LA RECENSIONE di Sara Marrone

 

 

“Priscilla – La Regina del Deserto”: la rivendicazione dei diritti LGBTQ in un bagno di colori, risate e grandi performance

 

 

Fino al 31 marzo le tre straordinarie Bernadette (Manuel Frattini), Felicia (Mirko Ranù) e Mitzi (Cristian Ruiz) insieme a un cast di esplosivi attori, cantanti e ballerini, fanno tremare il Teatro Brancaccio con il prorompente “Priscilla – La regina del deserto”, il musical record d’incassi tratto dall’omonimo film cult austrialiano del 1994 diretto da Stephan Elliott e vincitore di un premio Oscar. Il musical, prodotto da All Entertainment, per la regia di Matteo Gastaldo e la direzione musicale di Fabio Serri, racconta la storia di due drag queens e una transgender in viaggio verso Alice Springs, nel deserto dell’Australia, a bordo del loro vecchio torpedone, soprannominato, appunto, Priscilla. Durante la loro traversata dovranno affrontare numerosi ostacoli: da un guasto al motore che le blocca in mezzo al deserto, a episodi di intolleranza e transfobia nei bar dei sobborghi australiani, alla scoperta che, in realtà, il Lasseters Hotel Casino nel quale andranno a esibirsi è gestito dalla moglie di Tick/Felicia, che incontrerà per l’occasione, per la prima volta, il figlio di otto anni…

“Priscilla” è un vortice di colori sgargianti, più di 500 favolosi costumi – estremamente appariscenti ma mai banali né stucchevoli (d’altronde, chi meglio delle drag sa esagerare con gusto?), scenografie in costante e rapido movimento, un’orchestra dal vivo che suona a tutto volume i grandi successi pop degli anni ’80 e ’90, infiammando il pubblico – da Aretha Franklin a Madonna, da Cyndi Lauper a Gloria Gaynor – per tre ore di pura energia, mantenuta altissima in ogni scambio di battute, in ogni coreografia, fino alla fine. Chi dovrebbe avere voglia di distrarsi con uno spettacolo tanto coinvolgente? Bernadette, Felicia e Mitzi sono assolutamente favolose, un esempio di coraggio, dignità e onestà da cui chiunque, indipendentemente dal proprio genere o orientamento sessuale, e al di là della superficiale interpretazione delle apparenze, può farsi ispirare. Manuel Frattini, in particolare, si è guadagnato gli applausi più sentiti dal pubblico, per aver saputo interpretare divinamente il personaggio di Bernadette, così come le tre meravigliose Dive, che con le loro voci potentissime fanno venire voglia di alzarsi e ballare, mentre fanno venire la pelle d’oca. In generale, con il contributo di ogni singolo performer sul palco, “Priscilla” è stato accolto con enorme entusiasmo e calore.

“Priscilla – La regina del deserto” è all’altezza del film da cui è tratto e, dunque, delle aspettative che inevitabilmente il pubblico porta con sé arrivando a teatro. Soprattutto, si carica di un messaggio politico importante e delicato – la battaglia che, nel 1994 come oggi, la comunità LGBTQ+ continua a combattere quotidianamente per vedersi riconoscere diritti civili fondamentali e, soprattutto, per difendere la propria vita, ancora messa a rischio da un’omofobia dilagante – usando le armi più potenti del mondo: il riso, l’esuberanza, non avendo paura di prendersi in giro, e insegnandoci, senza morale né dramma, a non prendere troppo sul serio noi stessi né le nostre convinzioni. Non c’è tempo per essere tristi e farsi schiacciare dall’intolleranza. C’è sempre un modo per scherzarci su e andare avanti. “Priscilla” ha davvero un effetto catartico: per quale motivo avere paura e discriminare chi si distingue dalla (noiosa) normalità se è in grado di farci divertire tanto, invitandoci al gioco e a quel sano eccesso che porta a rompere quei vecchi tabù su sesso e sessualità che non hanno più alcuna giustificazione per esistere?

Il debutto al Brancaccio, lo scorso 7 marzo, si è aperto con l’intervento di Adriano Bartolucci Proietti, presidente della XVII edizione degli EuroGames, i giochi internazionali dei diritti LGBT (che si terranno a Roma dall’11 al 13 luglio 2019), che ha acceso simbolicamente la fiaccola dell’evento sportivo multidisciplinare LGBT (aperto a tutti/e) più importante d’Europa. Una serata, insomma, dedicata alla celebrazione delle diversità gay, mettendone in risalto l’allegria e i colori, e sostituirli allo stigma demoniaco e di perversione che ingiustamente è stato loro affibbiato.
“Priscilla” è la Regina del deserto perché è libera e non ha paura di affrontarlo, anche quando non sembra esserci una meta visibile all’orizzonte. L’importante è sapersi godere il viaggio, come fosse sempre Carnevale.

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