di Paola Tiriticco

 

Le OGR (Officine Grandi Riparazioni) sono state il simbolo della Torino operaia di fine Ottocento, di quella classe fiera del suo lavoro che ha fatto grande questa città.

Dopo la chiusura negli anni ’90 la decadenza è stata inesorabile, fino all’abbandono e al degrado e a quell’unico progetto che sembrava decretarne la fine: la demolizione.

Invece le OGR sono state protagoniste di una rinascita che ha trasformato il quartiere e ha dotato la città di uno spazio dove le idee fioriscono, le persone si incontrano e la creatività trova casa.

Un edificio a forma di F dove un tempo si riparavano le locomotive è oggi un’area di 20.000 mq e 16 di altezza diventata la casa di mostre, iniziative e convegni, luogo di incontro che ospita spettacoli, concerti, teatro, danza.

Tutta una parte è poi riservata proprio alla storia delle OGR.   Infatti con un tour in 3d si può tornare indietro fino al 1910 e seguire l’entrata degli operai, le locomotive da riparare, i loro strumenti di lavoro.

Ci si immerge in un altro mondo con i racconti di coloro che in questa fabbrica hanno lavorato, ma quando poi ci si guarda intorno non c’è niente di più moderno degli allestimenti degli spazi, di un’area dove musica, sperimentazioni, mostre e tradizione convivono.

Nel cuore delle OGR c’è una zona che viene paragonata ad una cattedrale, il Duomo, perché davvero ricorda una chiesa gotica per la sua altezza, per gli spazi verticali, per la sua essenzialità quasi sacra. L’altezza di 19 metri doveva consentire al vapore di uscire dalle officine e oggi ospita conferenze e simposi.

È facile immaginare la vita degli operai e il loro orgoglio di fronte alla modernità, a quell’invenzione (il treno) che permetteva di spostarsi come mai prima, simbolo di un nuovo, luminoso e promettente futuro.

Ed eccolo qui il futuro, quel filo di modernità che si è srotolato fino a noi, lasciandoci uno spazio che, così ben rinnovato, è fruibile da tutti e diventa punto di incontro per tutti.  Il presente è nelle mostre ma anche nel bar che ospita gli studenti del vicino Politecnico, negli incontri di lavoro su quello che è chiamato Social Table, perché accoglie tutti, è attrezzato per lavorare e per scambiarsi idee e progetti.

L’arte, la scienza, la creatività, lo studio, la socialità sono tutti parti di uno stesso mondo, indispensabili e interconnessi. Si respira cultura ovunque ci si giri, a cominciare dall’installazione realizzata da William Kentridge nella Corte Est,  “Procession of Reparationists”(2017). L’artista ha realizzato una processione di figure ispirate agli operai al lavoro ma che qui simbolicamente riparano treni e corpi.

Insomma un luogo davvero da non perdere, uno di quei posti dove è bello andare per tanti motivi diversi ed ogni volta si scopre qualcosa, fosse anche solo respirare un po’ di questo interscambio creativo.

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