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Nuotare per volare: volteggiare in mezzo al mare

Il mare calmo, il mare mosso. Il mare di cristallo, il mare che porta a spasso

Dal 21 al 22 marzo, dalla serata esordiente al pomeriggio susseguente, il Piccolo Teatro di Catania ha dato risalto ad uno spettacolo che di scenografico non prevede pressoché niente. Nessun allestimento particolare che intercede tra il testo e lo spettatore, per far sì che questi possa dislocare, possa trasferirsi dentro un altro spazio, dentro un’altra epoca temporale: dagli anni Ottanta e ancora a indietreggiare, fino al primordiale. Da un nonno pescatore ad un padre professore: i pesci da contare e alla lavagna infiniti numeri da imparare. E un figlio venuto al mondo, un neonato da battezzare.

Stefano Panzeri

Qualsiasi allestimento scenografico particolare diventa marginale, se in taluni casi sono le parole a detenere quel supremo e incondizionato potere, quello che qualsiasi oggetto, anche il più simbolico, faticherebbe ad eguagliare: il potere di creare e costruire, di sognare e fantasticare. Il potere di evocare. Di rappresentare con la mente e con il cuore una distesa d’acqua celeste e celestiale, tanto vasta quanto sovrannaturale: il mare. Un mare non tangibile, un mare non materiale, un mare da immaginare. Un mare ricolmo di memorie da conservare e di suoni da ascoltare. Di profumi da annusare e colori da contemplare.

E di storie. Di storie da non finire mai di raccontare. Dai sorrisi di luce alle lacrime di sale. In una terra di luna e di sole. Una terra da abitare, la terra degli squarci, di un sisma che fu fatale. Una terra da lasciare e la brama di tornare. Storie da un metaforico diario da sfogliare, dal parto all’ultimo respiro, dal leggendario a quel che è più vero. Dai presepi in miniatura a Ulisse e su una barca una tortura. Dal Settentrione piemontese al Meridione messinese. Da Torino alla Sicilia. Il mare di Sicilia. Il Faro di Messina. Il mare sullo Stretto. Il mare come specchio e a riflettersi il firmamento.

Nessun allestimento scenografico particolare, quindi, eccetto un piano d’appoggio issato e verticale sul quale riprodurre il gesto di nuotare, dissimulando di immergersi e di galleggiare, fra onde da accarezzare e fondali da ammirare. Una tastiera da suonare. Suonare per accompagnare. E un desiderio da conseguire: attraversare quel lembo oceanico di mare, vagabondare tra una corrente più alta ed una più normale: un’impresa non facile da realizzare. Nel frattempo, però, c’è la poesia a incoraggiare: uno zaino da svuotare e dei fogli da sparpagliare. Dei fogli per rimare, di metriche per scrivere, per continuare a verseggiare. E un fanale blu: blu come il mare. Il mare mio, il mare che ha dipinto Dio.

Giorgia Faraone

Il mare come linfa ispiratrice di una drammaturgia che ha una peculiare linea direttrice. A tracciarla Giovanni Arezzo, a configurarla un attore, della veste registica altrettanto valente indossatore, per un ulteriore attore e per una cantautrice. Per Stefano Panzeri e Giorgia Faraone, l’uno dalla dialettica rivelatrice e dall’eloquenza evocatrice, l’altra una voce eufonica, una voce incantatrice. Una voce ultraterrena, di echi e armonie generatrice: un canto sirenico e siderale sprigionato dal mare e che del mare, anch’esso, dice.

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Stretto – scritto e diretto da: Giovanni Arezzo – con: Stefano Panzeri – musiche dal vivo: Giorgia Faraone – poster design: Peppe Occhipinti – produzione esecutiva: Costanza Amodeo – produzione: Vimas Teatro – foto: Dino Stornello – Catania, Piccolo Teatro della Città (21 e 22 marzo 2026)

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