di Andrea Cavazzini

 

 

“Uomini di Tortuga”  è una black comedy di Jason Wells, messo in scena il fine settimana appena concluso al Teatro Euclide con successo da un gruppo di coraggiosi attori , che hanno avuto la felice intuizione di scovare un testo che rappresenta un’inquietante parabola sul potere e sulla natura umana. Un’ora e mezza di  battute rapide e intriganti all’interno  una storia che mette in luce le misteriose macchinazioni di tre stolti colleghi di un’affermata azienda, che hanno ingaggiato un killer sociopatico per assassinare un rivale in affari in occasione di un imminente  riunione tra alti vertici. L’assassinio come strategia aziendale.  Non è dato sapere che attività svolgano questi uomini, ne le reali motivazioni che li spingono a tale scelta. Ma si sa che per loro è diventata una questione di vita o di morte.

Il sipario si apre nella sala riunioni di un grattacielo dove tre uomini tramano l’assassinio del loro nemico dall’identità sconosciuta, con l’aiuto  di un  sicario esperto in tecniche militari  che sarà responsabile di mettere in atto i loro piani proponendo  metodi di distruzione crescenti .E fa una certa impressione sentire disquisire di colpi di fucile con traiettorie modificate dai vetri rinforzati,  prodotti chimici, missili e come azione di ripiego, tagliare la giugulare al malcapitato con una valigetta truccata stile James Bond. come se si fosse ad una riunione di condominio noncuranti di poter coinvolgere degli innocenti.

“Qual è il costo di ogni vita, rispetto alla ricompensa del successo?” chiede il glaciale killer Taggart, senza alcuna emozione chiedendosi  se a loro importa che altre persone innocenti probabilmente moriranno. La vita e la morte in fondo sono per lui la stessa cosa.

E per essere sicuri dell’esito positivo dell’azione, il più anziano dei tre, il cupo amministratore delegato Kit  Maxwell si offre di partecipare personalmente alla riunione e sparare alla vittima designata, anche se ciò significa sacrificarsi in prima persona.

Un umorismo nero tra riflessioni e satira che sconfina nel paradosso,  tutto giocato con una serietà inquietante , ma che fa orrore seguendo le personalità dei protagonisti.

Il testo di  Wells traccia abilmente una logica che porta il plot della storia verso una deriva scivolosa. Le sicure morti collaterali di persone innocenti apriranno un secondo fronte quando Kit incontra uno dei partecipanti all’incontro, l’ idealista Max Fletcher, che promuove un compromesso  di quattrocento pagine che nessuno leggerà, che forse salverà la società regalando qualche concessione  al nemico ma che costringerà a sacrificare Fletcher stesso. Troppe persone iniziano ad essere a conoscenza del piano.

Grazie all’ottima regia di Luca Avallone i cinque membri del cast a partire da  Alessio Chiodini  nei panni del sicario dalle inclinazioni pulp le cui pacate descrizioni delle tecniche omicide sono piuttosto agghiaccianti ma anche Paolo Casiddu, Lorenzo Farina, Raffaele Pezzulli e  Raffaele De Vita  fanno un ottimo lavoro sulle personalità dei personaggi riuscendo a dare quella giusta e misurata connotazione farsesca che colora di giusta tensione questo avvincente thriller che merita di avere una seconda vita a Roma.

 

 

 

 

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