di Tonino Pinto *

 

Il suo nobile nome per esteso era Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis, principe di Bisanzio titolo che gli derivò dall’adozione nel 1933 da parte del Marchese Francesco Maria Gagliardi Focas di Tertiveri. Per tutti semplicemente TotòSignori si nasce” diceva il titolo di un suo celebre film ”e  io lo nacqui”. “Tengo molto al mio titolo“, amava ricordare, “anche se con l’Altezza Imperiale non ci ho fatto nemmeno un uovo al tegamino mentre con il mio Totò’ ci mangio dall’età di vent’anni”.

Nato a Napoli nel popolare quartiere della Sanità’ nel 1898, la sua scomparsa avvenne a Roma nel 1967, cinquantaquattro anni fa, nella sua bellissima casa nell’elegante quartiere Parioli, ed oggi tutto l’universo cinematografico, ma anche teatrale italiano lo ricorda e con lui, Principe nella vita e Principe della “risata”, ricordiamo una vita, una carriera e un nome d’arte che ancora oggi è una leggenda.

Si diploma al liceo classico ed esordisce a Napoli nel 1917 in piccole compagnie teatrali che si rifanno alla commedia dell’arte napoletana, in seguito lavora nel varietà come macchiettista e mimo, affermandosi negli anni venti come uno dei migliori fantasisti italiani. Bombetta logora, il tight troppo largo, i calzini colorati che spuntano dai pantaloni nella seconda metà’ degli anni venti, Totò inizio a muovere i primi passi nel teatro dialettale con la Compagnia del Teatro Nuovo di Napoli e successivamente nella “Rivista Musicale” con la compagnia “Maresca”, all’epoca una delle più’ popolari per poi dare vita  in seguito ad una Compagnia tutta sua.

”Io detesto i capi e odio le dittature”” ricordava Totò, tartassato dalla censura fascista e anche da quella cinematografica nel dopoguerra. “Durante la guerra, rischiai guai seri, perché’ in teatro feci una feroce parodia di Hitler e mettere in ridicolo era l’unico mezzo a mia disposizione (anche Rascel con la rivista “È arrivata la bufera”) per contestare quel mostro.

Nel 1937 “Fermo con le mani” è il titolo del suo primo film che segnò il debutto di Totò’ sullo schermo a cui seguirono altri novantasei  titoli fra i quali “Animali pazzi” di  Bragaglia e”San Giovanni decollato” di Amleto Palermi.  Nel 1940 ottenne uno strepitoso successo con il teatro di rivista in coppia con Anna Magnani grazie alla regia di Michele Galdieri  con: “Orlando  Curioso” e “Che ti sei messo in testa”. Nel 1947 “I due Orfanelli” di Mattoli, un successo che segnò anche l’inizio di una carriera cinematografica destinata alla storia.

Il pubblico italiano lo ama, le donne pure, la sua relazione con la soubrette Liliana Castagnola riempì i giornali dell’epoca mentre la critica cinematografica lo stroncava. Nel 1950 Totò’ abbandona la rivista con Wanda Osiris, Macario, Carlo Dapporto, Rascel grazie alla quale era diventato grande protagonista, per dedicarsi completamente al cinema. Tanti film milionari come “Fifa e Arena”, ”Totò le Moko’”, ”L’Imperatore di Capri”, ”Totò’ a casa” diretto da Steno e Monicelli,fino al debutto con il primo film a colori italiano prodotto da Dino De Laurentiis e Carlo Ponti,Totò’ a Colori” a cui seguirono “Siamo uomini o caporali” per la prima volta in coppia con Peppino  De Filippo .

Quando facevamo  teatro nei piccoli paesini con quelle compagnie scavalca montagne” disse una volta Eduardo De Filippo. “Ci incontravamo spesso nei camerini senza riscaldamento; soffrivo di reumatismi alle braccia e Totò’ mi faceva le pezze calde col ferro da stiro; un amico e un grande attore”.

Nel 1956 Totò tornò per l’ultima volta in scena con lo spettacolo “A prescindere”. mi raccontò’ Pietro Garinei con Enzo Giovannini fondatori della rivista musicale e patron del teatro Sistina di Roma. ”Quella sera ad applaudirlo venne  tutto il mondo dello spettacolo e della cultura”.

E il cinema non solo non dimenticò Totò, ma ancora oggi ad oltre mezzo secolo dalla scomparsa, come accade per i grandi della comicità’ come Chaplin, Laurel ed Hardy, i suoi film in televisione sono dei veri blockbuster e alla faccia di certa critica, quei film sono oggi più’ che mai dei cult -movie. Rimasta nella storia del cinema italiano la scena con il “ghisa” in Piazza Duomo a Milano in ”Totò, Peppino e la malafemmina” con la celebre battuta “Noio…volevam…volevàn savoir..l’indiriss…ja..”

Sul set mi raccontava il produttore Dino De Laurentiis, grande amico di Totò, il più delle volte non seguiva il copione, inventava, come nella tradizione dei vecchi comici della commedia dell’arte e naturalmente lo faceva da grande attore quale era”. Veniva l’estate a passare qualche giorno di vacanza a Capri”, raccontava sempre De Laurentiis, non usciva quasi mai con la sua compagna e si fermava a prendere il sole sulla terrazza. Un giorno lo andai a trovare e lo trovai sulla terrazza che scrutava il cielo e il panorama con un potente cannocchiale astronomico.  Gli feci notare che con il sole, le stelle non si vedevano e lui sorridendomi mi rispose: “Ma quali stelle sto guardando in piazzetta tutti i fondo schiena delle ragazze”.

La vivacità espressiva, l’immediatezza della recitazione e la straordinaria capacità dei movimenti continuano a sedurre anche le nuove generazioni che scoprono i suoi film. Solo alla fine degli anni cinquanta il così detto cinema autoriale scopre veramente Totò’. Primo fra tutti il produttore Alfredo Bini e il regista Pier Paolo Pasolini che lo vogliono protagonista di ”Uccellacci e Uccellini” e ancor prima in vari ruoli, da sottoproletario a piccolo borghese. Un vero e proprio spartiacque tra il primo Totò legato al varietà con la sua comicità macchiettistica ad un’artista profondamente diverso e  pieno di grazia.

Totò’ si impose anche alla critica con capolavori come “Napoli Milionaria” diretto dall’amico Eduardo De Filippo, Totò’, guardia e ladri” di Steno e Monicelli con la sceneggiatura firmata da Brancati, ”Dov’è la libertà’” di Roberto Rossellini, ”L’Oro di Napoli” di Vittorio De Sica, ”I Soliti Ignoti” di Mario Monicelli, “Arrangiatevi” di Mauro Bolognini e nel 1960 il ritorno dopo i tanti successi in teatro  e al cinema con la sua grande amica Anna Magnani con la quale fece “Risate di gioia” ancora diretto da Mario Monicelli. Il suo ultimo film da protagonista, ormai quasi cieco fu in un episodio di “Capriccio all’italiana”.

”Totò” scrisse un noto critico, “ha dato vita a personaggi di grande umanità’, tragici insieme poetici. Comico  inimitabile, poeta, compositore di canzoni celebri come i suoi film, sempre legato alla tradizione popolare. Il suo spirito grottesco distorce, deforma, reinterpreta ogni comportamento, ogni moda, ogni metodo di pensiero, nuovo Pulcinella affamato e ribelle, insuperabile nell’arte di arrangiarsi. La sua intera opera è stata oggetto di una totale rivalutazione critica dovuta in gran parte alla sensibile analisi di Goffredo Fofi, Franca Faldini e della figlia Liliana De Curtis.

Uno dei suoi libri di poesie “A livella” e fra le tante canzoni ancora oggi “Malafemmina” sono diventate dei classici senza tempo. Nel 1965 conobbe un giovane attore al teatro Jovinelli di Roma che gli chiedeva consigli, il suo nome d’arte era Lino Zagaria. Totò gli consigliò di cambiarlo, così nacque Lino Banfi. ”Non è una cosa facile fare il comico “ disse in un’intervista, ”fare il drammatico è più facile, il comico no”. Intervistato al telegiornale nel giorno della sua morte, Nino Manfredi commentando la scomparsa di Totò’ disse: ”E’ morta l’ultima delle grandi maschere della commedia dell’arte” e nonostante Totò avesse sempre espresso il desiderio di avere un funerale semplice, ne ebbe addirittura tre. Il primo a Roma accompagnato da più di tremila persone, fra gli attori, presenti Alberto Sordi e Eduardo De Filippo, il secondo a Napoli la sua città dove è sepolto nella tomba di famiglia. Quel giorno i negozi abbassarono le saracinesche, il traffico si fermò e una folla di trecentomila persone resero l’ultimo saluto a Totò’. L’orazione funebre venne tenuta dall’attore Nino Taranto: “Amico mio” disse, “questo non è un monologo ma un dialogo perché sono sicuro che mi senti e mi rispondi, la tua voce è nel mio cuore e in quello di questa Napoli che è qui a salutarti e a dirti grazie, ha voluto che il suo Totò’ proprio qui facesse il suo ultimo esaurito. Addio Totò’”. Il terzo funerale si tenne il 22 maggio, Eduardo De Filippo lo ricordò in un bellissimo articolo su un grande quotidiano nazionale.

Secondo un sondaggio del 2009, Totò è risultato essere il comico italiano più conosciuto ed amato seguito da Alberto Sordi e Massimo Troisi.  I suoi film sono stati visti da trecento milioni di persone, un vero primato nella storia del cinema italiano e la figlia Liliana è sempre attiva nel mantenere vivo il ricordo del padre. Molti italiani le scrivono ancora chiedendo a Totò’ consigli e favori come fosse un santo, George Cloney in occasione del remake hollywoodiano del film “I soliti ignoti” ha dichiarato: ”Totò è stato un vero poeta, un esperto fantasista dell’arte di arrangiarsi e di arrangiare ogni gesto ed espressione. Tutti i grandi comici del cinema come Jerry Lewis, Woody Allen o Jim Carrey devono qualcosa a Totò’ che non era soltanto un comico, i suoi film potrebbero essere anche muti riuscendo sempre a trasmettere il senso della storia, per questo continuerà’ ad essere imitato, senza speranza di eguagliarlo” e Dino De Laurentiis mi confidò prima della sua scomparsa che stava pensando ad un grande film su Totò’, ma non fece in tempo!

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

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