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Addio a Gino Paoli, voce senza tempo della canzone d’autore

Si spegne uno dei protagonisti della scuola genovese: tra poesia e malinconia, ha segnato generazioni con brani entrati nella storia della musica italiana

Si è spento questa mattina nella sua casa di Genova, a 91 anni, Gino Paoli, leggendario cantautore italiano e pilastro della musica d’autore. È stato un innovatore, al pari di Luigi Tenco, e uno dei fondatori della cosiddetta “scuola genovese”.

Ha scritto capolavori senza tempo che hanno attraversato le generazioni: Sapore di mareIl cielo in una stanzaLa gatta. La sua è stata una vita divisa tra popolarità e profondi momenti personali, segnata anche dal drammatico tentativo di suicidio nel 1963, a cui sopravvisse portando per sempre con sé un proiettile vicino al cuore, che non volle mai rimuovere.

Il cielo non ha più una stanza”, titolano oggi molti editoriali. E in effetti, con Gino Paoli se ne va uno degli ultimi poeti capaci di raccontare la vita, l’amore, la solitudine e le passioni con l’eleganza discreta di un grande romantico, nascosto dietro un paio di occhiali scuri. Restano le immagini: lui davanti al mare di Boccadasse, una sigaretta tra le labbra, e soprattutto restano le sue canzoni.

Prima di lui, nell’Italia del boom economico, la musica era spesso fatta di “sole, cuore e amore”. Paoli, come il neorealismo di Rossellini e De Sica nel cinema, portò introspezione, realismo e una raffinata sensualità. Lo fece con testi come Il cielo in una stanza, ma anche raccontando i suoi amori — Ornella Vanoni e Stefania Sandrelli — trasformandoli in musica. Raccontò il tempo, il suo e il nostro, che oggi sembra fermarsi, anche se le sue canzoni continueranno a vivere.

Le sue opere sono veri manifesti culturali e dichiarazioni d’amore alla vita: Senza fine (1961), scritta per la Vanoni e diventata uno standard jazz internazionale; Che cosa c’è (1963), una confessione d’amore pura e priva di retorica; Una lunga storia d’amore (1984), indimenticabile colonna sonora.

E poi Quattro amici al bar (1991), forse la sua canzone più ironica e generazionale, capace di raccontare il tempo che passa e i sogni che cambiano, parlando al cuore di un’intera generazione che, poco a poco, non c’è più.

E adesso, lassù, forse ritroverai la tua musa Ornella. Magari nascerà un altro duetto. O forse ti siederai di nuovo al bar con i tuoi vecchi amici — Faber, Luigi, Bruno — tra due coche e due caffè, a parlare ancora di anarchia, di libertà e di vita. Ciao Gino.

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