Edoardo De Angelis porta al cinema il memoir di Antonio Franchini trasformando una cena di Natale in un feroce duello familiare con Vanessa Scalera e Lino Musella.
«Benché da molti sia considerata una bella donna, mia madre puzza». Con questo incipit spiazzante si apre il romanzo-memoir di Antonio Franchini, tanto acclamato quanto discusso, in cui l’autore ripercorre la vita e la morte della madre. Da quelle pagine Edoardo De Angelis ha tratto l’omonimo adattamento cinematografico, presentato lo scorso 9 settembre alla Mostra del Cinema di Venezia. E proprio dall’odore, elemento tanto concreto quanto simbolico, prende le mosse il film: dalle padelle impregnate d’olio in cui Angela frigge con foga le alici neonate, alla parmigiana unta e bruciacchiata, fino agli spaghetti alle vongole preparati con trascuratezza.

Vanessa Scalera e Lino Musella
Tutto in quella cucina governata e abitata da Angela puzza e sa di sporco perché rispecchia l’animo marcio e corrotto di una donna contraddittoria e sfuggente che incarna in maniera emblematica tutti i vizi della Napoli piccolo-borghese del secondo novecento: il qualunquismo, il classismo, il razzismo, l’egoismo, la volgarità e soprattutto un’invidia viscerale che spesso si tramuta in rancore. Il libro non si presta al cinema, dicevano tutti; invece, De Angelis decide di raccontare la figura di questa donna dal carattere impossibile partendo da un astuto quanto rischioso espediente narrativo: comprimere un’intera vita in una Vigilia di Natale. (il film è girato interamente in un interno)
Siamo a Milano e la famiglia di Antonio, curatore editoriale di successo, (ma non scrittore: distinzione che per la madre è una condanna) ospita, non esattamente di buon grado, la madre Angela a casa loro per passare assieme la Vigilia di Natale. Un’apparente e innocua cena di famiglia diventa così un campo di battaglia emotivo, farsesco e violento da cui riaffiorano incomprensioni, rapporti irrisolti e atavici risentimenti. La forma è quella della commedia, il contenuto quello della tragedia.
Tutto ruota attorno ad Angela e la macchina da presa, che come noi viene inspiegabilmente attratta e sedotta da una figura che in realtà sembra solo voler respingere e ripugnare, la segue con una prossimità nervosa e incandescente: ogni suo minimo movimento, ogni suo sguardo feroce pronto a sferzare il prossimo attacco, ogni sigaretta fumata nevroticamente. Ciò risulta congeniale nel riconsegnare al pubblico la più profonda essenza della donna descritta nel libro di Franchini. Vanessa Scalera appare in stato di grazia nei panni di Angela e riesce nell’arduo compito di prestare voce e corpo ad un personaggio vulcanico e dirompente dettando con maestria i toni della narrazione, spesso in over-acting, e alterandoli con altrettanta naturalezza.
Perché se nella prima parte l’opera si rifà alla nobile commedia eduardiana (Natale in casa Cupiello o Parenti Serpenti) e la figura di Angela viene presentata come una maschera napoletana eccessiva, folkloristica e comica, nella seconda il personaggio sprigiona con furore ctonio e sprezzante livore quel magmatico fuoco dentro di sé, appunto, che finisce col travolgere tutto e tutti, senza esclusione di colpi, anche sé stessa. Angela, proprio come la sua Napoli, viene dal fuoco e dalla roccia; Milano è paludosa e fredda. Queste due realtà, a detta sua, sono agli antipodi e non possono incontrarsi, proprio come non riescono a farlo Andrea e la sua famiglia meneghina con lei. Attorno alla tavola imbandita da Angela si dispongono una serie di personaggi ai quali la protagonista, non risparmia battute offensive, volgari e stoccate inopportune. Dietro quel fuoco ardente però si nasconde una profonda infelicità che la donna rigetta e rinfaccia senza pietà.
Il vero duello emotivo e ideologico, però, è quello tra Angela e il figlio Antonio, interpretato da un intenso Lino Musella. Da sempre schiacciato da una madre ingombrante, mortificante e insieme impossibile da ignorare, Antonio ha cercato di sottrarsi alla sua influenza trasferendosi a Milano. Ma la distanza geografica non basta a recidere un legame così profondo: la madre torna a irrompere nella sua vita, riportando con sé vecchie ferite, rancori e tensioni mai risolte.

Musella costruisce con misura un personaggio sospeso tra passività e aggressività, contenimento e desiderio di ribellione. Tutto deflagra nel finale, quando la cena di Natale si trasforma in una vera e propria resa dei conti tra madre e figlio, capace di alternare comicità, amarezza e commozione.
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Il fuoco che ti porti dentro – Regia di Edoardo De Angelis – tratto dall’omonimo libro di Antonio Franchini – Sceneggiatura: Ilaria Macchia, Francesco Piccolo, Edoardo De Angelis – Con: Vanessa Scalera, Lino Musella, Elena Radonichic, Ivana Lotito, Nicole Malaj, Samuele Mazza, Tony Laudadio, Tommaso Ragno, Giovanni Franzoni – Scenografia: Carmine Guarino – Costumi: Massimo Cantini Parrini – Musiche: La Nīna – Fotografia: Vladan Radovic – Produzione: Picomedia Rai Cinema – Presentato alla 83a Mostra del Cinema di Venezia il 9 settembre…..





