L’eco di un sodalizio eterno: i fratelli Taranto quarant’anni dopo
Sono passati quarant’anni dalla scomparsa di Nino Taranto, un anniversario che ci porta a ricordare con la stessa intensità il fratello Carlo. Per entrambi il destino riservò il medesimo congedo: morirono infatti a distanza di soli quaranta giorni, tra il febbraio e l’aprile del 1986, chiudendo quasi all’unisono un lungo capitolo di storia dello spettacolo. Due grandi attori della tradizione partenopea, e non solo, che per oltre cinquant’anni hanno calcato le scene di tutti i palcoscenici, legando in modo indissolubile le loro carriere fin dagli esordi.

Da sx: Nino e Carlo Taranto ne L’imbroglione onesto (1957/1958)
Il loro cammino comune iniziò già nel 1934, anno del debutto di Carlo e periodo in cui Nino era capocomico della compagnia di sceneggiate Bruno-Clement-Taranto; da quel momento, i due fratelli non smisero mai di lavorare fianco a fianco. Attraversarono insieme le stagioni del teatro di rivista, nel pieno periodo bellico e post-bellico, fino ad approdare alla grande prosa degli anni Cinquanta. Fu proprio quel decennio, a partire dalla stagione 1956/1957, che Nino, insieme alla direzione di Vittorio Viviani, decise di riportare alla ribalta il genio di Raffaele Viviani con L’ultimo scugnizzo. Grazie a quell’allestimento, il teatro del commediografo stabiese tornò a vivere sulle tavole di un palcoscenico e i Taranto furono i protagonisti assoluti di diverse stagioni vivianesche. Tra queste spicca L’imbroglione onesto (1957/1958), dove Nino e Carlo, nei rispettivi ruoli di Raffaele Conti e del figlio Pietruccio, offrirono un’interpretazione così intensa e realistica da colpire profondamente la critica del tempo. Nonostante i quattordici anni di differenza, l’intesa tra i due era tale che in alcune recensioni Carlo venne persino definito “figlio di Nino”, a testimonianza di una naturalezza scenica che solo un legame di sangue così profondo poteva generare.

Da sx: Luisa Conte, Carlo Taranto, Anna Fiorelli, Wanda Pirol, Nino Taranto, Patrizia Arena ed Enzina Berti in una scena de ‘A morte ‘e Carnevale di Raffaele Viviani (Teatro Sannazaro, stagione 1980/1981).
Questo sodalizio, che aveva radici lontane, trovò poi il suo coronamento al Teatro Sannazaro di Napoli, la bomboniera di via Chiaia dove l’incontro artistico divenne una vera e propria missione familiare e culturale. Carlo entrò nella Compagnia Stabile Napoletana del Sannazaro nel 1974 e Nino lo seguì nel 1980; insieme a Luisa Conte ricomposero quella casa dell’arte in cui l’estro dell’uno e la sapiente spalla dell’altro si fondevano perfettamente. Un esempio magistrale di questa simbiosi fu la messa in scena di Morte di Carnevale nella stagione 1980/1981: in quell’occasione i due diedero prova di una comicità e di una bravura straordinarie, con Carlo nei panni dell’usuraio Pasquale Capuozzi, detto Carnevale, e Nino in quelli del nipote Rafele. Questo anniversario non celebra dunque solo due carriere straordinarie, ma il legame di due fratelli rimasti uniti per sempre, dalla prima ribalta all’ultimo applauso, sulla scena e nella vita.





