IL TEST al Teatro Vittoria

Teatro Vittoria

 

dal 29 marzo al 3 aprile

 

Pipa e La Bilancia Produzioni

presentano

IL TEST

di Jordi Vallejo

con Roberto Ciufoli, Benedicta Boccoli,

Simone Colombari, Sarah Biacchi

regia Roberto Ciufoli

traduzione Piero Pasqua

scenografia Andrea Ceriani

disegno luci Francesco Bàrbera

costumi Sandra Cardini

foto Tommaso Le Pera

Premio Fray Luis de Leòn 2014

 

“Le domande sono semplici; le risposte meno”. “Cosa preferisci: centomila euro subito o un milione fra dieci anni?”. Ecco “Il Test” che dà vita a questa esilarante e graffiante commedia che ha sbancato i botteghini spagnoli, da Barcellona a Madrid ed è arrivata in Italia con Roberto Ciufoli, Benedicta Boccoli, Simone Colombari, Sarah Biacchi, con la regia dello stesso Ciufoli. Tutto lo spettacolo ruota intorno alle quattro S: soldi, sentimenti, sesso, successo. Un crescendo comico e drammatico, che porta alla luce il non detto, le aspirazioni, le colpe e le speranze dei quattro protagonisti.

Il pubblico spagnolo ha fatto la fila per quattro stagioni teatrali per goderselo, e da ottobre 2021 all’aprile 2022 anche il pubblico italiano avrà di chè divertirsi nei teatri tornati finalmente a popolarsi. Lo spettacolo - che aveva iniziato il suo percorso con una prima parte di tournée di grande successo nel 2019 – è prodotto da Pipa e La Bilancia Produzioni, ha le scenografia di Andrea Ceriani, il disegno luci di Francesco Bàrbera e i costumi di Sandra Cardini.

Tante le città che vedranno in scena “Il Test” nella stagione 2021/2022: Milano, Modena, Ostia, Napoli, Aosta, Bologna, Roma e molte altre.

 

Sinossi

Hèctor e Paula, una coppia con qualche problema economico, devono affrontare la scelta che gli propone il vecchio amico Toni, in attesa che li raggiunga per cena Berta, la giovane fidanzata psicologa di successo. Una decisione apparentemente semplice: accontentarsi di una piccola ma immediata fortuna o aspettare lunghi anni per decuplicarla? Il dilemma che inizia come un semplice e teorico test di personalità, in un clima di divertita amicizia, diventa sempre più causticamente feroce, e mette progressivamente a nudo i caratteri, i pensieri reconditi e i delicati segreti dei quattro commensali. Fra battute di spirito al vetriolo e sferzanti dialoghi, i protagonisti vengono spinti a prendere decisioni che nell’arco di una cena cambieranno radicalmente le loro vite, forse per sempre.

 

Note di regia

I test appassionano, la ricerca della giusta risposta per mostrare di essere intelligenti, acuti, pronti, à la page, ha mantenuto un fascino intramontabile. Cosa può mai nascondersi dietro l’innocuo “è meglio un uovo oggi o la gallina domani”? Rispondere “dipende dallo stato di salute della gallina” denota sagacia, cinismo o analisi pragmatica? Qualunque sia lo scopo di un test, il risultato finale sarà sempre una scoperta o la conferma di un comportamento che addirittura può sconvolgere chi viene “testato”.  È il nostro caso. I protagonisti della nostra storia vengono letteralmente travolti dagli esiti di quello che all’apparenza è solo un inoffensivo test comportamentale: preferisci la voracità del morso qui e ora o la pazienza dell’attesa di un futuro piatto più sostanzioso?  Roberto Ciufoli


Effetto Serra: esondazione teatrale

di Roberto Berlini

 

Dal 24 febbraio al 6 marzo 2022 al Teatro Vittoria è andato in scena Effetto Serra (River’s Up) di Alex Jones per la traduzione di Antonia Brancati. Interpreti: Viviana Toniolo e Roberto Della Casa, regia di Stefano Messina.

Effetto Serra è una storia che permette di portare sul palcoscenico un tema di grande attualità, ovvero i cambiamenti climatici. I due protagonisti della storia sono Tom, interpretato da Roberto Della Casa e Sally, interpretata da Viviana Toniolo. I due sono una coppia che vive e lavora vicino al fiume. Il loro sostentamento è indissolubilmente legato a quel corso d’acqua che però, di anno in anno, straripa sempre più spesso e in maniera sempre più preoccupante.

Merito anche della capacità interpretativa dei due attori, abbiamo assistito alla preoccupazione crescente di questa coppia che dalla finestra della loro casa vedeva il fiume sempre più in piena. Da questo è così emersa la coppia, con i suoi problemi e il suo grande amore. Si sopportano, si preoccupano e affrontano le difficoltà in maniera differente: con quella differenza che in un rapporto è la chiave per far sì che due caratteri siano compatibili e che alla fine possano comunque andare d’accordo.

La preoccupazione sale assieme al fiume, che tracimato dagli argini ha costretto i due protagonisti dapprima a salire al piano superiore della loro abitazione e infine a rifrugarsi con qualche provvista su una zattera, ed è qui il colpo di scena! Come rendere sul palcoscenico la desolazione di una distesa d’acqua?

A rispondere a questa necessità è stata la scenografia, tanto elegante quanto efficace, opera di Gianluca Amodio. A metà spettacolo la parete di fondo della scenografia si è spalancata (per intenderci: con un movimento simile ad un ponte levatoio) e abbiamo potuto vedere i due protagonisti sulla loro barchetta di fortuna nel mezzo del mare. A creare le varie atmosfere, il giorno, la notte e la sera, hanno contribuito anche le luci di Alessandro Pezza.

In fin dei conti, non ci si può non immedesimare con i protagonisti: abbiamo tutti il nostro fiume e se pur l’urbanizzazione ci rende distante la natura, è solo una illusione poter pensare di riuscire ad addomesticarla. Ma il fiume, oggi, a che livello è arrivato? Siamo ancora in tempo per scappare? E se sì, dove? Queste sono le domande che suscita questa commedia e non si può che elogiare il fatto di aver affrontato questo tema.


Intervista a Corrado Augias: il piacere della lingua italiana!

 di Tonino Pinto *

 

Decine di programmi televisivi come quello sulla Storia del cristianesimo, inchieste, reportage, altrettanti spettacoli teatrali seguitissimi dal pubblico, più di quaranta libri raccontando fra gli altri e facendo virtualmente rivivere  sul piano storico politico e sociale grandi capitali come Roma, Londra, Parigi. Corrado Augias, che abbiamo intervistato per Quarta Parete, è giornalista, storico, laureato in giurisprudenza, scrittore e sceneggiatore di film e serie televisive,  è stato fra gli ospiti d’onore con la scrittrice Dacia Maraini  nello storico teatrino di Palazzo Grassi a Venezia che ha ospitato lo scorso lunedì l’incontro "La Lingua Madre #ItalianoTrapassatoFuturo".

Promossa dall’Università Ca Foscari e organizzata dall’Associazione Internazionale Interpreti di Conferenza in Italia ha visto la partecipazione  di prestigiosi esponenti della cultura, della ricerca, della letteratura che che hanno dato vita ad un convegno tutt'altro che accademico, un'inaspettato  Festival pop con lo scopo di richiamare a uno sforzo collettivo di riappropriazione moderna, creativa e spigliata della lingua italiana.

L’ultima volta che ho incontrato Corrado Augias, per applaudirlo, è stato al Teatro Vittoria di Roma affascinante protagonista dello spettacolo Il Grande Romanzo dei Vangeli tratto dall’omonimo libro che Augias ha scritto con lo storico Giovanni Filoramo. Un’emozionante percorso della vita di Gesù ’Cristo che ha secondo noi il valore di rendere più vicino reale e rivoluzionario  il Cristo, dove  si riesce a scoprire martiri ed eventi le ingiustizie della contemporaneità storica-politica.

 

Dottor Augias, questo Festival pop di Venezia ha avuto lo scopo di verificare lo stato di salute della lingua cercando in qualche modo di riappropriarsene contro una più che evidente anglofonizzazione della lingua italiana, dove giusto per fare un esempio (goccia di latte in un mare di caffè) per dire SI si dice e si scrive OK.

Ormai ok è diventato un simbolo di approvazione in tutto il mondo non solo in Italia, ma non è quello il problema. La lingua italiana attraversa un periodo di trasformazione, nascono termini portati dall’economia e soprattutto dalla grande rivoluzione digitale. Vede, le lingue, sono come organismi viventi, crescono e nascono nuovi figli così come le “nuove” parole, muoiono vecchi signori, cioè echi e parole e ne nascono delle altre.

La lingua italiana è in continua trasformazione, quello che dobbiamo capire e se la veloce trasformazione avvenuta in questi anni, è un segno di passaggio come ne ha avuti tanti l’Italia nella sua storia. Basti pensare per esempio, alla differenza dell’italiano compiuto da quello che era il latino, oppure se si tratta di un segno fisiologico passeggero o peggio ancora di una malattia, cioè un indebolimento della lingua a vantaggio di molti anglicismi; tipico esercizio di sciatteria diffuso fra i giovani che mette a nudo una povertà di linguaggio che sono diventate una costante in quelle comunicazioni scheletriche che i giovani si scambiano fra loro. E tuttavia va evidenziato che se noi oggi leggiamo la prosa italiana non dico del Seicento ma quella degli inizi dell’Ottocento, pensiamo ai “libretti” d’opera, questi sono scritti in un italiano che oggi è difficile da capire. Una mia nipote con la quale ho visto di recente all’opera la Luisa Miller di Giuseppe Verdi, ha preferito seguire l’evoluzione dei personaggi leggendo i sopratitoli in inglese pur essendo italianissima.

 

Quindi dobbiamo dedurre che la stessa tecnologia digitale contribuirà giocoforza all’evoluzione della nostra lingua.

La rivoluzione digitale è di tale portata che non ha precedenti né per velocità’ di espansione né per  dimensione di trasmissione. Noi contemporanei in fondo leggiamo ancora con la velocità’ di Platone, il computer legge ad una velocità’ molto più alta, tutto questo avrà delle conseguenze sulla lingua molto importanti, sta a  noi capire e prevedere ove possibile queste “conseguenze” dove ci porteranno.

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.


EFFETTO SERRA al Teatro Vittoria

Teatro Vittoria

Dal 24 febbraio al 6 marzo 2022

 

EFFETTO SERRA

di

Alex Jones

traduzione Antonia Brancati

con

Viviana Toniolo e Roberto Della Casa

regia di

Stefano Messina

scene Gianluca Amodio - musiche Pino Cangialosi - luci Alessandro Pezza

assistente alla regia Virginia Bonacini - assistente scenografo Laura Giannisi

direttore di scena Valerio Camelin - foto di scena Tommaso Le Pera - scenotecnica Scenario

Produzione Attori & Tecnici

Tom e Sally vivono nella loro casa sul fiume e lì da generazioni gestiscono la loro attività. Piove e si preparano ad affrontare come ormai da molti, troppi anni, l'ennesima esondazione. Piove, incessantemente piove, il fiume sale sempre più minaccioso come mai era successo.  I telefoni non funzionano più, le trasmissioni radio si interrompono. Raccolgono acqua, viveri, oggetti personali, tutto quello che possono e su una piccola imbarcazione trovano salvezza in attesa dell’arrivo dei soccorsi.

Tra dolci ricordi e rimpianti, amore e rabbia, disperazione e speranza, nel momento in cui tutto sembra perduto, nasce prepotente il disperato attaccamento alla vita. Un testo, uno spettacolo, che pur conservando il tono della commedia, affronta il tema del cambiamento climatico causato dall’uomo e le disastrose conseguenze che ne produce. Un invito a fare tutti noi un po'di più per la nostra sopravvivenza su questa terra, per non privarci di essere partecipi del meraviglioso miracolo della natura.

E, che vi piaccia o no, potrete comunque dire che questa commedia “è la fine del mondo"!

 

 Botteghino: 06 5740170 – 06 5740598

 

Vendita on-line e info: www.teatrovittoria.it


Rosy D'Altavilla- L'amore oltre il tempo: intervista a Paolo Vanacore

 di Giorgia Leuratti

 

Torna sul palco del Teatro Vittoria di Roma dall'8 al 13 febbraio, "Rosy D'Altavilla- L'amore oltre il tempo" scritto e diretto da Paolo Vanacore. Intervistato da Quarta Parete, è lo stesso autore e regista a prendere la parola raccontando la nascita, la vita e i retroscena dello spettacolo.

 

Da dove nasce la fascinazione per questo personaggio?

Nasce dai miei studi sul periodo del "Café chantant" del "varietà". Dopo essermi laureato in Storia del teatro con una tesi sul grande attore e cantante dell' epoca, Gennaro Pasquariello, sono infatti entrato in contatto con quelle atmosfere di inizio Novecento. Rispetto al Café chantant il varietà era una forma più strutturata di teatro in cui dal cafè, l'esibizione si spostava nei teatri. In questo contesto, oltre alla figura del grande Pasquariello, c'erano quelle di molte chanteuse.

Si trattava di donne autodidatte che, iniziando con esibizioni nei cafè, erano poi diventate famosissime in tutta Europa. Erano tutte italiane ma avevano talvolta l'abitudine di francesizzare i propri nomi. Rosy D'Altavilla è un personaggio che non esiste ma che rappresenta la summa di tutte queste donne nonché il ritorno a un periodo che in qualche modo, essendo io napoletano, mi è rimasto dentro.

 

Come si origina e come si caratterizza la collaborazione con Alessandro Panatteri, autore delle musiche originali dello spettacolo?

Alessandro è uno dei più grandi compositori di musica per il teatro e non solo. Sono quindi onorato che lui scriva musica per me. La nostra collaborazione inizia già da prima del 2010. Noi siamo una coppia assodata nel mondo del teatro così come nella vita dunque ho la fortuna di avere Alessandro come mio compagno e come compositore di tutte le musiche degli spettacoli che scrivo e dirigo. Al di là di questo lui ha anche una luminosa vita propria, fatta di collaborazioni con grandi artisti come il compianto Morricone, Piovani, Scaparro, Proietti e tanti altri.

 

Trasversale nella sua scrittura, è il ricorso alla favola. È favola Rosy D'Altavilla, sono favole "Mi batte forte il cuore" (2014) e "Il canto degli alberi" (2018). Qual è la potenza di questa forma di scrittura rispetto alle altre?

La potenza di questa forma di scrittura è il sogno. Le fiabe ci fanno sognare, ci danno il permesso di far accadere cose che nella vita ordinaria non accadrebbero. Così come la bella addormentata incontra il principe azzurro e si risveglia, Rosetta ha incontrato un amore nella sua vita precedente che ha perso dopo essere arrivata agli apici del successo. Nelle mie fiabe per bambini adotto lo stesso meccanismo: cerco di raccontare degli episodi che in qualche modo possano avere un'evoluzione positiva grazie alla capacità di realizzare quello che nella vita quotidiana sarebbe difficile.

Purtroppo lo faccio anche con un po' di senso critico: nel caso di "Mi batte forte il cuore" si parla di omogenitorialità, tema ancora molto difficile da affrontare e purtroppo ancora non del tutto compreso e accettato all'interno della nostra società. Ne " Il canto degli alberi " invece, faccio parlare gli alberi che diventeranno dei violini Stradivari. Dunque il legno che racconta è anch'esso atto di sogno.

 

Nello spettacolo il ricordo torna in vita, nel lavoro che lo precede sono alcune particolari melodie ad essere riportate alla luce. In cosa consiste questo procedimento?

La musica è importantissima. Oltre alle musiche originali, Alessandro ha svolto un lavoro straordinario e inedito di rielaborazione e di rimessa in vita di alcune canzoni napoletane che erano state completamente dimenticate, che non avevano superato il muro del tempo. Si tratta di canzoni di cui non esisteva nessuna traccia se non uno spartito all'interno di alcune riviste, i cosiddetti Piedigrotta Gennarelli dei primi del Novecento. Questi venivano stampati proprio in occasione della festa di Piedigrotta a Napoli. Alessandro ha avuto queste riviste dal padre, che era un collezionista e, a partire dagli spartiti, ha ricostruito tutte le melodie, tutti gli arrangiamenti ridando vita a queste canzoni scritte dai più grandi cantanti dell'epoca: Salvatore Di Giacomo, Libero Bovio, e tanti altri.

Scrittori di grandi successi che ancora oggi ricordiamo, sono anche gli autori di queste canzoni "minori" che, seppur altrettanto belle, non sono riuscite ad arrivare fino ad oggi. Nello spettacolo si possono ascoltare queste tredici canzoni.
Rosetta è una donna che, in questa sua "vita successiva", fa la bidella ma ama ancora cantare. Non riesce a capire come mai, per uno strano meccanismo mentale, riesca a ricordare ogni istante della sua vita precedente in cui invece, era una famosissima cantante del Cafè chantant. Il denominatore comune tra le due vite è la musica. Cosi come la protagonista cantava nella sua vita precedente, ancora oggi canta, purtroppo non con la stessa cultura.

 

Dunque musica come metafora del legame tra passato e presente?

Assolutamente si. La musica è un atto istintivo che nasce da dentro.
La musica- afferma l'attrice Carmen Di Marzo nel monologo- è una cosa che ti sale dallo stomaco, ti arriva al cuore e poi esce dalla bocca come un fiore profumato. È un atto istintivo, a volte come mangiare, come parlare. Ed è per questo che diviene legame tra due vite. Forse Rosetta ricorda tutto proprio perché canta.

 

Come nasce la collaborazione con l'attrice Carmen Di Marzo?

Il rapporto con Carmen è iniziato nel 2016 in maniera rocambolesca. Lei non si presentò ad un provino che io feci, perché impegnata in una tournée. Abbiamo però continuato a frequentarci, a seguirci e a conoscerci. Così, da un mancato spettacolo, è nata una collaborazione molto fervida, continua è forte tanto dal punto di vista professionale, quanto da quello umano. È lei, alla quale sono molto legato, che sta dando voce in maniera straordinaria ai miei personaggi. È la mia musa. Vorrei inoltre aggiungere che siamo in un grande teatro, il Teatro Vittoria, che ha creduto in noi e che ha voluto fortemente questo spettacolo. Ringrazio dunque il direttore artistico Viviana Toniolo, e tutta la compagnia attori e tecnici. Sono contento di aver regalato a Rosy, a Rosetta, un palco prestigioso dentro a questo importante teatro. Sia la bidella, sia la diva del Cafè chantant, saranno assolutamente felici di tutto ciò.


ROSY D’ALTAVILLA al Teatro Vittoria

Teatro Vittoria - Roma

 

Dall’8 al 13 febbraio 2022

(h 21.00, domenica 13 h 17.30)

 

ROSY D’ALTAVILLA

L’amore oltre il tempo

con

Carmen Di Marzo

testo e regia di

Paolo Vanacore

 

Musiche originali Alessandro Panatteri

 

Pianoforte e direzione musicale Alessandro Panatteri

Flauto Fabio Angelo Colajanni

Produzione Assoflute Associazione Musicale

 

Rosy D’Altavilla è un monologo brillante con inserti musicali scritto e diretto da Paolo Vanacore e interpretato da Carmen Di Marzo. La vicenda è quella di Rosetta, una donna semplice e umile, bidella in una scuola di Napoli, che possiede una caratteristica del tutto originale: ricordare esattamente ogni momento della sua esistenza precedente, nell’altra vita, tra l’altro, era Rosy D’Altavilla una famosa e celebre chanteuse, una ragazza dalle umili origini e dal grande talento che arriva a calcare con successo le scene nazionali. Oggi invece Rosetta la bidella è sola, non ha una famiglia, un amore, nulla, trascina stancamente la sua seconda esistenza nel ricordo malinconico della precedente, in particolare il suo cuore è ancora legato ad Alfonso, l’uomo di cui era follemente innamorata, perso all’apice della celebrità. Allo spettacolo faranno da cornice alcune splendide canzoni napoletane cantate dal vivo dalla bravissima Carmen Di Marzo e accompagnate da pianoforte e flauto. All’interno dello spettacolo verranno eseguite alcune canzoni che all’epoca ottennero un grande successo ma che, purtroppo, non sono riuscite a superare le barriere del tempo ma non per questo vanno considerate minori; sono state composte, infatti, da autori e musicisti più che autorevoli tra i quali Ferdinando Russo, Salvatore Gambardella, Salvatore Di Giacomo, Giuseppe Capaldo e tanti altri.

A tale riguardo è importante sottolineare l’importante lavoro di ricerca e recupero di questi brani effettuato dal Maestro Alessandro Panatteri finalizzato alla valorizzazione di un patrimonio musicale completamente dimenticato. In questo ambito prosegue, quindi, la collaborazione Panatteri-Vanacore che nel 2010 è sfociata in un altro spettacolo di grande successo dedicato a Gennaro Pasquariello e prodotto da Studio12. Vanacore, infatti, si è laureato in Storia del Teatro e dello Spettacolo proprio con una tesi sul cantante attore Pasquariello ed esegue da anni una serie di studi sul periodo d’oro della canzone napoletana che trova il suo massimo splendore tra la fine dell’800 e i primi anni del ‘900, dalle atmosfere dense e fumose dei cafè chantant ad una forma teatralmente più organica, il varietà.

 


Le isole del tesoro: «A volte gli scogli ti aiutano ad imparare a navigare»

 di Roberto Berlini

 

Dal 25 al 30 gennaio 2022 al Teatro Vittoria andrà in scena lo spettacolo “Le isole del tesoro”, da Robert Louis Stevenson, di Giuseppe Cederna e Sergio Maifredi, con Giuseppe Cederna per la regia di Sergio Maifredi.

Tre sedie e poco più. Quanto basta per raccontare delle storie. Lo spettacolo Le isole del tesoro lo si potrebbe definire come un confronto avvincente con i nostri tempi de “L’isola del tesoro” di Robert Louis Stevenson. Come autori, Giuseppe Cederna e Sergio Maifredi hanno voluto guardare con sguardo nuovo al celebre capolavoro della letteratura d’avventura, proponendo una narrazione che passa – con sorprendente continuità – dalla vita di Stevenson a “L’isola del tesoro”, arricchendosi delle esperienze e delle difficoltà che può avere un attore in questo periodo storico.

In scena Giuseppe Cederna ha saputo proporre una narrazione serrata e avvincente. Ci ha fatto viaggiare, facendoci conoscere numerosi personaggi e svariate isole. “L’isola del tesoro”, l’isola in cui è morto Stevenson e una terza isola tanto dell’attore quanto nostra, che potremmo definire come “Il nostro presente”.

Più specificamente, nel corso dello spettacolo, è emersa un’isola greca, bucolica e nobilitata dal lavoro dei campi, in cui Giuseppe Cederna afferma di aver trovato una sua dimensione di serenità. Ci siamo domandati se la Grecia di Giuseppe Cederna sia un luogo di fantasia o un semplice omaggio a “Mediterraneo”. Subito dopo lo spettacolo, siamo riusciti ad intervistare Giuseppe Cederna e poter scoprire con lui come sia nato questo spettacolo.

«L’idea è nata da Sergio Maifredi che realizza sempre dei cicli estivi di spettacoli. Abbiamo lavorato sull’Odissea, sull’Eneide e sull’Iliade. Da qui si è sentito il desiderio di fare qualcosa sui capitani coraggiosi, sul mare. Ho proposto quindi di fare “L’isola del tesoro” e raccontare anche la vita di Stevenson e così ho iniziato a preparare uno spettacolo». 

Quanto detto avvenne intorno alla fine del 2019 e il tutto si è interrotto dopo marzo dell’anno seguente. Nella previsione di una ripresa estiva Giuseppe Cederna ha così continuato a lavorare a questo spettacolo in cui affrontava “L’isola del tesoro” e la vita di Stevenson. Con l’occasione di otto giorni di prove in un teatro a Trento, su consiglio di Sergio Maifredi, Giuseppe Cederna ha voluto inserire in questo racconto la sua esperienza in merito alle difficoltà emerse in quel funesto 2020: le preoccupazione di un’artista che non si può esibire, le angosce e il suo viaggio in Grecia.

Così le isole sono diventate due, quella del tesoro immaginata da Stevenson e quella dell’attore. Quest’isola è stata messa in scena sottolineando la presenza di tanti scogli. Ma come al nostro microfono ci ha confidato Giuseppe Cederna «A volte gli scogli ti aiutano ad imparare a navigare».


Omaggio a Clara Schumann al Teatro Vittoria

 di Roberto Berlini

 

Da martedì 18 a domenica 23 gennaio è andato in scena al Teatro Vittoria lo spettacolo-concerto “La pianista perfetta” di Giuseppe Manfridi, per la regia di Maurizio Scaparro. Abbiamo potuto vedere Guenda Goria nel ruolo di protagonista e concertista, affiancata da Lorenzo Manfridi.

Più di un concerto pianistico è stato lo spettacolo dal titolo “La pianista perfetta” andato in scena al Teatro Vittoria a gennaio 2022. Il pubblico è stato guidato nell’ascolto di esecuzioni pianistiche dal vivo e dalla storia umana e artistica di Clara Josephine Wieck Schumann, interpretata da Guenda Goria.

Con pathos ed eleganza Guenda Goria ha raccontato il tormento della grande concertista nei confronti di suo marito Robert Schumann, compositore e figura di spicco del romanticismo tedesco. Un grande amore che ha sofferto della malattia di quest’ultimo e della responsabilità che si è assunta Clara Schumann in quanto artista, moglie e madre di otto figli.

Il pianoforte è stato il protagonista del palcoscenico. Nero, a coda, immerso in una scenografia essenziale. Guenda Goria ha suonato composizioni sia di Clara Schumann che del marito, sottolineando in maniera mai pedante – e ben inserita nella storia – le deferenze di stile che si possono incontrare tra le opere scritte da Clara Schumann e quelle del marito.

Vorrei sottolineare come nella narrazione dello spettacolo si siano sapute inserire considerazioni di tipo artistico e tecnico, in una forma tanto chiara quanto – mi passerete il termine – “leggera”. In costume d’epoca Guenda Goria, con la scusa di parlare ad un ragazzo “assistente” convenuto nel teatro, ha trovato occasione di poter spiegare al personaggio e al pubblico la differenza tra un pianoforte da salotto e uno da concerto. O ancora, alcuni particolari e vicende della storia che suggerivano come dovesse essere una sala da concerto della metà del XIX secolo.

Ponte tra noi pubblico e l’impegnativo personaggio di Clara Schumann è stato dunque questo “assistente” interpretato da Lorenzo Manfridi. Non abbiamo potuto che immedesimarci in lui: nella sua timidezza e soprattutto nella sua curiosità nel voler scoprire, a poco a poco, la protagonista della storia.

Dopo gli scroscianti applausi che hanno accompagnato gli inchini dei due attori, Guenda Goria ha voluto ulteriormente deliziare il pubblico con un omaggio al compianto maestro Ezio Bosso, eseguendo al pianoforte una sua composizione.

Per la gradevolezza dello spettacolo e anche per la sua capacità divulgativa trovo felicissima questa forma di “spettacolo-concerto” che in maniera non didascalica, e sfruttando appieno la potenza di una narrazione, sa avvicinare il pubblico ad una realtà sicuramente complessa come quella della musica classica.


LE ISOLE DEL TESOROn al Teatro Vittoria

Teatro Vittoria 

 

Dal 25 al 30 gennaio 2022

 

LE ISOLE DEL TESORO

da Robert Louis Stevenson

di

Giuseppe Cederna e Sergio Maifredi

 

con

Giuseppe Cederna

regia di

Sergio Maifredi

Produzione Teatro Pubblico Ligure

 

 Due isole. Quella inventata dalla fantasia di Stevenson e quella reale, in Grecia, dove Giuseppe Cederna fugge ogni volta che può, per ritrovare il ritmo del respiro, per mantenersi vivo e continuare a sognare.

Lo spettacolo è una festa alla gioia di narrare storie, le storie sono luci nel buio.

Giuseppe Cederna e Sergio Maifredi intrecciano il racconto di Stevenson con la vita dello scrittore, avventurosa quanto i suoi romanzi, in un gioco di specchi che ci riflette in un labirinto tra avventura reale e letteraria.

Un attore è impegnato nelle prove di un nuovo spettacolo, L’isola del tesoro di Stevenson, quando, improvvisamente, tutte le date saltano, le tournée si cancellano. Superato il primo smarrimento decide di partire: in momenti come questi la fuga è l’unico modo di mantenersi vivi e continuare a sognare. Parte per la sua isola greca, per ritrovarsi, per ritrovare il lavoro della terra, la bellezza dell’ospitalità mediterranea. E lì, comprenderà che quella è la sua isola del tesoro e che il suo destino, come quello di Stevenson è accendere luci nel buio, raccontare storie.

Così riprenderà le prove, trascinando noi spettatori nel ritmo serrato delle avventure di lupi di mare, capitani di lungo corso, pirati e ammutinamenti: una caccia al tesoro in mari lontani insieme al giovane Jim Hawkins, che da semplice mozzo diventa l’intrepido protagonista della spedizione, al feroce e leggendario pirata Long John Silver.

 

Botteghino: 06 5740170 – 06 5740598

 

Vendita on-line e info: www.teatrovittoria.it


"LA PIANISTA PERFETTA" al Teatro Vittoria

Teatro Vittoria

 

dal 18 al 23 gennaio 2022

 

"LA PIANISTA PERFETTA"

Spettacolo e concerto dal vivo su Clara Schumann

di Giuseppe Manfridi

Con Guenda Goria e Lorenzo Manfridi

Assistente alla regia Felice Panico

Regia di Maurizio Scaparro

 

La pièce, che si avvale del testo di Giuseppe Manfridi e della regia di Maurizio Scaparro, mette in scena la vicenda umana, artistica e sentimentale di Clara Wieck Schumann, una figura femminile di grande temperamento oltre che moglie del celeberrimo Robert Schumann. 

Considerata la più grande pianista dell''800, Clara Schumann, madre di otto figli, dopo la morte prematura dell'amatissimo marito continuerà a divulgarne la musica, ai tempi considerata troppo all'avanguardia, contribuendo a renderla immortale.

L'impegnativo ruolo di Clara è portato in scena da Guenda Goria, diplomata al Conservatorio e ottima pianista, che interpreta questo potente personaggio femminile sia come attrice che come musicista.

Lo spettacolo non celebra solo le donne in quanto tali, ma soprattutto le donne artiste che sono riuscite ad emergere, con la loro arte, in epoche in cui il talento femminile era ancora un vero tabù e Clara Schumann ne è un emblema.