di Giorgia Leuratti

 

 

Uno spazio silenzioso dominato dal bianco delle pareti; isolata al centro della sala, una scrivania, poche sedie sparse: ancora disabitata l’aula del Centro Teatrale Santa Cristina si accinge ad ospitare i suoi attori.

Risultato del laboratorio teatrale condotto da Luca Ronconi, “In cerca d’autore: studio sui sei personaggi” rientrava nel progetto realizzato nel triennio 2010-2012 dagli attori dell’Accademia D’arte drammatica Silvio D’Amico e rappresentato per la prima volta in occasione del Festival dei 2 Mondi di Spoleto il 7 Luglio 2012.

Un tonfo ripetuto di passi, il Capocomico (Davide Gagliardini) percorre verticalmente l’aula: “Attenzione signori, chi è di scena?” – ad uno ad uno i membri della compagnia fanno il loro ingresso; se il copione di “Il giuoco delle parti” sembra a tratti dimenticato, l’azione procede lenta, gli interpreti sono insofferenti a un ruolo assegnato che sembra non appartenergli.

Ed ecco, con passo felpato nuovi personaggi si appropriano dello spazio, si aggregano in un’unica composizione; i loro abiti sono scuri, i volti pallidi, gli sguardi fermi, fissi sui movimenti degli attori: chi sono lor signori, che cosa vogliono? – veementi cercatori di un autore che ne motivi l’esistenza, le sei figure son portatrici d’un dramma doloroso e mai indagato, insito in loro, causa prima dell’esigenza d’esser rappresentati.

Primo a parlare, il Padre (Massimo Odierna) dà avvio all’assurda narrazione, di tanto in tanto strabuzza gli occhi, la sua voce si fa rauca, afferra il corpo della Figliastra (Lucrezia Guidone) che si dimena concitata.

Ad uno ad uno i figli della fantasia esortano il capocomico; ora indispettito ora curioso l’uomo si predispone all’ascolto: una Madre (Sara Putignano) implorante dal volto coperto, un Figlio (Fabrizio Falco) ribelle che ne narra l’obbrobrio doloroso; due giovinetti spettrali (Paolo Minnielli, Elisabetta Misasi) costretti a un sofferente mutismo.

E’ allora, quando confusamente il dramma esplode, che il capocomico richiama all’ordine: nell’esortare il macchinista a predisporre le scene, è brutalmente interrotto da quei personaggi non realizzati che in un respiro corale e affannoso, si accorpano in un impetuoso girotondo.

Un passo sghembo, un’andatura gobba e zoppicante caratterizza l’ingresso di Madama Pace (Alice Pagotto), un’aura struggente si diffonde al riprendere dell’azione vissuta dai personaggi, poi reiterata goffamente dagli attori che non ne intuiscono la verità, né l’urgenza.

Una pistola, un secchio, un lutto che si rinnova vivo e presente; articolandosi sull’inevitabile scissione tra attore e personaggio, lostudio rinnova e indaga sull’interrogativo pirandelliano affermandosi come ricerca meta-teatrale ed interrogandosi tanto sull’identità quanto sulla possibilità della sua assenza.

Finzione! Finzione! Finzione! – è con la “scena del giardino” che l’azione si interrompe: ora presenze osservanti, i componenti della compagnia (Elisabetta Mandalari, Rita De Donato, Elias Zoccoli, Remo Stella, Luca Mascolo, Andrea Volpetti, Andrea Sorrentino) arretrano scombussolati; ciò che per alcuni è vero, per altri è solo finzione.

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