Perdersi nel cuore della follia shakespeariana per ritrovare la verità attraverso la maschera.
Siamo tutti invitati alla festa di Carnevale organizzata dal principe Hamlet all’interno del suo castello, a Elsinore. Il motivo di questa festa? saranno i suoi invitati a doverlo scoprire, e possono farlo solo attraverso la scoperta della propria follia, della propria verità.

Elsinore Carnival, Tragedia della Follia, una produzione Project xx1, apre le sue porte dal 10 aprile all’Area xx1. Un progetto che va ben oltre la concezione tradizionale di teatro: è un viaggio narrativo e visivo, costruito come un’esperienza sensoriale che chiama il pubblico a varcare la soglia di un universo vivo, vibrante, capace di spingere lo spettatore a un percorso dentro sé stesso, attraverso le stanze del castello. Questa festa, come qualsiasi evento a corte, ha le sue regole : si entra con la maschera e si toglie solo all’entrata dello spazio, o la può togliere uno degli abitanti di Elsinore; lo stesso vale per la parola, concessa solo dagli ospitanti. Oltre a ciò, lo spettatore, o meglio, l’ospite, è libero di girare, esplorare gli ambienti, osservare ciò che accade intorno, seguire un personaggio piuttosto che un altro. Non c’è un’unica narrazione, un’unica versione della storia, ma è il visitatore a crearsi la propria versione. Esattamente come la verità, tema cardine che accompagna lo sviluppo della performance: ognuno ha la propria.
La vicenda shakesperiana è il nucleo di questa produzione: il castello, la follia come zona di verità e il tema della maschera come dispositivo di svelamento. Il riferimento è sia narrativo che strutturale: la corte di Elsinore diventa un ambiente frammentato, in cui il potere si manifesta attraverso apparenze e inganni; ma la condizione di spaesamento dei personaggi dentro una trama già scritta, interpretata dagli attori e vissuta dagli spettatori, strizza l’occhio all’Amleto secondo Tom Stoppard: Rosencrantz & Guildenstern Are Dead.
Per Dario Fo “la maschera ti costringe a dire la verità”, e in questo caso ad indossarla è chi osserva e non chi attua: è lo spettatore che affronta la verità, sia quella che si cela dietro alle vicende della corte di Elsinore, sia la propria. La maschera contribuisce ad allontanare chi la indossa dai dettami e dai preconcetti socialmente accettati, liberando la versione più autentica di sé stessi: il monologo iniziale di Hamlet che introduce la performance è un invito alla ricerca della propria follia, che coincide con la ricerca della verità interiore. Per entrare alla festa di Elsinore non basta la sospensione dell’incredulità, ma occorre lasciarsi andare per trovare la propria strada, che essa sia lineare o che diventi un loop di scene ripetute a cui lo sguardo dell’osservatore dà un’interpretazione diversa di volta in volta. Elsinore Carnival supera i confini dell’esperienza teatrale, diventando quasi un percorso psicologico per chi lo attraversa.
La realizzazione è a dir poco straordinaria, nella sua totalità: l’allestimento scenografico, le luci, i suoni, gli odori. Ogni elemento dell’ambiente scenico è perfettamente orchestrato, sia a livello estetico, che a livello funzionale nell’annullamento della distanza tra scena e osservatori. Ma la nota di merito va sicuramente all’interpretazione degli attori: una produzione di questo tipo richiede una grande prova di improvvisazione, intensità e resistenza, e l’intensità della resa scenica degli interpreti è stata veramente notevole. Trattandosi di una performance che fonda la maggior parte dello sviluppo sull’interazione verbale e fisica, è stata la bravura della gestione di questo elemento a fare la differenza sulla riuscita di questo evento.

Elsinore Carnival è un evento da non perdere se si è a Roma tra aprile e giugno: l’esperienza del teatro immersivo è estremamente raro da trovare nel panorama italiano, e un progetto così ben riuscito è un’occasione unica per osservare una delle strade più interessanti che sta prendendo il teatro negli ultimi anni. Ma bisogna essere pronti a questo tipo di fruizione, perché quando la festa si conclude, ciò che resta non è tanto la storia di Amleto, quanto la domanda che essa lascia aperta: quale verità siamo disposti a vedere, e quale, invece, abbiamo scelto di ignorare?
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Elsinore Carnival, Tragedia nella Follia – regia: Riccardo Brunetti e Alessandro D’Ambrosi – collaborazione ai testi: Silvia Ferrante – Aiuto regia: Anna Maria Avella – Con: Sara Adami, Sandra Albanese, Anna Maria Avella, Antonio Bandiera, Chiara Barbagallo, Camilla Benvenuto, Marco Benvenuto, Dario Biancone, Riccardo Brunetti, Vittorio Carotenuto, Leonardo Catania, Eny Cassia Corvo, Alessandro D’Ambrosi, Stefano De Majo, Santa De Santis, Eugenia Elifani, Alessandro Fabiani, Alessandro Giova, Grazia La Ferla, Alessandro Londei, Pietro Marone, Matteo Minno, Alessio Pedica, Malvina Ruggiano, Alfonso Strumolo, Desiree Tortorici, Ludovica Valentini, Massimiliano Viola, Francesca Visicaro, Marco Zordan – Produzione: projectxx1 – venerdì, sabato e domenica dal 10 aprile a giugno 2026, Area xx1, Roma





