di Tonino Pinto *

 

Soprannominato “Il Mattatore” (dall’omonimo spettacolo televisivo da lui condotto nel 1959), è considerato uno dei migliori e più emblematici  attori italiani del ‘900 con Marcello Mastroianni, Gianmaria Volonté, Ugo Tognazzi, Alberto Sordi e Nino Manfredi, ricordato come loro per l’assoluta professionalità, versatilità’ e per il magnetismo. Artista con profonde radici nel mondo del teatro più impegnato, è stato fondatore e direttore del Teatro d’arte italiano e della Bottega Teatrale di Firenze ma anche una lunga carriera nel cinema in Italia e all’estero incluso Hollywood. E poi i suoi amori: il matrimonio con l’attrice Nora Ricci, con Shelley Winters negli Stati Uniti, la relazione con Juliette Mayniel, mamma di Alessandro e infine il nuovo matrimonio con Diletta D’Andrea.

Protagonista di più di centotrenta film a partire dal 1945 con il film Incontro con Laura di Carlo Alberto Felice fino a La cena diretto da Ettore Scola nel 1998 e in mezzo titoli che fanno parte della storia del cinema italiano come C’eravamo tanto amati di Ettore Scola, I nuovi Mostri e L’Armata Brancaleone di Mario Monicelli, Profumo di donna e Il Sorpasso di Dino Risi, Riso Amaro di Giuseppe De Santis, Rapsodia uno dei film girati ad Hollywood al fianco di Elizabeth Taylor diretto da Charles Vidor e I soliti Ignoti e La Grande Guerra ancora di Monicelli.

Ad aprile di quest’anno per ricordare il centenario della sua nascita, verrà inaugurata negli spazi del Parco della Musica la mostra dal titolo “Vittorio Gassman Il Centenario” curata da Alessandro Nicosia con la moglie Diletta e i figli Paola Alessandro e Jacopo. Ci saranno filmati inediti, foto, cimeli oltre a materiali provenienti sia dall’Istituto Luce che dall’Accademia Silvio D’Amico che descriveranno non solo la lunga vita artistica di Vittorio Gassman ma anche l’amicizia con l’attore Adolfo Celi e lo sceneggiatore Luciano Lucignanisuoi compagni d’Accademia. Un viaggio dalla giovinezza al liceo Tasso di Roma fino alle novantasei pièce teatrali che lo hanno visto protagonista sui palcoscenici in Italia e Francia. Ci sarà’ anche la mitica Lancia Aurelia B24S spider del film Il Sorpasso e tutto questo non solo per ricordare un grande attore ma per scoprire ancora una volta come ha dichiarato in una lunga intervista Jean Luis Trintignant: «Vittorio di cui ricordo la simpatia ma terribile al volante durante le riprese del film sia stato assieme ad Alberto Sordi indimenticabile protagonista de La Grande Guerra e con Marcello Mastroianni impareggiabile nei I soliti ignoti. É stato l’attore che meglio di tutti (dopo verrà anche Carlo Verdone) ha interpretato gli italiani di quel boom economico degli anni sessanta con i loro pregi e difetti, l’unico che forse ha provato anche a capirli fino in fondo giudicandoli si ma con uno sguardo benevolo come ha scritto la brava collega di Repubblica Silvia Fumarola.

«Mio padre ha seminato benissimo», ha dichiarato Alessandro Gassman.  «Ha conosciuto la guerra e l’Italia del dopoguerra.  Sta a noi ora tenere viva quella generazione di grandi attori. Lui è stato soprattutto un uomo integro, onesto e per bene». L’epitaffio sulla sua tomba al Verano di Roma scritto da lui nella lettera che ci ha lasciato dice: “Qui giace Vittorio Gassman, fu attore. e non fu mai impallato”.

Eugenio Scalfari, maestro di giornalismo e fondatore di Repubblica pochi giorni fa in un suo straordinario editoriale ricorda un particolare incontro quando avevano tutti e tre superato i settant’anni. Invitò a colazione Vittorio e Marcello Mastroianni in un privé del Grand Hotel di Roma. «Mastroianni arrivò camminando a piccoli passi con le spalle leggermente curve. Portava occhiali cerchiati di tartaruga, era visibilmente dimagrito e invecchiato; poco dopo a passi lunghi, spalle erette arrivò Gassman: magro anche lui ma atletico, la faccia solcata da cento rughe sottili come quelle della mela renetta quando è al colmo della maturità.»

«Li avevo invitati per sentire il loro parere sulla vecchiaia. Ricordo che li salutai entrambi dicendo che in tre superavamo i due secoli, ma loro non raccolsero quel tema, la vecchiaia, il tempo che passa, la memoria non avevano alcuna voglia di affrontarlo, così glissarono sull’ argomento  parlando d’altro per tutte le tre ore che passammo insieme.  Ricordo che si parlò di donne con loro protagonisti di storie e avventure indimenticabili, lamentando che gli sguardi femminili erano diventati materni e quello dei figli protettivi. Il nostro mestiere di attori dissero è soprattutto un gioco questo è il teatro che sia commedia, tragedia o cinema, è sempre un gioco. Anche la vita e un gioco!”

«Ricordo che alla fine Gassman» conclude Scalfari «rimproverò il Padreterno di averci dato una vita troppo corta e unica e che lui ne avrebbe volute due», magari anche per continuare a giocare come nei bei film con Marcello e Ugo per restare a tutti i costi bambini!

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