Il teatro della memoria

Dal testo – vincitore del Premio Pulitzer – di Frances Goodrich e Albert Hackett, “Il diario di Anne Frank” di Carlo Emilio Lerici è un raffinato esempio di teatro della memoria. Dedicato a chi non smette di «credere nell’intima bontà dell’uomo».

Era il 1952, quando il “Diario” della giovane Anne Frank divenne una testimonianza letteraria di memoria storica collettiva. Ed era il 1955 quando Frances Goodrich e Albert Hackett consegnarono al potere vivificatore del teatro il celebre diario: un adattamento, il loro, consacrato tutt’oggi a capolavoro del teatro del Novecento.

Roberto Attias, Francesca Bianco,Angelica Accarini e Francesca Buttarazzi

La guerra è giunta al termine e Otto Frank (Roberto Attias), unico sopravvissuto, ritrova il “Diario” della sua giovane figlia Anne. Come evocate, le pagine di quel piccolo cimelio prendono vita e ci si ritrova catapultati in una Amsterdam occupata dai nazisti. È il 1942 e la famiglia Frank è costretta a trovar rifugio: grazie alla benevolenza e generosità del Signor Kraler (Germano Rubbi) e di Miep Gies (Greta Bonetti) – in compagnia della famiglia Van Daan – vivranno due anni nascosti nella soffitta di un ufficio.

Come un lungo piano sequenza, le vicende si snodano all’interno di un quadro scenografico a due livelli, realizzando così una nitida fotografia di un quotidiano gioco di equilibri. Eppure, nonostante la drammaticità dietro gli accadimenti, la scelta registica di Carlo Emilio Lerici è proprio quella di consegnare alla storia toni più ariosi; una sagace leggerezza tragicomica che rende la messinscena un momento di conviviale condivisione.

Così, in un’elegante prova corale passano in rassegna le emozioni più contrastanti di chi, come i Frank e i Van Daan, è costretto al confinamento. Ma, è proprio lì, da quel piccolo lucernario, che la notte soave irradia ed alimenta le speranze della gioconda ed esplosiva Anne (Angelica Accarino). Lei, giovane piccola donna, che nulla desta dal continuare a credere nell’intima bontà dell’uomo, non può che essere quel fil rouge che lega vite di dolore, paura e rabbia intorno ad un fanciullesco sentimento di speranza: perché è proprio quando hai vissuto nel terrore, che ciò che resta è vivere nella e di sola speranza.

Angelica Accarino

Giacché la memoria sia una capacità dell’uomo, l’adattamento – firmato Carlo Emilio Lerici –  ormai giunto al suo quinto anno di repliche, consacra pertanto con raffinata delicatezza (grazie anche all’eccezionale cast) il teatro a veicolo testamentario di memoria storica, sociale e culturale, affinché si ricordi per non dimenticare e non si dimentichi per non ripetere.

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Il diario di Anne Frank di Francis Goodrich e Albert Hackett – traduzione di Alessandra Serra e Paolo Collo – regia di Carlo Emilio Lerici – con Roberto Attias, Greta Bonetti, Angelica Accarino, Francesca Bianco, Francesca Buttarazzi, Vinicio Argirò, Tonino Tosto, Susy Sergiacomo, Germano Rubbi e Roberto Baldassari – aiuto regia Martina Gatto – scene Vito Giuseppe Zito – costumi Annalisa Di Piero –  Teatro Vittoria, 9 – 11 febbraio 2024

Foto di copertina: Angelica Accarino

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