di Tonino Pinto *

 

Il mondo del cinema lo definì’ il nuovo Marlon Brando di Hollywood, il bel Marlon,  re scamiciato di quel film “Fronte del Porto” che segnò il primo tempo di un cinema americano che aveva voglia di uscire dai lustrini in bianco e nero. Lui, giovanissimo, altezza normale, viso attraente, arricchito dagli occhiali tondi da vista, diventò protagonista di “Gioventù Bruciata”, un film ed un protagonista che a metà degli anni cinquanta divennero simboli di una generazione che lo amò attraverso pochi film, ma che film! “Splendore nell’erba” e “Il Gigante” che interpretò al fianco di Elizabeth Taylor e Rock Hudson. Novant’anni fa nasceva James Dean, mito del ribelle senza causa, il ragazzo che da Marion, piccolo centro agricolo dello Stato dell’Indiana, sarebbe diventata la meteora più’ luminosa di Hollywood, l’eterna icona della ribellione giovanile.

Tre film in soli quindici mesi e una morte improvvisa, il 30 settembre del 1955 a soli ventiquattro anni sulla sua Porsche 550 spyder a Paso Robles schiantandosi contro un albero mentre si recava a Salinas  in California per partecipare a una gara automobilistica negli studi cinematografici della Warner Bros mentre a Burbank, si stavano girando le ultime scene finali de  “Il Gigante”, il suo ultimo film.

Anche James Dean, come Montgomery Clift, Paul Newman e lo stesso Marlon Brando venivano dall’ Actor’s Studio di New York diretto da Lee Strasberg, mettendo subito in evidenza, una tecnica recitativa arricchita dall’abile modulazione della voce, soprattutto nei toni e la sicura aderenza ai personaggi. Dean, debuttò a Broadway, dove si fece notare dalla critica, sostenendo ruoli che si adattavano perfettamente alla sua personalità come nella pièce “See the Jaguar”, nel ruolo di un’adolescente soffocato da una madre possessiva. Dal teatro alla televisione e poi ad Hollywood, con un contratto in esclusiva con la Warner Bros e nel 1955 il grande regista Elia Kazan lo scelse come protagonista del film “La Valle dell’Eden”.  Fu l’inizio di una breve e leggendaria carriera che lo vide ancora ai vertici della popolarità’; Arnold Schwarzenegger da Governatore della California fece collocare per la gioia di fans e turisti un busto in bronzo dorato di James Dean proprio davanti all’ingresso dello storico Osservatorio a Los Angeles, dove furono girate in esterni alcune scene del film “Gioventù bruciata” e “La valle dell’Eden”.

James Dean mi disse a Berlino in un’intervista Elia Kazan, si identificò subito con il personaggio di Cal Trask della “Valle dell’Eden”, un figlio ribelle che cerca di compiacere un padre che non lo comprende, perfetto nell’esprimere sullo schermo la profonda solitudine e le fragilità’ nascoste dietro una maschera di sfrontatezza”. I successi planetari di “Gioventù Bruciata” e della “Valle dell’Eden” furono immediati e travolgenti. Molti giovani si identificarono in James Dean e lui ottenne subito anche la nomination per l’Oscar e la consacrazione anche per “Gioventù bruciata” che fu diretto da Nicolas Ray, che lo scelse per il ruolo di  Jim Stark, un giovane frustrato in conflitto con i genitori con problemi di alcolismo. Un ruolo che inizialmente la Warner avrebbe voluto affidare proprio a Marlon Brando mentre al suo fianco venne scelta  una giovanissima e smagliante Natale Wood.

In quel periodo Dean, conobbe la giovane attrice italiana Anna Maria Pierangeli reduce dal successo internazionale di “Domani e troppo tardi”, diretta da Leonida Moguy. Nel film si conobbero sui set dei rispettivi film. Lei girava con Paul Newman Il calice d’argento”. Fu amore a prima vista ma durò poco, perché la Pierangeli finì per sposare prima il cantante Vick Damone e successivamente il direttore d’orchestra Armando Trovaioli. ”Pierangeli e Dean” scrissero le cronache dell’epoca: ”Erano troppo simili per non  riconoscersi le fragilità’ dell’uno che risuonavano in quelle dell’altra”.

L’ultimo film del ragazzo dell’Indiana fu “Il gigante”, Dean avrebbe dovuto rigirare l’ultima sequenza e la Warner fu costretta a usare una controfigura ripresa in campo lungo. Il film diretto da George Stevens vede James nei panni di Jett Rink , allevatore texano che scopre il petrolio nel suo terreno; forse quel film a mio parere è stata la prova più’ impegnativa dell’attore. ”Bisogna vivere in fretta, la morte viene presto”, quasi una battuta profetica. Un mito fatto di coscienza e incoscienza, amore e violenza,  il rifiuto di ogni speranza, l’innocenza e l’esibizionismo di un giovane che sullo schermo come nella sua breve vita era alla ricerca malgrado il successo, della propria identità.

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

 

 

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