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La gabbia dell’algoritmo: l’inarrestabile “Cyberwar”

Alessandro Blasioli e la battaglia silenziosa tra piattaforme, dati e libertà individuale al Todi Festival 2026.

Nel panorama teatrale odierno, accade che la scena cessa di essere semplice spazio di finzione, si trasforma così in uno specchio distopico, lucido e spietato del nostro presente. Questa la sensazione che hanno provato gli spettatori nel varcare la soglia del Nido dell’Aquila lo scorso 1 settembre nell’ambito del Todi Festival 2026. Mentre gli spettatori affluiscono in sala a luci ancora accese, l’attore e drammaturgo Alessandro Blasioli è già sul palco, immobile all’interno di una gabbia metallica, simboleggiante graficamente le nostre iperconnessioni quotidiane.

Alessandro Blasioli

Alle sue spalle scorre in loop un filmato promozionale apparentemente rassicurante: uno di quegli spot commerciali che esortano all’uso domestico di un automa, un robottino per le pulizie di casa. Lo spettacolo è già iniziato, ma la platea ancora non lo sa. Solo allo spegnersi delle luci in sala, Blasioli si desta nella sua prigione virtuale per dare inizio al suo straordinario monologo, CyberWar.

Scritto, diretto e interpretato dallo stesso Blasioli, questo lavoro si rivela fin dai primi istanti una discesa vertiginosa e necessaria nei meandri della nostra dipendenza tecnologica. La scenografia si dimostra assolutamente coerente e funzionale alla narrazione: la gabbia metallica non è un mero elemento decorativo, quanto la rappresentazione plastica e opprimente del sistema nel quale siamo “ingabbiati”. In questa prigione digitale, l’attore interpreta un uomo guidato e controllato da una sinistra entità di asimoviana memoria, la “Fondazione”. Questa intelligenza artificiale lo costringe a recitare formule di sottomissione e a educare culturalmente le “Intelligenze Naturali” sedute in platea, sotto la costante minaccia di veder diffusi pubblicamente i propri metadati e le foto personali più intime.

In questa cornice emerge la notevole bravura attoriale di Blasioli, capace di reggere da solo l’impatto di un monologo serrato, febbrile e fisicamente logorante. Il ritmo della pièce è travolgente, modellato con sapienza sulla frenesia dello scorrere incessante dei dati online. L’attore domina lo spazio scenico con un’energia pazzesca, alternando accelerazioni verbali, ripetizioni ossessive ed efficaci onomatopee che restituiscono l’alienazione dell’attività digitale quotidiana (“smanetta, smanetta, smanetta…”, “grinda…”, “scrollare…”). Il flusso narrativo continuo viene periodicamente spezzato dalle interruzioni autoritarie del sistema artificiale, che costringono il protagonista a improvvisi cambi di rotta, repentine frenate e fulminee ripartenze.

La fluidità con cui Blasioli fa oscillare i toni della recitazione, offre una performance eclettica e ricchissima di sfumature. L’attore passa con disinvoltura dal registro ironico e popolar-grottesco, in cui spiega concetti ostici con un linguaggio colorito e similitudini spassose (come il richiamo ai cracker informatici capaci di spezzarti “come un grisino nel tonno” o il paragone tra il tritolo e la “velocità della ciavatta di nonna”), a una profonda angoscia drammatica, dove la vulnerabilità del prigioniero rispetto all’algoritmo diventa quasi dolorosa.

Questa formidabile prova attoriale è sostenuta da una conoscenza approfondita e rigorosa della materia. Blasioli dimostra uno studio storico e tecnico di alto livello, che rende la narrazione credibile e priva di approssimazioni. Con precisione millimetrica, ripercorre le tappe miliari della rivoluzione digitale: dagli studi militari americani che portarono alla nascita di Arpanet nel ’69, al primo pionieristico crash del sistema, fino all’intuizione rivoluzionaria del World Wide Web al CERN per mano di Tim Berners-Lee. L’evoluzione prosegue poi verso la nascita delle email, la teorizzazione delle reti neurali artificiali e l’approdo all’Internet of Things (IoT), ponendo anche l’accento sulla velocità con la quale l’evoluzione stessa si manifesta. Il testo si addentra anche nella complessa stratificazione della rete, spiegando la differenza tra Surface Web, Deep Web e le insidie del Dark Web.

L’aspetto più prezioso dello spettacolo risiede nel suo profondo trasporto emotivo e nel suo indiscutibile valore civile. Blasioli non propone una fredda cronistoria della tecnologia, ma si concentra sui risvolti umani e sulle vicende personali dei grandi “signori dell’I.T.”, ma anche di voci discordanti come quella di Julian Assange o Edward Snowden. Attraverso questi ritratti, la pièce si trasforma in un potente atto di accusa contro la tecnocrazia capitalista e i mercati predittivi che mirano a trasformare ogni nostra esigenza vitale – acquistare cibo, vestirsi, comunicare, leggere, in una parola vivere – in una merce di scambio, spogliandoci di ogni residuo di privacy ed empatia.

Alessandro Blasioli

CyberWar si impone come uno spettacolo di rilievo, sorretto da una grande interpretazione e da una coerenza scenica impeccabile. Alessandro Blasioli si conferma un artista completo, dotato di una coscienza civile e di un talento magnetico capace di scuotere nel profondo le coscienze degli spettatori. Un attore straordinario, da seguire con estrema attenzione nei suoi futuri impegni teatrali.

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Cyberwar – Quarta rivoluzione – di e con Alessandro Blasioli, progetto scenico Viviana Spano’ & Giovanni Floris, Visual artists Annachiara Barbanti & Riccardo Franco-Loiri, disegno luci Francesco Barbera, Ambient sonoro Riccardo Landi, progetto grafico Annarita Tartaglia, Rassegna Todi Festival 2026, in copertina Alessandro Blasioli, Nido dell’Aquila (Todi), 1 settembre 2026

Foto ©Grazia Menna

(all rights reserved – normativa sul Diritto d’ Autore Legge 22 aprile 1941. n.633)

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