Due compositori, due atmosfere: una serata che celebra il classicismo viennese.
Mercoledì 1 aprile la Chiesa di San Paolo dentro le Mura ha ospitato un momento musicale molto interessante: a portarlo è stata la produzione Opera in Roma, con l’Orchestra Sinfonica Città di Roma, il Coro Accademia Vocale Romana e Coro La Fenice, il Soprano Luisa Ciciriello, il Mezzosoprano, Beatrice Maccaroni, il Tenore Delfo Paone, il Basso Ferruccio Finetti, e le due pianiste Barbara Cattabiani e Claudia Agostini, diretti dal maestro Lorenzo Macrì. Il programma prevedeva il Concerto per pianoforte a quattro mani e orchestra di Leopold Koželuch, seguito dal Requiem in Re minore K 626 di W. A. Mozart.

Scelta decisamente peculiare, e molto apprezzabile, aprire la serata con una pagina di un autore ancora così poco eseguito nel panorama italiano. Il Concerto di Koželuch, eseguito al piano dalle pianisete Cattabiani e Agostini, accompagnate dagli archi, è stata una bella occasione per far conoscere al pubblico che era venuto alla serata per ascoltare il ben più noto Requiem, un’opera di un compositore che è sconosciuto ai più, ma che è stata una figura di spicco del classicismo viennese, insieme a Mozart. L’esecuzione è stata pulita e brillante, con un ottimo equilibrio dei volumi tra il pianoforte e l’orchestra, che non sovrastandosi ha permesso di apprezzare a pieno il dialogo tra le due parti, fatto di intrecci, contrasti e riprese di temi, in un equilibrio e una leggerezza che caratterizzano questo brano.
L’interpretazione del Requiem in Re minore di Mozart ribalta completamente l’atmosfera giocosa del Concerto di Koželuch. I due cori, affiancati dall’orchestra e dai quattro solisti, hanno delineato una lettura in cui la forza emotiva dell’opera si è imposta con evidenza anche sul piano visivo: era impossibile non notare, infatti, una sorta di corrispondenza tra l’ampio corpo corale che traboccava dall’altare, e la raffigurazione angelica posta in cima all’abside, dietro di essi. L’esecuzione non è stata perfetta: in alcuni momenti la disparità di elementi tra il coro e l’orchestra ha comportato una prevaricazione sonora della componente vocale rispetto a quella orchestrale, e in qualche passaggio la coordinazione tra le due parti non è stata impeccabile. Eppure, nel complesso, l’opera è stata ben restituita, trovando l’apice dell’esecuzione nel celebre Lacrimosa, costituendo un momento emotivamente potente.
Definirei l’accostamento di queste due opere quasi divertente, se si pensa che tra i due compositori non scorresse proprio buon sangue: in una lettera al padre, Leopold, del 1783, Mozart apostrofò Koželuch come un “miserabile collega”, accusandolo di mancanza di spirito e sentimento. È quasi ironico, perciò, che i due si siano “confrontati” ancora una volta in questa occasione. Anche la scelta di queste due pagine, da una parte il Concerto per quattro mani e orchestra, dal respiro gioioso e leggero, e dall’altra il solenne e drammatico Requiem, evoca nuovamente questo contrasto tra i due “colleghi”, ma allo stesso tempo li unisce lo lo stile classico, la chiarezza formale e il gioco di equilibrio fra gli elementi, che contraddistingue l’epoca e la città – Vienna – dove entrambi hanno operato.
Oltre al programma, il pubblico è stato deliziato da ben due bis: uno alla fine del concerto di Koželuch da parte di Cattabiani e Agostini al pianoforte, che hanno eseguito una versione riarrangiata in forma di tango della Sonata al chiaro di Luna di Beethoven, dando un’ulteriore dimostrazione della loro maestria e finezza interpretativa, e a conclusione del Requiem, l’orchestra e il coro hanno eseguito nuovamente il Sanctus, con la giusta forza espressiva per chiudere la serata nel migliore dei modi.

In conclusione, è stato un bel momento sia per apprezzare ancora una volta la grande opera di Mozart, sia per far riscoprire il lavoro di Koželuch, dandogli nuova luce in una delle rare esecuzioni italiane fin ora. Anche il luogo che ha ospitato questa serata ha contribuito a renderla speciale: un problema molto comune dei concerti nelle chiese è l’acustica che spesso non rende giustizia alle esecuzione, mentre la struttura di San Paolo dentro le Mura non ha dato questo problema, fornendo una cornice suggestiva alle opere presentate. Un concerto che ha saputo unire virtuosismo, equilibrio e suggestione, riscoprendo un compositore raro come Koželuch e celebrando il genio immortale di Mozart. In sintesi, una serata riuscita, capace di affiancare la riscoperta di Koželuch alla grandezza di Mozart, nel segno della misura e della chiarezza del classicismo viennese.
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L. Koželuch, Concerto per pianoforte a quattro mani e orchestra – W. A. Mozart, Requiem in Re minore K 626 – Pianoforte: Barbara Cattabiani e Claudia Agostini – Soprano: Luisa Ciciriello. Mezzosoprano: Beatrice Maccaroni, Tenore: Delfo Paone, Basso: Ferruccio Finetti – Direttore: Lorenzo Macrì – Coro Accademia Vocale Romana – Coro La Fenice – Orchestra Sinfonica Città di Roma – Chiesa di San Paolo dentro le Mura, 1 aprile 2026
Foto: Noemi Vaneffi





