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L’ultima nota tagliente del diavolo

“Il Dio del Nulla”: un viaggio disturbante tra ambizione, manipolazione e morte firmato da Gennaro Russo

Si esce confusi dalla visione di questo spettacolo: niente di male, anzi bersaglio raggiunto, se questa è la segreta intenzione degli allestitori. Niente principio di causalità a reggere la trama, nessun contributo esplicativo dal singolare esergo che accoglie gli spettatori lungo le scale, solo l’immersione in una atmosfera che rimanda al thriller, qualche ascendenza riconoscibile (abbiamo colto quella che richiama la trama di Misery non deve morire) un impianto mefistofelico a sottolineare che il ciclo della ambizione conosce non di rado risvolti perversi. D’altra parte siamo abituati da una certa drammaturgia contemporanea a non pretendere che gli sviluppi sino necessariamente annodati alla filiera logico-sequenziale. Quel che conta è, appunto, il riflesso determinato allo spettatore all’uscita.

Purché non sia stato involontario.

Silvia Pucci e Gennaro Russo

I caposaldi della trama vedono Sebastian, un giovane musicista lasciarsi attirare all’interno di un club opaco l’Eden perduto, dove opera un sinistro soggetto, Elia, scandagliatore delle debolezze altrui nelle mentite spoglie di impresario dedito alla ricerca di talenti. Nessun tavolo dialettico tra i due, solo il semplice atteggiarsi coreutico della danza maligna in modalità capziosa. Tra i due si intrattiene una relazione insana che a un certo punto sfocia in un gesto di violenza: il perverso Elia, colpisce alla testa il malcapitato Sebastian che perde i sensi, finendo legato a una sedia, nei bassifondi del locale, mentre al piano superiore imperversa la musica, una chiave metaforica per alludere alla indifferenza del mondo normale, mentre nei piani scuri della vita si consumano le peggiori atrocità.

Il piano diabolico che anima l’azione di Elia, sembra volerne affermare una certa onnipotenza maligna nella orchestrazione delle nefandezze che contrassegnano la sua sete di supremazia. Ma l’ingresso di un terzo personaggio, la livida, ma affascinante Lady D, pur nel passo entropico che continua a imperversare nella narrazione, sembra rimettere le cose a posto. È sua la regia, è sua la chiave che apre e chiude tutte le esistenze. La sua vocazione identitaria non prevede entità vicarie. È la Morte a decidere le sorti di una vicenda umana, senza che usurpatori invidiosi (tale sembra essere Elia) tentino di rubarle la scena.

Gennaro Russo nella doppia veste di Elia e di drammaturgo dello spettacolo Il Dio del Nulla, mostra una poliedricità nell’interpretazione e un forte carisma nella scrittura del testo con la regia di Francesco De Francesco. I suoi compagni di viaggio non sono da meno ma ottimi esecutori di scena come Nicoloʻ Berti e Silvia Pucci.

Silvia Pucci, Gennaro Russo e Niccolò Berti

L’esperienza quotidiana, purtroppo, ci ha abituati un po’ tutti a sperimentare certe logiche di sopraffazione sulla nostra pelle. Anche senza entrare in un locale fumoso come l’Eden perduto, alla ricerca di notorietà a prescindere da talento e gavetta.

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Il Dio del nulla di Gennaro Russo – Regia: Francesco De Francesco – Con Niccolò Berti, Silvia Pucci, Gennaro Russo – Assistente alla regia: Francesco Pepe – Coreografia: Maria Concetta Borgese – Voci Off: Studenti della Inlakesh Film – Disegno luci: Gloria Mancuso – Luci: Sabrina Fasanella – Teatrosophia dal 21 al 25 maggio 2026

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