di Tonino Pinto*

 

Quando lo guardi da vicino con quei capelli bianchi che gli incorniciano il viso pensando al finto generale di “Quella sporca dozzina” che passa in rassegna un plotone di burocratizzati marines durante la guerra di Corea o nel ruolo esilarante di Capitan Falco cardiochirurgo dei marines compagno di 1000 avventure con Eliot Gould nel film “M*A*S*H” di Robert Altman, oppure nell’odioso personaggio nei panni in “Novecento” di Bertolucci di un fattore fascista e assassino a fianco di Robert De Niro e Gérard Depardieu non sai in tutta sincerità se ridere o piangere.

Poi appena ti sorride comodamente seduto su una poltrona sulla terrazza dell’hotel Cipriani a Venezia, con quegli occhi pieni di tristezza e di ironia, allora ti rendi conto che si è proprio lui Donald Sutherland, come in un disegno regalatomi dal regista che custodisco gelosamente nel mio studio, che rappresenta proprio la faccia di Casanova, il famoso film di Federico Fellini con Donald Sutherland. Ma ne parleremo dopo.

E gli chiedo: “Venezia ti accoglie sempre con un raggio di sole” e lui mi risponde:”Ho girato a Venezia alcune scene di quel capolavoro che fu il Casanova di Fellini”. “Io e mia moglie siamo da sempre innamorati di Venezia, come si fa a non esserlo”. “C’è stato un momento che c’eravamo decisi a comprare perfino un piccolo appartamento che affacciava sulle calli, ma i prezzi sono proibitivi”. “Lo erano allora, penso che lo saranno anche adesso”. “Ho letto da qualche parte che anche Woody Allen dopo avere girato un film voleva fare lo stesso”.  

“Senti Donald hai girato e recitato per grandi autori come Robert Altman, Bernardo Bertolucci, Giuseppe Tornatore, Oliver Stone, Clint Eastwood, Robert Redford entrambi come registi quest’ultimi due”.  “Come è  stato girare con Federico Fellini?” “Non è stata certamente una vacanza e nemmeno una passeggiata, ma è stata una grande esperienza che ha arricchito la mia vita di attore”.  ”Fellini aveva disegnato il film sulla mia faccia, quella di un Casanova al tramonto ossessionato dall’età e dagli acciacchi, all’ombra di una fama di grande amatore”.

“La chiave di lettura di tutto il film è quella faccia di Casanova disegnato da Fellini, per ottenere la quale pretendeva il massimo della mia duttilità tutti i giorni per tutta la durata delle riprese vi sottoporremo ad un trucco che sei del mattino durava per 3-4 ore se non 5, ma tornerei a farlo subito ora”.  “Fellini, disse un grande regista come Sir Richard Attenborough, credo di averlo letto proprio in uno dei tuoi documentari è in cima all’Everest, tutti gli altri sono a valle”.  Gli chiedo: “Una carriera straordinaria cominciata all’ombra del cupolone, tanto cinema, ma anche tanto teatro anche come produttore di serie televisive. “Pensare che tutto è cominciato a Roma a Cinecittà, la Hollywood sul Tevere, come si diceva, come il tuo amico Clint Eastwood più di 50 anni fa”.  “Era esattamente il 1964 amico mio, non avevo neanche 30 anni, ero giovane, innamorato di Roma, dell’Italia, della cucina italiana, pochi soldi ma innamorato della vita e soprattutto del cinema.  “Il mio primo film che segnò il mio debutto nel cinema come attore, fu “Il castello dei morti vivi” diretto da Luciano Ricci e Lorenzo Sabatini che però pensa nei titoli sui manifesti, per favorire allora le vendite all’estero si usava questo trucchetto, si firmavano Herbert Wise mi pare e Warren Kiefer, pensa tu”.

“Mi ricordo che il direttore della fotografia era Aldo Tonti che poi fece anche lui una carriera fantastica, le musiche del grande Francesco Lavagnino”. “Con me nel cast c’erano anche loro all’inizio della carriera un giovanissimo Christopher Lee e Philippe Leroy, un classico B Movie come furono definiti adesso questi film a basso costo, riscattati recentemente per fortuna da Quentin Tarantino come cult movie”. Un critico americano gli chiedo su di te ha scritto:  “Eccentrico, dal volto ovale e inconfondibile, ha saputo passare da piccoli film alle grandi  opere d’autore e a riprova della sua grandissima versatilità capace di saltare senza problemi dà film  impegnati a grandi Blockbuster ti ritrovi”? “Nonostante l’età credo di avere conservato qualcosa ma giusto qualcosa.  Appartengo alla stessa generazione di Tommy Lee Jones e Clint Eastwood con i quali abbiamo fatto “Space Cowboy” pochi anni fa, un’avventura nello spazio di tre astronauti schizzati che però salvano il mondo. Però una delle ultime avventure nel cinema l’ho vissuta ancora una volta in Italia, sul set di “Piazza delle cinque lune”, un film sul caso Moro del giovane Renzo Martinelli”. “Caro Donald gli chiedo tanti film, tanti premi, finalmente anche tanti soldi spero e soprattutto tre mogli e cinque figli, due dei quali hanno seguito con successo le tue orme” . “I figli, i figli diceva  Kirk Douglas mi pare, per un attore sono la cartina di tornasole della propria esistenza.  Sono stato fortunato”.

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

 

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