di Giorgia Leuratti

 

 

SI NOTA ALL’IMBRUNIRE (SOLITUDINE DI UN PAESE SPOPOLATO)

 

Educato, cedevole, blando, rassegnato; ancora in pigiama, Silvio si muove a tentoni, spaesato mugugna le sue lamentele.

Un guizzo claustrofobico trapela da “Si nota all’imbrunire”, pièce tragicomica, a tratti spiazzante in scena al Teatro Argentina di Roma.

Debuttato lo scorso 14 Maggio e in scena fino al 19 Maggio, l’opera di Lucia Calamaro si afferma come paradosso in controluce: laddove la scena azzurreggia su pilastri traslucidi, lo spazio diviene profondo, tridimensionale il tempo accompagna il decorso dell’insidia.

Ma se il malessere fosse soltanto costipazione? – Lo star seduto è condizione esistenziale per quel padre cosi solo, il capochinismo il suo modo stanco per guardare il mondo.

Trasfigurando il dialogo in soliloquio, la solitudine arriva a rendere simulacri le presenze degli altri, a rendere ovattate le loro voci.

Il padre è malato, nostalgico come un congiuntivo imperfetto, lo zio è adrenalinico, i tre figli sono forse incapaci della salvifica collisione con se stessi.

Se Maria (Maria Laura Rondanini) inventa onomatopee del disordine, Riccardo (Riccardo Goretti) sente la vita sbadigliargli in faccia.

Alice (Alice Redini) si illude di esser poetessa, Roberto (Roberto Nobile) si ostina in un citazionismo la cui ostentazione diviene l’unica risposta all’esistenza.

Si attraversano, si sovrastano, si attenuano quasi trasparenti i suoni del loro parlare, i giudizi diventano sproloqui annullando ogni dimensione di ascolto.

In questo mondo le pecore hanno facce filosofiche, le persone sono creature rosicchianti inconsapevoli del proprio sapore, del proprio senso.

Nel vortice d’una malattia che è stato consolatorio, l’epidemia insorge confondendo il sonno con la veglia, l’isolamento con la compagnia.

Incarnato dall’autenticità spiazzante di Silvio Orlando il sentimento si fa esasperato trovando nutrimento nella sequenza di scene eloquenti: candeline pallide, soffiate a schiena curva, sogni violenti, filippiche mortificanti; tutto si estingue in un fondale asettico, il troneggiare di un mazzo di fiori, la nostalgia struggente, la necessità di contatto.

Abbiamo bisogno di sbattere, strofinarci, scuoterci; è solo il male di vivere.

 

con Silvio Orlando e con (in o. a.) Riccardo Goretti, Roberto Nobile, Alice Redini, Maria Laura Rondanini

 

 

 

 

 

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