di Tonino Pinto*

 

Leggendo un bell’articolo di Giorgia Leuratti su quartapareteroma.it che fa un intelligente radiografia di “Morte di un commesso viaggiatore” di Volker Schlöndorff tratta dalla pièce del drammaturgo Arthur Miller e parlando qualche giorno fa in streaming  con Claudio Gubitosi grande patron del Festival del cinema dei ragazzi di Giffoni, si rifletteva dell’importanza del cinema  e del teatro, anche di quello di denuncia proprio, ma soprattutto del cinema che racconta lontano dalla fantasia l’importanza del sociale, della realtà , di una società legata a questa nostra terra che è anche il tema di quest’anno del cinquantesimo Giffoni. Il cinema nella sua lunga storia ha avuto tanti autori impegnati in questo senso l’inglese Ken Loach, Orson Wells con  “Quarto potere” lo stesso Elia Khazan di “Gioventù bruciata”.  In Italia Rossellini di “Roma città aperta”, il De Sica di “Sciuscià” e “Ladri di biciclette”, Pasolini di  “Accattone”.

A due anni dalla sua scomparsa molte rassegne e non solo i festival ricordano un grande regista cecoslovacco scomparso il 14 aprile del 2018. Michael Douglas dopo  avere visto il film come “L’asso di picche” che vinse nel 1963 il Festival di Locarno, “Gli amori di una bionda” del 1965  e “Taking Off” questa volta non come regista  ma in qualità di sceneggiatore che ha scritto insieme con Jean-Claude Carrière , lo chiamò al telefono in quella casa al Village di New York dove si era trasferito dopo la fuga da Praga diretto in Francia e dopo avere disegnato un vero manifesto di quella che poi fu definita addirittura la nouvelle vague praghese del cinema.  Si Michael Douglas ancora sconosciuto come attore e tantomeno come produttore ancorché figlio del celebre Kirk,lo chiamo per affidargli la regia di “Qualcuno volò sul nido del cuculo”. Quel  film con Jack Nicholson vinse cinque premi Oscar battendo un record che durava dal 1934. Vale a dire miglior film, migliore attore Jack Nicholson, migliore attrice Louise Fetcher, migliore adattamento, migliore regia quel regista nato in Cecoslovacchia vicino a Praga, figlio di genitori entrambi uccisi nei campi di concentramento nazisti era Miloš Forman, un’icona del cinema che Hollywood dal 1975 adottò. Ai due figli avuti dalla terza moglie mentre stava girando “Man of the Moon” con Jim Carrey, un vero capolavoro dedicato al grande comico Andy Kaufman, a quei due gemelli dicevo il rivoluzionario Forman diede addirittura i nomi uno Andrew come Kaufmann e l’altro James come Jim Carrey.

A due anni dalla scomparsa di questo grande regista, di questo grande uomo amato dai cinefili di tutto il mondo oltre che dal suo popolo ceco che non l’ha mai dimenticato, nel suo bagaglio artistico ci sono tantissimi film di successo e anche un musical che hanno acceso i riflettori su storie e disagi umani. “Qualcuno volò sul nido del cuculo” biglietto da visita prestigioso che non vinse soltanto si fa per dire 5 Oscar ma lanciò definitivamente nell’universo di Hollywood oltre che la conferma di un grande attore come Nicholson ancorché quindi Milos Forman, mise in evidenza lo stesso e Michael Douglas che esplose anche successivamente come attore. Quel film ha commosso il mondo intero raccontando come poesia il disagio e anche la vessazione in atto negli anni post Vietnam negli istituti psichiatrici americani.  Forman non cessò mai di esercitare il suo sguardo critico con le sue opere così come dopo il successo di “Qualcuno volò sul nido del cuculo” basta pensare a “Hair” che fu un vero e proprio atto rivoluzionario straordinario al servizio della lotta contro il sistema di potere nel mondo capitalista. Nel 1985 Milos Forman portò al successo “Amedeus” con un cast eccezionale per raccontare la vita di Mozart grande compositore. “Amadeus “ottenne addirittura otto nomination agli Oscar compreso l’Oscar alla regia, l’Oscar all’attore Murray Abraham che nel film veste i panni di Salieri il rivale di Mozart.  Ma quel film non fu solo un’importante opportunità artistica, ma mise in condizione grazie al potere di Hollywood  a Forman di poter tornare nella sua Praga per girare buona parte del film. Pensate che il permesso nel 1985 lo diedero sì le autorità cecoslovacche a seguito dell’enorme pressione del capo assoluto dell’industria cinematografica comunista che aveva capito la portata anche economica di quella produzione americana che lanciò gli studi cinematografici di Praga che ancora oggi ospitano molti progetti americani ed internazionali.

Ne presi visione personalmente andando di recente sul set di the “Young Hannibal” prodotto da Dino De Laurentiis con la Universal. Le riprese di “Amedeus” a Praga furono costantemente controllate dalla polizia segreta ma  questo non impedì a Forman di esprimere i suoi commenti come quando in un’intervista per una televisione nazionale disse: “Nei paesi comunisti amano fare film sui musicisti, sì soprattutto sui musicisti e sapete perché? Perché i musicisti non parlano, scrivono musica e quindi non dicono nulla di sovversivo.” Dopo il successo di “Amedeus” e soprattutto di “Hair” in teatro, Forman portò sullo schermo la vita straordinaria e trasgressiva di Larry Flynt il celebre patron del magazine Playboy e un film dedicato alla figura di Francesco Goya dal titolo “L’inquisitore” che fece interpretare all’Oscar Javier Bardem e Natalie Portman. Forman si ammalò progressivamente agli occhi e si  allontanò piano piano dai set limitandosi negli ultimi anni saltuariamente a frequentare questi set non come regista ma come attore di registi comunque legati a lui da grande rispetto e d’amicizia,  L’ultima di queste avventure diciamo attoriali fatto anche con  uno sguardo alla macchina da presa che ovviamente con quella capacità professionale che aveva ,  fu il film francese girato nel 2011 “Les Bien-Aimés”  di Christopher Honoré interpretato da Chiara Mastroianni la figlia di Marcello e di Catherine Deneuve che era presente a sua volta nel film. Il film su scelto per la chiusura del 64esimo Festival di Cannes e quell’anno speravamo in tanti di incontrarlo aldilà del film, ma lui non venne.  Il cinema nella sua lunga storia ha avuto come dicevo prima grandi autori che hanno difeso con le loro opere, con le loro idee il concetto di libertà, in Francia su tutti Truffaut, Godard da noi Bellocchio con “I pugni in tasca” e su tutti e ribadisco su tutti dico Charlie Chaplin con “ Tempi moderni”.  Ecco Miloš Forman vive in questo bel giardino.

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

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