Al Teatro Roma “Ho imparato a sognare” porta in scena quattro persone come tante, con una storia di stupefacente normalità
Quattro vite si incontrano sul palco del Teatro Roma, così come lo si fa nel quotidiano, tra il lavoro e le incombenze di tutti i giorni, mentre la vita fa i suoi giri. Si può riassumere così la trama di Ho imparato a sognare, in scena fino al prossimo 8 marzo, scritto e diretto da Luca Giacomozzi.

Claudia Ferri e Francesca Pausilli
Nessun pretesto narrativo particolare, niente ricorso a magie o situazioni estreme. Solo tanta umanità e una buona dose di romanità, che strappa sempre quel sorriso in più, nella capitale come fuori.
A sipario aperto si viene catapultati nella saletta infermieri di un ospedale romano. È qui che conosciamo Bruno (Emiliano Reggente) che ha cinquant’anni e tre grandi amori; la madre, la vicina del piano di sotto e la musica italiana, colonna sonora che accompagnerà gli spettatori per tutto lo spettacolo. Insieme a lui lavorano Michela (Francesca Pausilli), legata sentimentalmente ad Asia (Claudia Ferri), manipolatoria e ambiziosa, e Mirko (Attilio Fontana), ultimo arrivato, coetaneo di Bruno freddo e schivo, costretto a vivere in affitto come uno studente e ad accettare contratti transitori e sostituzioni maternità.
Due uomini e due donne che vivono insieme parti della loro vita – lavorativa o sentimentale -, costretti a stare in contatto più a causa del fato che per scelta. E così li seguiamo per alcuni mesi, sempre in quella stanzetta tra un paziente e l’altro, mentre il lavoro e il privato si fondono. Per quasi tutto il primo tempo a dominare la vicenda è la turbolenta relazione tra Michela e Asia, aspirante padrona di un locale, il Bubble, che le dà più problemi che altro. La comicità stempera la durezza di un rapporto che non si può definire che tossico. Claudia Ferri porta in scena una donna capace di scegliere più per gli altri che per sé stessa, forte fino all’esser troppo, un carattere aiutato dall’abbigliamento e dal trucco, molto più sensuali rispetto alla divisa da infermiera o i leggings con giacchetto di Francesca Pausilli, questa Michela innamorata e consapevole dei problemi, incapace però di reagire.
La relazione è sotto gli occhi dei due colleghi, forse unico punto di contatto tra i due nemici-amici Bruno e Mirko, che vorrebbero mettersi in mezzo ma non sanno come. A cambiare le carte è un evento drammatico, che ci introduce a un secondo tempo in cui, lo capiamo subito, tutto si è fatto più intimo. Se prima i loro rapporti erano “capitati”, si sono trovati colleghi e avevano fatto buon viso a cattivo gioco, questa volta si sono scelti. La scena si sposta nel salotto di casa, l’argomento di discussione non riguarda più pazienti e medicazioni, tutto si fa più intimo, la vita privata ha lasciato spazio a quella pubblica, e tutti sono destinati a rimettere in discussione le loro idee per andare avanti.
Potrebbe essere un film italiano contemporaneo, di quelli che partono da momenti comuni per andare ad analizzare ciò che siamo oltre alle apparenze e alle corazze. Ad aiutarlo l’ottima scenografia, curata tanto nel primo atto quanto nel secondo, senza utilizzo di tecnologie o immaginazione. Un’attenzione ai dettagli che rende ancor più vicini a noi i quattro protagonisti, che vivono la fatica d’esser personaggi realistici. Non è sempre semplice; l’arte richiede spesso la finzione, storie assurde, quasi da sogno. Questa volta, invece, ci troviamo davanti a una vicenda che potrebbe star accadendo ora nell’appartamento accanto al nostro.
Molta cura è andata anche alla caratterizzazione dei singoli personaggi. Dall’infantilismo di Bruno alla forza apparente di Asia, sino all’odio per il mondo di Mirko e alla timidezza di Michela, da cui prima o poi deve uscire, la scrittura di questi quattro protagonisti ce li inserisce in modelli fatti e finiti, riuscendo a dare ad ognuno una storia di vita che trascende il palco. Sono tipi umani, conosciuti e riconoscibili.

Emiliano Reggente e Attilio Fontana
Scavando sotto la superficie di quattro persone qualsiasi Luca Giacomozzi ha portato in scena una storia che sa di commedia sociale, di analisi leggera del mondo in cui viviamo. Alcuni approfonditi a modo, altri appena accennati, i temi tirati in ballo, dall’amore al lutto fino al precariato, portano sul palco tutta l’umanità possibile. Nient’altro che quella, sufficiente e necessaria.
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Ho imparato a sognare – Scritto e diretto da Luca Giacomozzi – Con Attilio Fontana, Claudia Ferri, Emiliano Reggente e Francesca Pausilli Scenografie: Michele Funghi – Costumi: Carlotta De Rossi – Assistente alla regia: Valentina Pastorello – Trucco: Barbara Ninetti – Audio e luci: Stefano Losito – Tecnico di palco: Lorenzo De Marco – Teatro Roma dal 26 febbraio all’8 marzo 2026
Foto di ©Enzo Maniccia





