di Paola Tiriticco

 

Magia, favola, musica, antica saggezza popolare, vecchie storie e cantastorie, colori, paesaggi irreali e scorci di Sicilia.  Tutto questo è “La famosa invasione degli orsi in Sicilia” tratto dal romanzo scritto ed illustrato da Dino Buzzati nel 1945 e pubblicato a puntate sul Corriere dei Piccoli. Il film di Lorenzo Mattotti, un lungometraggio animato di produzione franco-italiana,  è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma 2019, ha vinto il premio come miglior regia nella sezione Alice nella città, ed è ora candidato ai David di Donatello come migliore sceneggiatura non originale.

Non era facile ricreare le atmosfere di Buzzati senza tradire la sua visione pessimistica della vita ma rispettandone anche la capacità artistica, poliedrica e sognatrice. Mattotti ci riesce in pieno, realizzando un film fedele al racconto ma anche capace di portarci in mondi fantastici, in un tempo ancestrale, un tempo in cui” gli orsi era buoni e gli uomini empi”,  in cui i menestrelli giravano nei paesi e portavano le favole ed i sogni con parole antiche, versi in rima in un dialetto siciliano che ci incanta e ci fa volare lontano.

E’ un tuffo in quella che è la nostra cultura in senso più profondo, quella cultura antica fatta di miti, di celebrazione del coraggio e dell’onestà, quella cultura che parte dagli aedi greci per attraversare tutti i paesi del mediterraneo e, così arricchita di tante storie, costituisce la base del nostro immaginario. Il re degli Orsi Leonzio parte alla ricerca del figlio Tonio, scomparso, ed entra così in contatto con gli umani, ed è proprio nella convivenza tra orsi e uomini che si rivela il pessimismo della ragione tipico di Buzzati, salvato però e mitigato dalla natura che in questa favola rappresenta il bene.

Ne esce una Sicilia colorata, con i paesi affacciati sul mare e all’interno aguzze montagne, che a volte proteggono a volte sono nemiche, una musica che accompagna la tradizione orale di due cantastorie che ci trasportano lontano con la loro voce, con i disegni e con le atmosfere che sanno evocare. Eccoci in un altro mondo, a noi molto familiare, con i fichi d’india e le cicale, un re tiranno e un re buono, un traditore ed un finale che non è il “vissero felici e contenti delle fiabe” ma è l’ottimismo dalle mille sfaccettature della vita vera.

Il vecchio orso ha la voce commovente di Andrea Camilleri e ci insegna con dolcezza che “le cose non sono sempre come sembrano” e che “i sogni più belli hanno una fine”.Che bello però godersi la favola, immergersi in un’altra dimensione, perdersi in un racconto incantato, lasciarsi portare lontano.Tutto questo sono gli 82 minuti del film di Mattotti, e certamente oltre ai disegni, ai colori e alle musiche, molto si deve alle voci di Toni Servillo, Antonio Albanese, Linda Caridi, Maurizio Lombardi, Corrado Invernizzi, Corrado Guzzanti e, come già detto prima, un Andrea Camilleri capace da solo di portarci in mondi fantastici.

E per finire un ultimo dettaglio, le due persone alle quali il film è dedicato: Almerina Buzzati, che dà il nome alla piccola protagonista della storia, moglie, custode e garante dell’eredità intellettuale di Dino Buzzati e Carlo Mazzacurati.

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