di Claudio Riccardi 

 

La catastrofe dell’esplosione nucleare all’OffOff Theatre.

Preghiera per Cernobyl, spettacolo andato in scena dal 16 al 20 febbraio all’Off Off Theatre, affronta il dramma ambientale e umano del più grande incidente nucleare della storia. Episodio che nel 1986 mise il globo di fronte al rischio concreto dell’autodistruzione. Una minaccia assoluta cui seguì un grido all’unisono dei civili e della comunità internazionale: “mai più!”. Appello rimasto però inatteso perché siamo qua, ora, in questi giorni, con il fiato sospeso e lo sguardo rivolto alla guerra in atto sul territorio ucraino, ai cancelli di Cernobyl.

Risuona dunque ancor più attuale la disperazione che Mascia Musy ha portato con grandissimo trasporto sul palco dell’OffOff. Il testo è adattamento del libro “Preghiera per Cernobyl”, scritto da Svetlana Aleksievic e premiato con il Nobel nel 2015. Opera di straordinaria forza emotiva che prende spunto dallo scoppio alla centrale dell’allora Unione Sovietica per raccontare con diverse inquadrature le devastanti conseguenze umane, sociali e politiche. Ignote, perché senza eguali nella storia contemporanea. Sullo sfondo, il disfacimento del comunismo.

”Non si vedeva la morte – scrive Aleksievic – non si toccava, non aveva odore. Mancavano persino le parole per raccontare della gente che aveva paura dell’acqua, della terra, dei fiori, degli alberi. Perché niente di simile era accaduto prima. Le cose erano le stesse, i fiori avevano la solita forma, il solito odore, eppure potevano uccidere.”

Nella riduzione per il teatro, Musy e il regista Massimo Luconi focalizzano l’attenzione su un episodio del libro. La storia di un uomo e una donna, marito e moglie, in attesa del loro primogenito. Cernobyl interrompe il loro percorso, irrimediabilmente. Lui, vigile del fuoco, volontario intervenuto immediatamente per rimediare alla catastrofe, viene travolto dalle radiazioni. Veleno invisibile che non lascia scampo: per il suo corpo iniziano 14 giorni di un’agonia terrificante, su un letto di ospedale. Al suo fianco la moglie, interpretata da Musy, travolta dal dolore, ma anche sovraumana nella prova che dà fino all’ultimo secondo di un saldo e sincero amore. Oltre ogni ostacolo, oltre il beffardo destino. Sentimento incrollabile e capace di andare oltre i confini del visibile. Amare indefessamente, nella quotidianità di un’esistenza senza futuro. Scenografia essenziale, perfetto l’ambiente musicale creato da Mirio Cosottini.

Mascia Musy, superlativa nella sua prova attoriale, commenta:  ”Non appena ho letto Preghiera per Cernobyl ho pensato che anche il teatro poteva ma soprattutto doveva fare la sua parte, per far conoscere nel dettaglio questa terribile tragedia ambientale dalla quale abbiamo ancora molto da imparare, oggi più che mai, e per non dimenticare.”

Dal pubblico dell’OffOff sono arrivati applausi convinti e un senso di coinvolto smarrimento. I traumi lasciano cicatrici indelebili nei cuori e nelle menti, ed è amaro osservare come la sofferenza e la prevaricazione continuino a rappresentare componente costitutiva nei rapporti tra gli uomini.

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