di Roberto Berlini

 

Da martedì 18 a domenica 23 gennaio è andato in scena al Teatro Vittoria lo spettacolo-concerto “La pianista perfetta” di Giuseppe Manfridi, per la regia di Maurizio Scaparro. Abbiamo potuto vedere Guenda Goria nel ruolo di protagonista e concertista, affiancata da Lorenzo Manfridi.

Più di un concerto pianistico è stato lo spettacolo dal titolo “La pianista perfetta” andato in scena al Teatro Vittoria a gennaio 2022. Il pubblico è stato guidato nell’ascolto di esecuzioni pianistiche dal vivo e dalla storia umana e artistica di Clara Josephine Wieck Schumann, interpretata da Guenda Goria.

Con pathos ed eleganza Guenda Goria ha raccontato il tormento della grande concertista nei confronti di suo marito Robert Schumann, compositore e figura di spicco del romanticismo tedesco. Un grande amore che ha sofferto della malattia di quest’ultimo e della responsabilità che si è assunta Clara Schumann in quanto artista, moglie e madre di otto figli.

Il pianoforte è stato il protagonista del palcoscenico. Nero, a coda, immerso in una scenografia essenziale. Guenda Goria ha suonato composizioni sia di Clara Schumann che del marito, sottolineando in maniera mai pedante – e ben inserita nella storia – le deferenze di stile che si possono incontrare tra le opere scritte da Clara Schumann e quelle del marito.

Vorrei sottolineare come nella narrazione dello spettacolo si siano sapute inserire considerazioni di tipo artistico e tecnico, in una forma tanto chiara quanto – mi passerete il termine – “leggera”. In costume d’epoca Guenda Goria, con la scusa di parlare ad un ragazzo “assistente” convenuto nel teatro, ha trovato occasione di poter spiegare al personaggio e al pubblico la differenza tra un pianoforte da salotto e uno da concerto. O ancora, alcuni particolari e vicende della storia che suggerivano come dovesse essere una sala da concerto della metà del XIX secolo.

Ponte tra noi pubblico e l’impegnativo personaggio di Clara Schumann è stato dunque questo “assistente” interpretato da Lorenzo Manfridi. Non abbiamo potuto che immedesimarci in lui: nella sua timidezza e soprattutto nella sua curiosità nel voler scoprire, a poco a poco, la protagonista della storia.

Dopo gli scroscianti applausi che hanno accompagnato gli inchini dei due attori, Guenda Goria ha voluto ulteriormente deliziare il pubblico con un omaggio al compianto maestro Ezio Bosso, eseguendo al pianoforte una sua composizione.

Per la gradevolezza dello spettacolo e anche per la sua capacità divulgativa trovo felicissima questa forma di “spettacolo-concerto” che in maniera non didascalica, e sfruttando appieno la potenza di una narrazione, sa avvicinare il pubblico ad una realtà sicuramente complessa come quella della musica classica.

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