di Miriam Bocchino

 

È stato in scena durante l’ultima edizione del Roma Fringe Festival lo spettacolo “Magda – A very punk soap opera”, scritto da Michele Furfari e diretto dal collettivo Guerrilla Sports.  

L’opera narra il controverso incontro tra una prostituta dell’est, Magda (Valentina Violo) e un predicatore – trapper, Ysus (Riccardo Pumpo). 

La donna, una escort BSDM, accoglie quotidianamente i suoi clienti in una stanza misera e buia; svolge un lavoro che le consente di mantenersi senza l’aiuto di un protettore.  

In questa vita, apparentemente squallida, sopraggiunge Ysus: l’uomo vuole che la donna lo segua e smetta di compiere la sua professione. Magda, che da sempre sogna un futuro diverso, accetta di buon grado di appoggiarlo nella sua missione: fondare un movimento che possa consentire alle persone di redimersi.  

“Io posso darti di più, una dignità. Insieme possiamo dare speranza alla tua gente.” 

 La donna viene attratta dalla grande possibilità che intravede: riuscire a cambiare la propria vita, migliorandola e divenendo “qualcuno”.  Ysus, infatti, le promette che avrà un ruolo specifico nel movimento: aiutare le donne e i più bisognosi. Ma il miraggio, repentinamente, si scontra con la realtà e lo spettatore assiste a un cambio di scena che sembra proiettare nuovamente Magda in una stanza buia e misera.  

I soldi della donna stanno finendo, Ysus continua a rincorrere un sogno sempre più lontano e la relazione tra i due non si concretizza intimamente. Magda, infatti, è stata scelta più per necessità che per un vero intento d’amore.  

“Magda – A very punk soap opera” è uno spettacolo originale che tuttavia fa sorgere un grande interrogativo: ciò a cui si assiste è geniale o assurdo e mal riuscito? La risposta, probabilmente, non giungerà mai.   

Alcuni elementi, sicuramente, suscitano ilarità e lasciano interdetti: l’arrivo della valletta con il cartello “Grazia” sulle note di una musica mistica, le melodie trap che inneggiano all’amore e alla redenzione, la pseudo – impotenza di Ysus o la figura di Maria, madre dell’uomo, che mal sopporta la “nuora”.  

L’opera teatrale sembra mescolare il sacro e il profano: Magda non è forse la Maria Maddalena delle Sacre Scritture?  

Lo spettacolo, a tratti dissacrante, riesce a raccontarci sul finale il suo vero intento: narrare l’emancipazione di una donna che, riacquistando la propria identità, si eleva dal suo ruolo di sottomissione e acquista volontà. 

 

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