di Claudio Riccardi

 

A Roma menzionare il “Cinema delle Provincie d’Essai” equivale a riavvolgere il nastro dei ricordi. Generazioni di ragazzi di Piazza Bologna e dintorni hanno varcato almeno una volta i tendoni di quella sala. Tutt’ora in funzione, il Cinema delle Provincie si presenta come la “Sala della Comunità” della Parrocchia di Sant’Ippolito. E’ riconosciuto, dalla Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura, come Sala d’Essai. Ovvero una sala cinematografica che basa le scelte di cartellone sulla qualità artistica dei film.

Cinema delle Provincie si sviluppa come uno spazio unico, esteso in lunghezza e capace di accogliere fino a 300 persone. Una volta entrati si passa per la biglietteria presidiata dal signor Tonino, che ruota il video e fa scegliere il posto agli interessati. Da qui si scendono le scale ed ecco che in un attimo esplode la meraviglia del cinema. Atmosfera da cinematografo, roba di altri tempi.

Nei giorni scorsi Quarta Parete ha seguito al “Delle Provincie” la proiezione di un lungometraggio, “True mothers”. Film del 2020, diretto dall’astro nascente della scuola giapponese Naomi Kawase. La regista analizza in 2 ore e 20 minuti tutte le sfumature della maternità e il suo impatto sulla vita di una donna. Declinandolo su tre figure che rappresentano, rispettivamente, il desiderio di diventare madre (Satoko), la sua sublimazione e astrazione (Shizue Asami) e la privazione di un figlio (Hikari). Vengono rappresentate l’infinita gioia di essere madre e l’incolmabile tristezza di non poterlo essere. Poli opposti in un mondo dove non esistono colpe, ma solo cause e conseguente. Intorno il clima conservatore del Giappone, rigidi schemi famigliari e sociali che non perdonano inciampi e situazioni alternative al “buon costume”. La sterilità di un uomo (Kiyokazu) e l’incidente di un amore adolescenziale sono vergogne da nascondere. Con la negazione o, peggio, con l’isolamento.

Kawase costruisce un film formalmente e tecnicamente perfetto, in cui i silenzi e gli sguardi sono il centro focale, dove la musica incredibile e delicata del compositore Akira Kosemura regala un’atmosfera unica e indelebile. A ripetizione la macchina da presa si sofferma sul mare di Hiroshima, placido e avvolgente come un liquido amniotico. E poi inquadrature semplici di volti sinceri e spontanei, personaggi che hanno spazio e tempo per evolversi, illuminati da una luce catartica e inarrestabile.

C’è tanta delicatezza nel mostrare e raccontare una storia emotivamente complessa e piena di sfaccettature. Kawase sfida continuo lo spettatore, inducendolo ad assecondare i propri pregiudizi per poi smentirlo con i fatti. Man mano che si dipana la narrazione, il giudizio di chi guarda è portato a sostituire con la pietà e la comprensione l’istintivo moto di disprezzo o rifiuto iniziale.

Le produzioni d’Oriente sono una cifra distintiva del “Cinema delle Provincie”, insieme a prodotti mainstream e pellicole di nicchia provenienti un po’ da tutto il mondo.
La proposta cambia ogni settimana e si articola in tre spettacoli differenti, distribuiti in due proiezioni quotidiane, dal mercoledì alla domenica. Il calendario è puntualmente aggiornato sul sito web e sulle pagine social della sala.

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