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L’anatomia del Male: Stefano Massini seziona il Mein Kampf

Grande debutto al Teatro Argentina di Roma

A distanza di ottant’anni dal tramonto del secondo conflitto mondiale, la decisione della Germania di permettere la diffusione critica del saggio biografico di Adolf Hitler ha aperto la strada a una riflessione necessaria sulla genesi del totalitarismo.

Al Teatro Argentina dal 18 febbraio Stefano Massini con “Mein Kampf” |  Gaiaitaliapuntocom Teatro

Stefano Massini – © Ufficio Stampa

Stefano Massini raccoglie questa sfida intellettuale, trasformando quello che è stato definito il “Vangelo nero” del Novecento in un’indagine teatrale che scava nelle radici dell’odio. Ieri sera il debutto sulla scena romana in un teatro Argentina affollato e attento.

L’allestimento scenico, curato da Paolo Di Benedetto, si distingue per un rigore quasi clinico. Una pedana bianca inclinata spicca nel buio totale della sala, evocando l’immagine di un foglio immacolato su cui la Storia deve ancora essere impressa. In questo spazio, che assume i connotati di un ring metafisico, le parole di Massini colpiscono con la precisione di una lama, analizzando l’ascesa di un uomo che, prima di diventare il volto del male assoluto, fu un giovane pittore reietto e un soldato animato da un profondo risentimento. Niente di critico (in apparenza) né di accademico. Si processa la parola, un libro -il Mein Kampf– pensato come una autobiografia (un romanzo di formazione?) che contiene la genesi della follia autodistruttiva che avrebbe scatenato di lì a un decennio (il libro risale 1924) la follia nazista.

Un tema centrale dell’opera è il rapporto ambivalente con la cultura e i libri. Lo spettacolo si apre ricordando la figura di Erich Emil Kästner, l’autore che fu costretto a vedere la propria immensa biblioteca data alle fiamme dal regime. Questo contrasto è reso tangibile da una pioggia simbolica di volumi e frammenti di vetro che invadono la scena, richiamando alla mente la furia distruttrice dei roghi nazisti e la Notte dei Cristalli.

Massini evidenzia come il Terzo Reich non sia stato solo violenza fisica, ma anche una sistematica manipolazione del pensiero filosofico. Dalle teorie di Nietzsche, stravolte per compiacere l’ideologia ariana, al pessimismo di Schopenhauer piegato all’irrazionalità, il nazismo ha saputo codificare un linguaggio capace di catturare la fiducia di un’intera nazione attraverso la seduzione della parola.

Complimenti alla scrittura e all’intento didattico dello spettacolo per la capacità di smuovere le coscienze, come del resto è apparso manifesto dal pubblico che ha riservato applausi a non finire. Anche la regia merita un plauso per aver evitato macchiette o imitazioni didascaliche del dittatore, mantenendo un tono civile e antropologico.

Stefano Massini – © Ufficio Stampa

L’impeto di Massini è indiscutibile e se lo avete visto nelle vesti televisive dimenticatelo! Nell’interpretazione di grande tensione emotiva, l’attore ha rievocato il volto di uno degli uomini più temuti nella storia contemporanea, l’Innominato del romanzo drammatico dell’Uomo tanto da assumerne i tratti fisici e vocali oltre a immedesimarsi nel carattere assertivo del personaggio in questione.

In definitiva, lo spettacolo si configura come un esercizio di memoria attiva, una lastra deformante in cui specchiarsi per riconoscere, oggi come ieri, i meccanismi che generano l’intolleranza verso il diverso.

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Mein Kampf tratto dal romanzo di Adolf Hitler – Uno spettacolo di e con Stefano Massini – Scene Paolo Di Benedetto – Luci Manuel Frenda – Costumi Micol Joanka Medda – Ambienti sonori Andrea Baggio – Foto Filippo Manzini – Produzione Teatro Stabile di Bolzano, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa in collaborazione con Fondazione Teatro della Toscana – Dal 18 febbraio al 01 marzo al Teatro Argentina di Roma.

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