di Giorgia Leuratti

 

 

Non ne rimane ritratto, né tomba; come cenere il suo combattimento si disperde nel flusso della Loira.

“Siamo creature esitanti, fissiamo il cielo con migliaia di occhi! ”-dal fondo buio della platea udiamo la voce grave di una donna, il suo timbro profondo.

Uno spazio spoglio, di cui un palo ligneo rappresenta l’unico ornamento, ospita “Giovanna D’arco” di Monica Guerritore in scena al Teatro Vascello di Roma fino al 14 Aprile.

Costretta dalla rigidità di un’armatura, Giovanna ripercorre la sua storia, rievoca le voci celestiali che furono grazia e condanna dei suoi tredici anni.

Si muove, si dimena, trema; struggente, la sua voce ci catapulta nel VI secolo, nel giorno del processo.

Come saette le voci fuori campo la chiamano in appello, la inducono feroci a rispondere. “Eretica!”

La “pucelle d’Orléans” ascolta il mormorio della sua anima, desidera insufflare la vita nel cuore di Francia.

Se la pièce ci restituisce fulgore, la paura, forza viscerale è perché struggente diviene la sua interpretazione: nel correre da un lato all’altro della sala, nell’impugnare la spada, nell’angoscia del gesto l’attrice (anche regista dello spettacolo) sembra attuare una fusione profonda con l’eroina francese, divenendone eco contemporaneo.

Nell’alternanza dinamica di azione e proiezione con le immagini di Martin Luther King, ll ragazzo che ferma con il corpo  il carro-armato a piazza Tienammen o Ian Palach che si immola nella primavera di Praga, ( opera di Enrico Zaccheo), lo spettacolo assume una tridimensionalità semantica necessaria a catapultare lo spettatore dal passato, al presente, dal luogo fisico a quello emotivo, rendendolo cosi parte integrante dello spettacolo stesso.

Nel sentirci sotto processo, nella trasfusione di immagini, percepiamo lo stesso senso di ingiustizia: siamo nel tribunale quattrocentesco, siamo a Compiègne, con la stessa sete di libertà.

Uno spettacolo che ci restituisce il senso di un sentimento antico, di un’urgenza necessaria, ancora attuale della quale potremmo riappropriarci grazie soprattutto  ad un attrice sublime e generosa che ha voluto provare a raccontare una storia figlia del tempo e delle immagini, ma soprattutto una storia di tutta l’umanità.

 

 

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