Accompagnato da Massimo Spada, prosegue il programma dell’Accademia Filarmonica Romana in un dialogo di epoche e stili tra violoncello e pianoforte.
Una serata che esplora il pluralismo di stili della musica da camera novecentesca per il debutto del violoncellista Ettore Pagano al Teatro Argentina, accompagnato da Massimo Spada al pianoforte. Il programma eseguito attraversa periodi e linguaggi differenti: dalle dense atmosfere del secondo Novecento, segnate dalla tensione interiore della Sonata per violoncello e pianoforte op. 129 di Schnittke, all’energia dirompente della Sonata per violoncello solo di Ligeti, si passa alla brillantezza del gusto neoclassico delle sei Variazioni su un tema di Rossini di Martinů, per approdare alle suggestioni ombrose e lriciamente ispirate della Sonata in sol minore per violoncello e pianoforte di Rachmaninov: un itinerario di emozioni altalenanti attraverso le molteplici sfumature del repertorio per violoncello e pianoforte.

Il pianista Massimo Spada
Il programma mette i brani presentati in ordine cronologico inverso, partendo dalla Sonata di Schnittke del 1978, e tornando indietro fino al 1901, data di composizione di quella di Rachmaninov: un viaggio nel tempo non solo nell’ordine temporale, in quanto a sua volta l’ultimo brano in scaletta richiama sonorità tardo-romantiche, senza nascondere richiami di influenza schumanniana. Un repertorio che mette in risalto l’espressività e la teatralità della “voce” dello strumento suonato da Pagano, una voce quasi teatrale, che si impone e dialoga sia con sé stesso, che col pianoforte.
Il concerto si è aperto, nella sonata di Schnittke, con un tono burrascoscoso del violoncello in aperto contrasto con la misurata compostezza della voce pianistica, che produceva un’armonia alla quale il violoncello faceva da disturbo, che con irriverenza offre la suggestione di un “litigio” sonoro tra le due parti, per poi unirsi nell’evocazione del rumore di passi nella fine del Largo.
L’assolo del giovane violoncellista che ha seguito è un dialogo interiore che ricerca la pluralità dei suoni, esprimendo due diverse voci attraverso le stesse quattro corde; ne emerge, senza ricorrere alla parola, la complessità e le molteplici sfumature che abitano l’animo umano, teatro di un incessante conflitto interiore. Nel terzo brano, che ha concluso la prima parte del concerto, ritorna Massimo Spada al pianoforte per le Variazioni su un tema di Rossini, dove in qualche modo ritorna, dal primo brano ascoltato, il contrasto tra la passionalità della voce violoncellistica e la “razionalità” di quella piansitica, in un costante dialogo che a momenti si unisce e a momenti si scontra, mentre la seconda parte della serata è tutta dedicata a Rachmaninov, dove le due voci si rincorrono in maniera sempre più intensa, quasi affannandosi: il suono del violoncello diventa graffiante, tanto da diventare quasi tattile, come se i crini del arco sfiorassero direttamente la pelle di chi lo ascolta.
L’interpretazione dei due artisti è contrastante e complementare: alla teatralità sonora e gestuale di Ettore Pagano, che anima lo strumento con ampi movimenti esprimento una passionalità magnetica, si contrappone alla combinazione di forza e discrezione dell’esecuzione di Massimo Spada: due modi distanti nell’espressione che si uniscono con successo, producendo un’intesa sorprendentemente armonica nella resa musicale; complicità e sinergia che hanno prodotto nel pubblico in sala un entusiasmo tale da far eseguire ben due bis a fine programma.

Il violoncellista Ettore Pagano
In definitiva, lo scorso giovedì sera al Teatro Argentina conferma l’ascesa di Ettore Pagano come astro nascente nel panorama della musica classica al giorno d’oggi, e la solidità interpretativa di Massimo Spada, che ha offerto al giovane violoncellista un contrappunto di equilibrio e misura. Il concerto proposto ha costruito un vero e proprio viaggio emotivo attraverso epoche e stili, dove le voci di violoncello e pianoforte dialogano, si sfidano e si fondono in un vortice sonoro di grande impatto, lasciando al pubblico l’impressione di aver assistito a un incontro in cui tecnica, espressività e comunicazione reciproca raggiungono una rara armonia.
_____________________________
Schnittke, Sonata per violoncello e pianoforte op. 129 – Ligeti, Sonata per violoncello solo – Martinů, Variazioni su un tema di Rossini – Rachmaninov, Sonata in sol minore per violoncello e pianoforte – Accademia Filarmonica Romana, violoncello: Ettore Pagano, pianoforte: Massimo Spada – Stagione 2025/2026 – Teatro Argentina, 19 febbraio 2026
Foto © Daniele Barraco





