di Tonino Pinto *

 

Il suo vero nome era Frank James Cooper nato nel Montana nel 1911 da genitori inglesi , ma dopo averlo visto sullo schermo in film come “Il sergente York”, “Per chi suona la campana”,  “Saratoga”, ma soprattutto in quel capolavoro di Fred Zinnerman “Mezzogiorno di Fuoco”, tutto l’universo del cinema lo ricorda ancor oggi a centovent’anni dalla nascita e a sessanta dalla scomparsa come Gary Cooper, eroe per eccellenza del genere western targato Hollywood collocato dall’America Film Institute all’undicesimo posto fra gli attori più famosi di sempre.

Una carriera cominciata giovanissimo a Los Angeles non come attore ma come disegnatore di fumetti satirici, Hollywood lo scritturò grazie alla sua abilità’ di cavallerizzo e provetto stuntman, fino al suo primo vero impegno come coprotagonista del film western “Sabbie ardenti”, scritturato dal grande capo della MGM Samuel Goldwin.

Grande esperto di fucili, il suo preferito con cui si allenava tutti i giorni sparando seduto in giardino alla campana sul tetto della fattoria stile messicano a Beverly Hills, era il Winchester. Il successo di “Sabbie ardenti” lanciò definitivamente Cooper nell’universo della grande popolarità, diventando la rivelazione di quel cinema e di quella Hollywood che conquistava mercati e pubblico. Il film che lo impose definitivamente come star fu “L’uomo della Virginia” diretto dal grande Victor Fleming, un melodramma d’ambientazione western, che  consolidò  l’immagine e la fisionomia che poi accompagnerà’ Gary Cooper per tutta la vita in abiti civili, militari e soprattutto da cowboy, diventando un beniamino del pubblico  in oltre settant’anni di carriera, identificandolo come l’eroe solitario, affascinante, coraggioso e leale per il quale l’onore, l’onestà e la giustizia sono stati i valori fondamentali.

Alto, con un fisico atletico e un volto dai lineamenti cesellati che conquistavano, diventa subito un simbolo per una folla di donne e ragazzine grazie al successo di film come “Marocco” diretto da Sternberg,  nel quale recita al fianco di un mito come Marlene Dietrich e lavorando per oltre mezzo secolo con i registi più importanti della storia di Hollywood  per titoli come “I lancieri del bengala” di Hathaway, ”Addio alle armi” di Frank Borzage,”Il sergente York” di Hawks, per il quale Gary Cooper conquistò nel 1941 il suo primo Oscar film a cui seguirono successi come “Per chi suona la campana” di Sam Wood, tratto ancora da un celebre romanzo di Hemingway che considerava Gary Cooper uno degli interpreti ideali delle sue storie. Erano quei film in cui riuscì ad affinare la sua immagine virile, ruvida e tutta americana che il pubblico finì per adorare.

Nel corso di una lunga carriera fatta di film e anche di amori, si dice anche con star emergenti come era allora Grace Kelly,  arrivarono film come “Maschere e pugnali” di Fritz Lang, Gary Cooper è stato anche l’ingenuo protagonista di famose commedie brillanti come “Desiderio” di Borzage ancora al fianco di Marlene DietrichÈ arrivata la felicità’” di Frank Capra in cui incarnava l’ottimismo degli americani nell’epoca del Presidente Rooswelt, ”Colpo di fulmine” al fianco di Barbara Stanwick, ma Gary Cooper entrò nella leggenda come mitico eroe del West con film quali “La conquista del West” di Cecil B. Demille, ”L’uomo del West” di William Wyler, dove impersona un giovane cowboy che combatteva gli abusi del sistema giudiziario e ancora “Tamburi lontani” di Roul Walsh, nelle nobili vesti di un coraggioso capitano determinato a sconfiggere una banda di trafficanti d’armi nelle paludi della Florida e soprattutto come quel “Mezzogiorno di Fuoco”, il più grande film del genere western della cinematografia mondiale,  quella che a pieno titolo ancora oggi è considerata la sua migliore interpretazione nel ruolo dello sceriffo solitario, quintessenza della figura ideale di americano che Gary Cooper ha sempre incarnato in tutti i suoi film,  interpretazione che gli varrà il suo secondo Oscar a cui seguirono ancora capolavori come “Vera Cruz” diretto da Aldrich, interpretato al fianco di un’altra leggenda come Burt Lancaster.

Gary Cooper sarà ricordato per sempre come il cowboy cinematografico tutto americano: il bravo ragazzo consumato, il nobile eroe, il liberatore della giustizia. Questa era la sua immagine classica. Cooper ha indubbiamente lasciato il segno nella cultura americana oltre al suo personaggio da bravo ragazzo del vecchio West.

Fece storia il suo rifiuto a indossare i panni di Rhett Butler in “Via col Vento” dichiarando che sarebbe stato il più grande flop della storia di Hoolywood, ruolo che fu affidato poi a Clarke Gable, e sappiamo tutti come andò a finire….

Sono diventato”, disse in una delle sue rare interviste prima di morire colpito da un tumore  a Hedda Hopper, celebre columnist di Hollywood, ”sono diventato attore solo per sbarcare il lunario dopo aver fallito come disegnatore e caricaturista politico, era questa infatti la mia vera ed unica vocazione giovanile”.

Gary Cooper, dopo tante storie d’amore fra cui una anche con la nobildonna italiana Dorothy di Frasso, che gli insegno tutto sulla gastronomia e sul buon vino oltre ad insegnargli a leggere in italiano e a socializzare con gli aristocratici più illustri d’Europa durante il suo soggiorno a Villa Madama, sposò Veronica Balfe un’esponente, dicono le note biografiche, dell’alta società’ newyorkese, nipote dello scenografo Cedric Gibbson.  Dal loro matrimonio, che li vide uniti fino alla fine, nacque la figlia Maria Janis Cooper che si affermò come pittrice di fama internazionale. Nessuno come lui. scrissero i critici, ha saputo essere antidivo e nessuno come lui aggiungiamo ha saputo trasportare sullo schermo emozioni che solo pochi attori sono riusciti a trasmettere come lui forse il suo grande amico James Stewart considerato al suo stesso livello e credo anche di Gregory Peck. Mamma mia che generazione di grandi!

 

* Critico cinematografico e letterario, giornalista, dal 1976 inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume.

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