Francesca Nunzi e Marco Predieri in una commedia brillante che unisce passato e presente tra ironia, satira in un irresistibile gioco teatrale.
C’è un modo intelligente – e sorprendentemente attuale – di raccontare la Storia senza appesantirla, ed è quello scelto da La governante di Cavour, una commedia brillante che, sotto la regia di Francesca Nunzi, riesce nell’impresa non semplice di trasformare il Risorgimento in un gioco teatrale vivace, ironico e profondamente umano. Lo spettacolo è andato in scena al Teatro AMG di Marino. nella serata dello scorso 21 marzo, registrando una partecipazione di pubblico attenta e divertita.

Sul palco, accanto alla stessa Nunzi nei panni di Mena la governante, troviamo Marco Predieri, che veste con gusto e misura il ruolo di Camillo Benso, conte di Cavour. Il loro è un duetto affiatato, costruito su tempi comici precisi e su una complicità scenica che cresce minuto dopo minuto, trascinando il pubblico dentro un racconto che è insieme storico e sorprendentemente contemporaneo. La scenografia pensata e realizzata è densa di oggetti evocativi, in pochi metri quadri di palcoscenico è racchiusa la storia di un momento topico della nazione italiana. Trovano spazio sul palco una grande cartina dell’Italia preunitaria, delle immagini di Garibaldi, Mazzini, la bandiera sabauda; così la cucina di casa Cavour diventa il centro degli avvenimenti storici.
La forza di questa commedia brillante sta nella sua struttura drammaturgica: un continuo gioco di rimandi tra passato e presente, cucito con leggerezza attraverso l’intercalare “ne sentiremo parlare”, che diventa un vero e proprio refrain. Ogni volta che emerge un riferimento, sia esso politico, quanto culturale o di costume, che appartiene più al nostro oggi che all’Ottocento, la battuta funziona come una strizzata d’occhio collettiva, creando un ponte immediato tra la platea che ride a scena aperta e il palcoscenico. È un espediente semplice quanto estremamente efficace, che permette allo spettatore di orientarsi in questo viaggio temporale senza mai perdere il ritmo.
E il ritmo, infatti, è uno degli elementi più riusciti della messinscena. La commedia scorre veloce, sostenuta da un’alternanza ben calibrata di gag, fraintendimenti verbali e momenti di satira storica. Non si tratta però di una semplice parodia: il testo scava con intelligenza nel lato privato di Cavour, restituendoci un uomo amante delle donne, del buon cibo e del vino, ma anche profondamente immerso nella complessità del progetto politico che porterà, nel 1861, alla nascita del Regno d’Italia sotto Vittorio Emanuele II.
Di spessore, in questo contesto, è la prova attoriale di Francesca Nunzi. La sua Mena è un personaggio cangiante, quasi proteiforme: attraverso l’uso di diverse inflessioni dialettali – dal romano al torinese, passando per il siciliano e il sardo – l’attrice dà corpo e voce alle molteplici identità dell’Italia preunitaria. Ogni cambio di registro è netto, riconoscibile, e al tempo stesso perfettamente integrato nella narrazione. Ma è nel momento simbolico dell’Unità che la sua interpretazione svela il motivo delle tante inflessioni dialettali: quando l’Italia si fa Stato, Mena abbandona la frammentazione linguistica e parla finalmente con una voce sola. È un passaggio semplice ma potentissimo, che traduce in gesto teatrale un concetto storico complesso.
Marco Predieri, dal canto suo, costruisce un Cavour credibile e ironico, mai caricaturale. Il suo statista è un uomo concreto, pragmatico, ma anche vulnerabile e umano, capace di suscitare empatia oltre che risate. La sua presenza scenica è solida, e il lavoro sui tempi comici – soprattutto nei dialoghi serrati con Mena – dimostra una notevole padronanza del linguaggio teatrale.
Non sorprende, quindi, che lo spettacolo – in tournée nei teatri italiani dal 2024 – continui a riscuotere consenso. La sua capacità di parlare a pubblici diversi, mantenendo sempre un tono leggero ma mai superficiale, è uno dei suoi punti di forza più evidenti. In questo senso, La governante di Cavour si rivela anche una preziosa occasione didattica: potrebbe essere, infatti, una piccola ma efficace lezione di storia per gli alunni, che avrebbero modo di avvicinarsi a eventi fondamentali del nostro passato con leggerezza, curiosità e divertimento, senza rinunciare alla comprensione.
Se si vuole muovere un’osservazione, in uno spirito costruttivo e nel pieno rispetto del lavoro degli interpreti, questa riguarda la durata complessiva dello spettacolo. In alcuni passaggi, il reiterarsi di situazioni e meccanismi comici rischia di dilatare eccessivamente il tempo scenico, con il pericolo che il ritmo, pur vivace, perda parte della sua incisività e sfiori una certa ripetitività. Un lieve alleggerimento, probabilmente, renderebbe ancora più efficace l’impatto della messinscena, valorizzandone ulteriormente le qualità già evidenti.

Il culmine partecipativo ed emotivo arriva nel finale: quando sul palco viene proclamata l’Unità d’Italia, il teatro si trasforma in un luogo condiviso di partecipazione. Il pubblico, coinvolto dagli attori, si alza in piedi e intona l’Inno di Mameli. Non è un semplice effetto scenico, ma un momento di autentica comunione, in cui il confine tra spettatore e interprete si dissolve. La governante di Cavour, commedia intelligente e ben costruita, dimostra come il teatro possa ancora essere uno spazio di riflessione collettiva senza rinunciare al divertimento. Una satira storica che, proprio grazie alla sua leggerezza, riesce a raccontare qualcosa di profondamente serio: l’identità di un Paese e il lungo percorso che l’ha portato a diventare ciò che è oggi.
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La Governante di Cavour – Regia: Francesca Nunzi – Con: Francesca Nunzi e Marco Predieri, Scene: Franco Predieri – Costumi: Marcello Ancillotti – Luci e fonia: Matteo Lorini – Voce fuori scena: Giorgio Andolfatto, Trucco e parrucco: Filistrucchi – Produzione: Laura Cellerini, Teatro AMG di Marino, 21 Marzo 2026
Foto ©Grazia Menna





