotto, testimonianza della bravura del corpo di ballo e del senso profondo dell’opera. Ecco, allora, i brani cantati ed eseguiti attraverso la danza farsi un tutt’uno con la musica. Una serie di ballerine alle prese con dei catini d’acqua: i canti celebravano la natura che si risveglia, la gioia della vita, l’apertura all’altro. Qui il linguaggio si è fatto più fluido e aperto: movimenti più ampi, contatti tra i corpi, dinamiche corali che suggerivano crescita e connessione. Un’atmosfera dove era già insita un’ambiguità: la gioia è fragile, destinata a cambiare.

Dagli assoli ai brani di gruppo, si è poi passati alla parte più fisica e maschile: il gioco, i piaceri terreni, il vino, fino a una visione dell’uomo dominato dagli istinti. In questo caso, i danzatori della Szeged Contemporary Dance Company hanno spesso accentuato il lato fisico e animalesco: gesti spezzati, energia caotica, dinamiche collettive più disordinate, il colore rosso sul corpo. È emersa una dimensione quasi teatrale che mostrava il lato più istintivo e meno controllato dell’uomo.

Momento drammatico e potente è stato, invece, il risveglio e l’entrata in scena della morte, fino a quel momento spettatrice silente. Un’opposizione straordinaria, in dialogo tra corpo e musica. La morte abbraccia e colpisce ogni creatura, non fa distinzioni, non lascia scampo. Mette la parola fine a ciascuna esperienza.

L’ultimo quadro coreografico ha esplorato, invece, l’amore e il sentimento in tutte le sue sfumature, in modo particolare tra la ragazza/ballerina (Miriam Munno) e il ragazzo/ballerino (Lotár Vincze): attrazione, seduzione, vulnerabilità, idealizzazione. Qui sono emersi duetti e spazi più intimi: contatto, tensione tra attrazione e distanza, fragilità. Il corpo è diventato il luogo in cui si manifesta il desiderio, ma anche la sua precarietà. Fino all’apice che, in realtà, è un ritorno all’indietro, la ripresentazione emblematica e tragica di ciò che accomuna ogni esistenza, l’invocazione alla Fortuna. 

I danzatori della Szeged Contemporary Dance Company hanno incarnato con grande intensità una dimensione quasi rituale: i corpi diventavano strumenti narrativi primari, capaci di evocare sensualità, violenza, fragilità e abbandono. Il movimento è stato spesso corale, ipnotico, scandito da una gestualità richiamante antichi riti collettivi, che si apriva anche a momenti più intimi e individuali, in cui emergeva la vulnerabilità del singolo di fronte alla forza inesorabile della sorte.

L’impianto visivo, fortemente evocativo, amplificava il carattere atemporale dell’opera. Luci ben dosate, costumi e scenografia (le catene agganciate, il tappeto soffice sul palco, la fonte d’acqua) hanno contribuito a creare un ambiente sospeso, quasi mitico, in cui lo spettatore veniva immerso senza punti di riferimento precisi, se non quelli emotivi.

@Teatro Comunale di Vicenza

Il risultato è stata una reinterpretazione contemporanea che non si è limitata a illustrare la musica di Orff, ma l’ha reinventa, trasformandola in un’esperienza sensoriale e quasi tribale. Carmina Burana della Szeged Contemporary Dance Company si impone così come una riflessione potente sulla condizione umana: un ciclo continuo di ascesa e caduta, desiderio e perdita, dove l’uomo resta, inevitabilmente, in balia della propria sorte.

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Carmina Burana – Coreografia: Tamás Juronics – Musica: Carl Orff – Regia: András Pataki – Scene e costumi: Zsuzsa Molnár – Luci: Ferenc Stadler – Direttore artistico: Tamas Juronics – Direttore generale: Andras Pataki – Interpreti: Miriam Munno, Lotár Vincze, Vencel Csetényi, Letizia Melchiorre, Diletta Ranuzzi, Boglárka Rudisch, Málna Csató, Hanna Dorsich, Alisa Kurilenkova, Gergely Czár, Csongor Füzesi, Róbert Kiss, Francesco Totaro, Gioele Marcante, Anna Del Maso – Produzione: Szeged Contemporary Dance Company – Teatro Comunale di Vicenza 11 aprile 2026

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