di Claudio Riccardi

 

Il Fu Mattia Pascal è considerato, per contenuto e tematiche, uno dei romanzi più importanti di Luigi Pirandello ed è stata la sua unica opera a godere di un grande riscontro in termini di critica e di vendite. Un masterpiece anche nella sua trasposizione teatrale, tra i maggiori successi degli ultimi 50 anni. Memorabili le edizioni firmate in regia da Luigi Squarzina, Maurizio Scaparro e Tato Russo.

Comprensibile, dunque, l’attesa per il lavoro prodotto e messo in scena in questi giorni da Teatro Ghione. Ultima replica in programma quest’oggi per una rilettura de Il Fu Mattia Pascal dissacrante e grottesca. Sul palco un istrionico Giorgio Marchesi interpreta i due protagonisti, Mattia Pascal e Adriano Meis, e dà voce caricaturale agli altri personaggi che danno struttura all’opera.
Prendendo spunto dalle pagine di Pirandello viene sperimentato un linguaggio semplice, accessibile a tutti, che smonta dalle prime battute i timori di pesantezza che spesso si associano alle piecè tratte dai pilastri della tradizione letteraria. Marchesi riesce appieno in questo intento, recitando ora in prima ora in terza persona, con una forte carica dinamica ed espressiva che accompagna gli spettatori in un viaggio per immagini surreali e situazioni divertenti. Perfetta, inoltre, la simbiosi con le note di contrabbasso e percussioni ispirate dal maestro Raffaele Toninelli, che è anche delicata e creativa spalla del protagonista.

Il Fu Mattia Pascal indaga intorno all’identità, all’egocentrismo e all’egoriferimento. Agli epic win e agli epic fail dell’Io. Tra trionfi e scivoloni. E’ qui che si profila un ponte diretto tra la scrittura pirandelliana e questo adattamento dello spettacolo. Punta dritto ai tempi nostri, stagione di esposizione assoluta dell’individuo che si compiace e si posiziona nell’universo “teatrale” dei profili social e della realtà virtuale.
Quell’individuo che ha patito anche l’isolamento degli ultimi due anni e che ora ha una voglia matta di tornare a vivere e sorridere, aprendosi al mondo e all’imprevedibile. Alla rinascita e a nuove possibilità, come chiede del resto Mattia Pascal. Marchesi lo suggerisce, senza mai prendersi troppo sul serio.

Ricordiamo l’appuntamento di quest’oggi, domenica 13 febbraio. Si chiude alle ore 19, Teatro Ghione, rione Prati.

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