Il creatore delle quattro tartarughe più famose del mondo presenzia a LCG per parlare del suo lavoro di autore indipendente e dell’industria del fumetto americano.
La prima giornata di Lucca Comics & Games ha già visto la presenza di numerosi artisti del fumetto. Tra questi, per la prima volta nella città toscana, il co-creatore del fenomeno globale Teenage Mutant Ninja Turtles Kevin Eastman.
Le prime battute del panel che vede protagonista l’artista americano toccano inevitabilmente la genesi del fumetto che ha dato vita alle quattro tartarughe dai nomi dei pittori rinascimentali, nate dalla passione di Eastman e Peter Laird per i fumetti di supereroi, in particolare le creazioni del “re” Jack Kirby, e il desiderio di raccontare una loro storia nell’ambito.
Eastman, grande fan di Bruce Lee, pensò a quale sarebbe stato l’animale più assurdo da associare al rapidissimo campione di arti marziali, e realizzò il primo ben noto prototipo delle Ninja Turtles, dicendo scherzosamente all’amico che quello sarebbe stato “the next big thing”. Le tremila copie stampate del primo numero esaurirono sorprendentemente in due settimane e oltre a dover ricorrere a una ristampa, il pubblico chiedeva un secondo numero.
La sede dello studio da loro fondato Mirage Studio era una casa che cadeva a pezzi e sarebbe probabilmente dovuta essere già demolita anni prima, ma con i soldi guadagnati con quei primi numeri riuscirono a pagare l’affitto. Per loro era veramente il sogno che diveniva realtà.
Ed eccolo qui Eastman. Quarant’anni dopo, ospite di uno dei più importanti festival del fumetto al mondo, dopo aver appena festeggiato (nel 2024) il quarantesimo anniversario della sua opera. Quella buffa tartaruga con una bandana sugli occhi, ispirata a Bruce Lee e ai fumetti di supereroi che dominavano il mercato editoriale statunitense fu davvero “the next big thing”.
Parlando di piccole curiosità, l’autore spiega che non ha una tartaruga preferita tra le quattro, ma se fosse proprio costretto a sceglierne una sarebbe Michelangelo proprio perché si tratta del primogenito, la prima ad essere stata realizzata. Inoltre rivela che originariamente no era così certo che Donatello avrebbe avuto quel nome, ma si trovava indeciso nella scelta onomastica tra Bernini e quello che poi sarebbe diventato il nome della tartaruga dalla bandana viola.
A proposito di licensing, invece, un capitolo significativo nella storia delle tartarughe visto il fenomeno globale che sono state e l’impero finanziario che hanno permesso di costruire tra giocattoli, merchandise e tutti i differenti media in cui sono state adattate, Kevin racconta che quando lui e Peter iniziarono a muovere i primi passi nell’ambito della commercializzazione della loro proprietà intellettuale erano molto naive, ma, vedendo quello che era successo al loro idolo Jack Kirby, creatore della maggior parte dei più noti personaggi dei fumetti editi Marvel Comics ma senza averne mai mantenuto i diritti, furono furbi abbastanza da preoccuparsi di questioni come copyright e trademark per proteggere il possesso e i diritti di sfruttamento della loro creazione. Così, quando avviarono le trattative per la produzione di giocattoli e per il licensing furono irremovibili nella richiesta di avere il controllo finale nell’approvazione dei prodotti realizzati. All’inizio gli operatori dell’industria risero loro in faccia dicendo che non potevano farlo, eppure (ancora una volta) eccoci quarant’anni dopo alla fiera del fumetto lucchese. In qualcosa, dice Eastman, la loro naivette li ha aiutati.
Spiega poi che la sua incarnazione preferita delle tartarughe, al di fuori dei fumetti da lui realizzati è quella del film del 1990, Teenage Mutant Ninja Turtles, perché mantiene quello spirito più maturo rivolto a un pubblico adulto, con cui il fumetto voleva distaccarsi dalla produzione indirizzata ai bambini.
A proposito di questo argomento un po’ spinoso, Kevin racconta che Jim Henson, noto creatore di show di pupazzi come The Muppet Show e Sesame Street, fu invitato a partecipare al film creando i costumi delle tartarughe dall’amico Steve Barron, regista del film, ma inizialmente rifiutò poiché lo riteneva troppo violento. Leggendo la sceneggiatura però, ne riconobbe il valore e acconsentì a partecipare, realizzando quei meravigliosi costumi completi di maschere animatroniche che furono un vero shock per Eastman quando si recò per la prima volta sul set e li vide dal vivo.
A proposito invece della storia che ha rappresentato il suo trionfale ritorno nel fumetto delle TMNT, The Last Ronin, spiega che l’idea era nata già nel 1987 con un arco narrativo molto lungo ambientato trent’anni nel futuro che avrebbe marcato la fine delle tartarughe ninja. Dato il grande successo della serie però, dovettero accantonare l’idea. Nel 2011, tornati al timone della serie regolare, quando il centesimo numero si avvicinava approcciarono Nickelodeon (compagnia al momento detentrice dei diritti di sfruttamento) rispolverando il progetto, ma ancora una volta esigendo il pieno controllo. Come si suol dire, “il resto è storia” e la risposta del pubblico è stata incredibile.
Memore della sua esperienza con TMNT, Eastman si prodigò anche per creare una casa editrice che desse l’opportunità ad altri autori di pubblicare in maniera indipendente i propri lavori, senza l’interferenza creativa o legale dei grandi editori. Tundra Publishing fa parte di un movimento più grande di produzione indipendente e di grande fermento creativo dei primi anni Novanta che dette a molti autori la possibilità di pubblicare i propri lavori e mantenerne la proprietà. La casa editrice da lui fondata ha pubblicato storie di autori del calibro di Alan Moore e Bill Sinkiewicz, e perfino la prima versione de Il Corvo, personaggio di cui James O’Barr detiene tutt’oggi ancora la proprietà.
Eastman è stato anche editore e proprietario di Heavy Metal, versione statunitense della rivista francese Métal Hurlant, che proponeva nel nuovo continente i lavori di grandi autori europei caratterizzati da un blend di fantascienza, erotismo e dark fantasy. È qui che ha conosciuto autori come Milo Manara, Mœbius, Tanino Liberatore, Alejandro Jodorowsky. Artisti che per lui sono stati una vera influenza. E su questa rivista ha inoltre collaborato con Simon Bisley, che ritiene il più grande artista “naturale” che abbia conosciuto per la facilità con cui i disegni escono dalla sua matita.
Non manca l’amore per la contaminazione tra fumetto occidentale e orientale, essendo Eastman un fan di manga e anime. Il suo lavoro deve molto a Frank Miller con il suo ciclo di storie di Daredevil o Ronin (a sua volta influenzato dal celeberrimo Lone Wolf and Cub) e con le tartarughe ninja sono arrivati a loro volta a realizzare dei crossover con Ghostbusters, Naruto e altri. Ma se c’è una collaborazione che vorrebbe vedere realizzata è quella tra le Ninja Turtles e Daredevil (il personaggio da cui maggiormente hanno tratto per creare le tartarughe) e vorrebbe essere proprio lui a disegnarlo.
Infine, a proposito dello stato dell’industria e la possibilità per gli artisti di mantenere i diritti sulle proprie opere, ricorda che oggi la situazione è diversa per gli autori che desiderano realizzare i propri progetti in maniera indipendente. All’epoca dell’uscita del primo numero di TMNT tutto avveniva in un contesto ristretto e la diffusione di un nuovo fumetto andava con il passaparola. Oggi, grazie a internet, artisti e autori possono entrare facilmente in contatto per trovare il giusto partner per un progetto e proteggere la proprietà e il copyright del proprio lavoro avendo allo stesso tempo l’opportunità di diffonderlo globalmente attraverso la rete.





