di Tonino Pinto *

 

Mentre Michael Cimino, il regista premio Oscar de “Il Cacciatore” iniziava a costruire una gigantesca riproduzione di una strada di Chinatown negli Studios che Dino De Laurentiis, grazie ad un finanziamento pubblico aveva da poco realizzato a Wilmington nel North Carolina, i costi per “L’Anno del Dragone”, protagonista Mickey Rourke, erano diventati eccessivamente alti. Ma Cimino voleva sempre di più’ e meglio, mentre De Laurentiis ridimensionava le sue pretese. Cimino a volte finiva per irritare tutta la troupe con la sua arroganza anche lo stesso Brian De Palma, leggendario premio Oscar come direttore della fotografia di film come Scarface.

Tutto questo è solo una mezza paginetta di un libro che di pagine ne conta 535 dal titolo “Cercando la Luce”, emozionante autobiografia del regista premio Oscar, Oliver Stone (il regista ribelle di Hollywood). In effetti sono molte le ragioni che mi hanno spinto a leggere questo libro, prima fra tutte la segnalazione della cara collega della Rai, Daniela Tagliafico, la curiosità per un regista che ho intervistato più’ volte, oltre al fatto che nel libro si parla di Dino De Laurentiis grande produttore Italiano che ad Hollywood è diventato una leggenda.

Oliver Stone regista di film come “Salvador”, “Platoon”, ”Wall Street”,” Nato il 4 Luglio”, ”JFK”, ”Natural Born Killers”, e ”The Doors”, ma anche grandissimo sceneggiatore che si impose ad Hollywood  vincendo l’Oscar con “Fuga di mezzanotte”. Ex marine, decorato al valor militare nella guerra contro il Vietnam, Stone dopo il successo planetario del film diretto da Ridley Scott a cui seguirono le sceneggiature di film come “Conan il barbaro”, “Scarface”, “L’anno del Dragone” ed “Evita”, si è distinto anche come documentarista, fra questi merita di essere citato “Il Comandante”, girato nel 2003 all’Avana a Cuba, dove realizzò una lunga intervista con Fidel Castro. In quell’occasione lo intervistai chiedendogli che cosa sarebbe accaduto secondo lui a Cuba dopo la morte di Fidel: La sua risposta che inserii nel mio documentario “Somos Cubanos”, realizzato per il Tg1 poco prima della scomparsa del Comandante fu: ”Resisterà Cuba alla globalizzazione”?

 Oliver Stone ha conquistato il suo primo Oscar come regista nel 1987 per “Platoon”, il secondo nel 1990 per “Nato il 4 Luglio”, ha collezionato dall’Accademy otto Nomination, a parte l’Oscar nel 1979 per la sceneggiatura non originale per il film “Fuga di mezzanotte”, conquistando ben cinque Golden Globe.

Uno dei capitoli del libro di Oliver Stone che visse negli Studios fondati da De Laurentiis a Wilmington, è dedicato alla sua esperienza di sceneggiatore di “Nell’Anno del Dragone”: ”Girare con Cimino” scrive Stone, “non era certo facile per nessun produttore, poteva riuscirci solo un grande professionista come Dino De Laurentiis”. I due si incontrarono più di una volta e una di queste fu quando riuscì a sfilare a Stone il progetto sul film “Conan il Barbaro” che Dino poi, dopo alterne vicende portò al successo mondiale lanciando Arnold Schwarzenegger e che Oliver Stone nel suo libro verità’, racconta così’: ”Ero stato appassionato da giovane di fumetti e quando un produttore indipendente mi offrì  un contratto per scrivere la sceneggiatura e dirigere “Conan il Barbaro”,  ispirato ai racconti  pulp scritti da Robert Howard, colsi l’occasione al volo. Edward Pressman il produttore, era lo stesso che aveva realizzato i primi film di Brian De Palma e Terrence Malick, al mio fianco come co-regista ci sarebbe stato lo scenografo Joe Alves, lo stesso che aveva collaborato con Spielberg per “Lo Squalo” e “Incontri ravvicinati del terzo tipo”. Contemporaneamente fu messo sotto contratto Schwarzenegger il più famoso culturista del mondo (la cui vita cambiò grazie a Dino De Laurentiis fino a diventare molti anni dopo Governatore della California). ”Rinunciai alla regia”, scrive Stone, riponendo le mie speranze in un giovane ma già  affermato Ridley Scott, regista inglese che  pur condividendo il progetto non poteva accettarlo. perché impegnato nella realizzazione di “Alien” e successivamente di “Blade Runner”.  “Ancora una volta mi ritrovai con le mie speranze calpestate” scrive Stone,””. La sera stessa organizzammo a Londra un incontro assieme a Pressman con Dino De Laurentiis, che sfoderò tutte le sue arti di venditore e dopo nemmeno un’ora, ci accorgemmo di aver commesso il fatale errore di cedergli i diritti sulla realizzazione del film, consentendo allo stesso Pressman di recuperare i soldi che finora aveva speso, mentre io in compenso avrei ottenuto un generoso compenso come sceneggiatore”.

Una volta intervistando Oliver Stone ospite del Festival del Cinema dei ragazzi di Giffoni, mi disse che malgrado il successo, ogni suo film ha creato, si delle attese e anche degli incassi al box office, ma anche delle polemiche, soprattutto da parte di una certa critica americana che lo etichettava come regista fortemente politicizzato; un po’come se fosse tornato una specie di maccartismo. Quella critica in effetti non ha mai risparmiato a Stone pareri negativi anche se “il regista ribelle” era temuto, basti pensare al dissenso creato non solo dalla critica, ma anche dall’industria cinematografica targata Hollywood, soprattutto quando si seppe che Stone stava lavorando ad un film sugli attentati alle Torri gemelle a New York nel 2001, quando poi quel film “World Trade Center” venne dedicato al coraggio di uomini e donne che si prodigarono nei soccorsi. Stesso trattamento che subì ”JFK ”, che pure vinse un Oscar grazie all’italiano Pietro Scalia per il montaggio. Il film, già un mese prima delle uscite nelle sale, venne accusato di essere falso e con riferimenti storici distorti e non reali e questo perché’ Oliver Stone con quel film abbracciava la tesi del complotto politico sull’assassinio di John Fitzgerald Kennedy.

Una delle verità raccontate nel suo libro è quella dell’uso frequente di droghe e delle continue dispute con i produttori per imporre le sue storie”. Nel mondo del cinema” scrive il regista, ”amico è  un eufemismo”; in realtà quando Stone cercava di chiudere un film c’erano sempre degli ostacoli, come accadde per la realizzazione di “Platoon”. ”Si trattava” sempre di un problema politico” , questa volta con la potente MGM.”, tanto Alexander Haig  che era Segretario di Stato durante l’amministrazione Reagan, quanto Henry Kissinger l’alter ego di Nixon in Vietnam, erano nel consiglio di amministrazione della MGM e non volevano che gli Studios realizzassero un film come Platoon. Protestai, anche se secondo me non ne avevano nemmeno provato a discuterne: “Ma da quando in qua era necessaria l’approvazione di un Consiglio di Amministrazione per realizzare un film per il quale Dino De Laurentiis era disposto ad accollarsi tutto il rischio”. ”Anche Dino” continua Stone, ”rimase sorpreso, e si rese conto che con Platoon aveva in mano una patata bollente. Stava accadendo la stessa cosa successa a “Nato il 4 luglio”. Non c’era spazio per film realistici sul Vietnam, mentre quelli inverosimili come “Rambo”(1982) e “Rambo”2” (1985) con Sylvester Stallone, mietevano grandi incassi al pari di “Rombo di Tuono” con Chuck Norris. Reagan diceva a proposito del Vietnam: “E’ giunto il momento di riconoscere che la nostra è stata in verità’ una nobile causa”. “Dino De Laurentiis aveva davvero provato a realizzare il film, non potevo rimproverargli niente”.

In seguito dopo anni e una causa vinta con De Laurentiis per riavere i diritti della sceneggiatura e dopo aver finalmente fatto “Salvador”, Stone riuscì’ nel 1985 a dirigere “Platoon” e a conquistare l’Oscar nel 1987 come miglior regista nonché la nomination per la sceneggiatura e come miglior attore a James Woods per “Salvador”.

Significativo quello che scrive Stone nel suo libro: ”Un altro colpo  basso fu la notizia che il Festival di Cannes aveva rifiutato “Salvador” se pur acclamato dalla critica, in quanto “troppo pieno d’azione” che  per loro significava “commerciale”. Fu il primo di una serie di rifiuti da parte di Gilles Jacob, il mandarino francese per molti anni a capo del Festival. Jacob, che sembrava trovare volgari i miei film, rappresentava uno di quei sommi sacerdoti che cercano di controllare la cultura perseguitando chiunque di noi cerchi di ribellarsi. “Come potevano voltare le spalle a un film che puntava i riflettori sulle violazioni dei diritti umani durante un’efferata guerra civile, quando poi a Cannes erano passati film come “La Battaglia di Algeri” di Pontecorvo e “Z – L’orgia del potere” di Costa Gavras”.

Ma Oliver Stone il ribelle che con i suoi film conquisterà  mercati e gli Oscar non finisce  qui di stupire il lettore del suo libro feticcio,  fotografando senza veli anche la sua vita privata fatta di alti e bassi, droghe e affetti familiari, l’amore per il padre e la madre, le sue tre mogli, gli adorati figli che sono e restano un punto fermo della sua vita così conclude: ”Cercavo la luce, quei due film, avevano rappresentato uno straordinario viaggio dalle stalle alle stelle, alla vetta di quella montagna che è Hollywood. “Con Salvador avevo scagliato il sasso forte e lontano, con Platoon, ero riuscito ad arrampicarmi fino alla cresta e vedevo la luce, il denaro, la fama, la gloria e gli onori. Era tutto li, nello stesso luogo. Il tempo vola, forse era una gara contro me stesso in una galleria di specchi da me stesso costruita. Oggi dopo tanti anni mi guardo indietro e capisco che allora non avevo idea della tempesta che mi aspettava ma sento a pelle di aver raggiunto un momento della mia vita, la cui gloria sarebbe durata per sempre”.

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

 

 

Condividi su: