di Giorgia Leuratti

Il suono amplificato di una dance pop music, luci intermittenti, stroboscopiche: interrotto dal rintocco di un portone tutto s’arresta mostrando un ambiente cupo, una donna sfarzosa vestita di nero.
Al Teatro degli Eroi dall’8 settembre “Le follie di Frankenstein” di Peter Walker e Katherine Jean Leslie per la regia di Emilia Miscio.
Un gruppo di sciatori invade lo spazio: ignoto, il luogo che li ospita non è più rifugio salvifico ma castello surreale, inquietante.
Se la donna si dichiara erede del celebre Frankenstein, anche i suoi nipoti recano lo stesso cognome, l’uno eccentrico inventore, l’altro medico temibile per le sue manie di grandezza.
Procedendo su una successione di sketch traballanti fra il comico e l’orrorifico; la commedia – a tratti divertente- stenta a raggiungere l’armonia tra le due parti faticando nel render manifesta un’effettiva carica originale.
La molteplicità di personaggi- colorata cifra stilistica della regista- non sembra raggiungere in questo caso la sua carica innovativa: agenti perlopiù come coppie dialoganti, i personaggi non si configurano come identità precise, né come strumenti di affezione o coinvolgimento.
“Questo castello potrebbe essere infestato”- se l’accostamento tra la vicenda di tradizione Shelliniana e la senza dubbio attuale ricerca spasmodica alla giovinezza, si prefigurava come spunto interessante, non è forse la chiave comica-aneddotica il mezzo più eloquente ad esprimerlo nella sua totalità.
Ipnosi, botole segrete, intrecci amorosi: il dualismo tra i due discendenti nasce dalla volontà di un riconoscimento, di un cognome difeso a costo di inganni e sabotaggi: questo un accenno non stratificato ma interessante.
Sulle scene di Giorgio Miscio, un cast composto da Cristiano Migali, Emanuele Vircillo, Marco Gargiulo, Jessica Ferro, Mattia Cirelli, Antonino Palmeri, Arianna Bigazzi, Federica Pallozzi Lavorante, Fabrizia Sorrentino, Sara Zottoli, Gabriella Iovino, Giada Randazzo, Alessia Borgioni, Elisa Forte, Stella Isoli. 

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