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Una storia di periferia, tra abbandono, speranza e riscatto

Mamma Roma porta al parco della Torre di Tor Marancia il racconto delle periferie, quei luoghi cui la vita non è (quasi) mai una scelta libera, e il mondo chiude gli occhi.

Nella vita bisognerebbe partire tutti dal livello zero, nascere e avere le stesse opportunità. Un sogno utopico, distrutto dalla realtà di un mondo in cui il dove nasci conta, spesso, più di quanto farai nella vita. Sembra partire da questa recensione Mamma Roma, lo spettacolo che Fabio Morgan ha portato al parco della Torre di Tor Marancia lo scorso 12 luglio, secondo della trilogia Un giorno tutto questo niente sarà tuo, del Progetto Goldstein. Da mesi in giro per le piazze di Roma, in quei quartieri di periferia che racconta come Pasolini, da cui riprende il nome della pièce, per raccontare le vite quasi al margine di chi è nato lontano dal centro e dalle sue possibilità.

Storie di ragazzi che rischiano di perdersi, ma soprattutto storie di adulti che si sono persi, che del niente da cui erano circondati si sono fatti padroni, preferendo la propria legge a quella di uno Stato che non hanno mai visto, se non forse negli occhi delle forze dell’ordine. 

Il quartiere – Torrevecchia – diventa città. Di più, diventa mondo, con le sue regole e le sue gerarchie, con la consapevolezza che qui i soldi si fanno spacciando, e che provare a cambiare le cose è una follia per pochi pazzi romantici. Una folle come Laura (Elena Giovanardi), che vuole creare un centro di aggregazione per ragazzi, un posto che tenga lontano dalla strada il suo piccolo Ettore (Claudio Grisogoni), che a lungo cresce da sola dopo l’addio der Puntina (Emiliano Morana), troppo giovane per farsi padre, lui che il bambino non lo portava dentro e dunque poteva scappare. 


Come Ettore c’è l’amico Samuel (Nicola Donati) e tanti come loro, che di colpo rischiano di passare da bambini ad adulti, trasportati in una vita dove l’unica regola è sopravvivere e far soldi, costi quel che costi. Intorno a lei c’è chi la ama, il compagno Cesare (Riccardo Viola), romantico, forse a suo modo un po’ bohème, che dal quartiere è dovuto scappare quando il padre ha smesso di fare il padre, la suocera Stefania (Sarah Nicolucci) e l’amica Francesca (Francesca Pausilli), verace donna romana dalla cadenza inconfondibile, madre di Samuel e compagna der Tapparella (Ariele Vincenti), altro padre assente, tema che ritorna in una narrazione in cui le donne sono madri, padri e Stato. Su di loro grava il peso delle assenze, del vuoto intorno alla periferia. Non c’è un muro fisico a dividerla dal resto del mondo, ma tutto quel vuoto ci appare impercorribile. 

Le donne, gli uomini. Gargamella (Daniele Miglio), ingenuo e fragile, che nel quartiere fa attraversa la sua vita, a metà tra chi vorrebbe sfruttarlo e chi vuole aiutarlo, legato profondamente alla piccola Aurora (Sara Russo), l’infanzia pura che ancora si può salvare, forse. L’ultima possibilità perché la legge vinca sulle regole del quartiere, finché la violenza non tenta di metter fine anche a quella.

In questo clima di borgata emergono in fretta anche le figure negative, a cominciare da Accattone (Diego Migeni), caporione che non vorrebbe più sentirsi chiamare così, uomo senza famiglia perché nel peggiore dei modi ha abdicato alla sua, nemico di chiunque offra una mano a quei ragazzi al margine. Perché salvare un adolescente che può diventare spacciatore, criminale, manovalanza del potere di quartiere? Perché puntare sulla scuola, sullo studio che produce legalissimi disoccupati?

Quella verso il personaggio di Accattone – ora lontano dal suo omonimo pasoliniano – è una rabbia che lo spettatore sente viva, e che Migeni fa di tutto per alimentare. Il modo, i toni, la paura nelle voci dei ragazzi che devono obbedirgli. La recitazione funziona, funziona così bene che serve solo un piccolo sforzo per immaginarsi davvero nascosti dietro a un muro ad ascoltare un criminale che dà ordini. 

E proprio in questo clima di odio verso il personaggio più violento dell’opera ci viene spontanea una domanda: ma qualcuno ha mai provato a salvarlo, Accattone? Per lui c’è stata una Laura, un centro di aggregazione, una chitarra, un pomeriggio sui libri? Questi uomini che non vogliono salvare i ragazzi sono a loro volta ragazzi mai salvati? 

Dove si può mettere un confine? In che punto si può dire basta, tagliamo i fili, iniziamo una vita nuova? D’altra parte, è questo il sogno di Laura, che nel quartiere è rimasta perché il male si può sconfiggere e non bisogna attendere che siano altri a farlo per noi. Anche correndo il rischio che la vita pretenda il suo conto. 

Il viaggio di Mamma Roma nella periferia è un crescendo, svela poco a poco cosa sia il mondo tra i palazzoni venuti su perché cresceva la popolazione ma poi ignorati perché “troppo lontani” da chi conta davvero. Chiede ascolto, chiede riflessione, chiede uno spazio in un universo più giusto, dove nascere sia venire al mondo e basta, senza condanne. Parlare, camminare, studiare, muoversi e poter dire “ci sono anche io, guardami. Salvami, o mi salverà la strada, ma a modo suo”. 

Dice qualcuno che Roma finisce dentro il raccordo, ma già superate le stazioni della metropolitana che parlano del centro sembra di entrare in un altro universo.  Alieni in casa propria, corpi estranei in attesa di incontrare una Laura prima di un Accattone, speranzosi d’esser visti prima di dover far notare scegliendo per sé. 

Mamma Roma dovrebbe trovare spazio in Campidoglio, in Parlamento, nelle stanze di chi pensa ai decreti Caivano dopo, non prima, provando a riparare senza mai tentare di prevenire.  Nessuno nasce condannato, se tutti facciamo la nostra parte. Ma siamo disposti a farla?

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Mamma Roma – Drammaturgia e direzione artistica: Fabio Morgan  – Con: Elena Giovanardi, Diego Migeni, Daniele Miglio, Sarah Nicolucci, Francesca Pausilli, Ariele Vincenti, Riccardo Viola, Emiliano Morana – Con la partecipazione di: Nicola Donati, Claudio Grisogoni, Sara Russo – Regia: Ariele Vincenti e Fabio Morgan – Aiuto regia: Emiliano Morana – Costumi: Giovanni Schiera – Assistente costumista: Sara Mastaglia – Produzione: Progetto Goldstein – Con il sostegno e il patrocinio di Roma Capitale In collaborazione con il Comitato di Quartiere di Torrevecchia e Primavalle – Con il patrocinio di ATER Roma – L’attività di Progetto Goldstein è sostenuta dal Ministero della Cultura – Parco della Torre di Tor Marancia, 29 – 12 luglio 2026

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