di Paola Tiriticco

 

In tempi di lockdown le case sono diventate il nostro universo, nidi di protezione, gabbie dorate o prigioni, con i computer a fare da ponti verso il mondo esterno, tutti abbiamo cercato di mantenere il contatto con il “prima” e per chi ama il cinema un buon surrogato sono state le tante rassegne e retrospettive che ci hanno dato l’occasione di rivedere o vedere dei veri capolavori.

Certo niente a che vedere con una sala cinematografica vera, con le luci che si spengono e la storia che ci avvolge dal grande schermo. Però….. Però si può anche giocare con il cinema.

Ed è davvero un gioco quello che si può fare, ripassando i più famosi film ambientati tutti all’interno di una casa. Un elenco incompleto, quello che segue, e certamente non esaustivo ma che è divertente continuare ad arricchire con nuovi titoli.

Il primo che viene in mente è quello forse più attinente alla nostra situazione attuale di costretti in casa, obbligati dalle circostanze a far passare la giornata senza uscire dalle quattro mura domestiche.

 “La finestra sul cortile” di Alfred Hitchcock (1954),  thriller appassionante con James Stewart e Grace Kelly. Costretto da un incidente a stare in casa, un fotoreporter si ritrova prigioniero, impaziente, insofferente per il grande caldo,  decide quindi, per non annoiarsi, di cominciare a spiare i vicini.  Ne scoprirà di cose in un crescendo di tensione, in un film che è diventato una pietra miliare del cinema.

Nel 1977 Ettore Scola gira un capolavoro assoluto con Sofia Loren e Marcello Mastroianni, “Una giornata particolare”, racconto del 6 maggio 1938, giorno della visita di Hitler a Roma. Tutto ambientato nello stabile di Via XXI Aprile, scava nella sensibilità dei due protagonisti, nelle loro storie di vita, mantenendo sullo sfondo i suoni e gli avvenimenti della “grande storia”. Alla fine della giornata, quando Antonietta-Sofia Loren spegne la luce nulla sarà come prima, né per lei né per l’inquilino del VI piano. La grandezza di Scola sta anche nell’ aver saputo rendere perfettamente le atmosfere del grande palazzo deserto, i suoi suoni, ed i suoi scorci caratteristici, facendolo diventare una parte importante della pellicola.

Una piccola curiosità, Scola ha girato in questo stabile anche “Romanzo di un giovane povero”, a riprova che le case hanno una loro anima e carattere.

Saltando qualche anno, ma rimanendo con Ettore Scola, arriviamo al 1987 con “La Famiglia”, ambientato in una casa borghese del quartiere romano Prati, con un cast stellare che comprendeva Vittorio Gassman, Stefania Sandrelli, Fanny Ardant, Ottavia Piccolo. Impossibile dimenticare il lungo corridoio che fa da sfondo immutabile del passare degli anni e della vita di questa famiglia, dall’inizio del secolo fino appunto al 1987. Un appartamento che diventa protagonista e punto centrale degli avvenimenti e dei ricordi dell’io narrante.

Altro film tutto ambientato in un interno è “The Others” del 2001, diretto da Alejandro Amenàbar con Nicole Kidman in una delle sue migliori interpretazioni. La casa in questa pellicola non è un porto sicuro, le sue mura non proteggono ma coprono un mistero fitto, dove nulla è come sembra e solo alla fine le tessere del mosaico si compongono e la realtà acquisterà il suo vero volto.

Nel 2011 Roman Polanski fa uscire “Carnage” con Kate Winslet, Cristoph Walts, Jodie Foster e John C. Reilly.  Qui la casa fa da palcoscenico a due coppie che si vedono per risolvere quella che sembra essere una piccola controversia tra i loro due figli ma che ben presto diventa l’occasione per uno scontro a tutto campo, partendo dall’educazione dei figli ed arrivando a questioni personali, in un crescendo che li metterà tutti contro tutti.  Le quattro mura domestiche danno un’unità di luogo permettendo di mettere in evidenza le ipocrisie e le idiosincrasie dei protagonisti. Non per niente Polanski ha riadattato una pièce teatrale, facendolo con grande maestria.

E sempre continuando ad indagare sulle false apparenze della borghesia e della sua vita di relazione, ecco un film francese “Cena tra amici” e la sua trasposizione italiana “Il nome del figlio”.  Anche qui degli amici si vedono per una cena. Uno scherzo innocente darà il via ad una sorta di resa dei conti, con la casa a testimoniare la tranquilla vita dei protagonisti, con tutti i suoi simboli borghesi, le giuste letture e la giusta atmosfera.  Un banale screzio farà da detonatore delle tensioni finendo per squarciare il velo dell’ipocrisia.

Anche in “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese (2016) una cena ed uno stupido gioco mettono in luce menzogne stratificate negli anni, travolgendo tutto, amori, amicizie antiche e relazioni. Non risparmiando nulla in una sera ed in una casa che potrebbe cambiare per sempre la vita di tutti i protagonisti.

Infine il film più recente, il coreano “Parasite”, trionfatore agli Oscar, anche questo quasi interamente girato negli interni di due quartieri diversi.

Le due case marcano la differenza sociale dei protagonisti, possono essere tuguri di una camera dove la famiglia vive in modo precario e senza spazi individuali o ville spaziose arredate da architetti di grido. La ricostruzione è minuziosa e l’incontro di queste due realtà farà esplodere in maniera scomposta tutti i conflitti.

Le case, insomma, come fattore essenziale, non sfondo o dettaglio trascurabile ma elemento di vigore, centrale per le storie, per l’ambientazione, per i personaggi e la loro evoluzione psicologica.

 Un’ultima citazione, anche se non proprio di una casa si tratta, ma di un albergo. “Shining”, ovviamente, di Stanley Kubrick con Jack Nicholson (1980), sicuramente il giusto brivido per movimentare questo nostro lockdown.

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