Intervista ad Alessandro D’Ambrosi, interprete e co-regista del progetto insieme a Riccardo Brunetti
di Elisa Fantinel
Alessandro D’Ambrosi presenta Elsinore Carnival, un progetto di teatro immersivo che lo vede interprete e co-regista insieme a Riccardo Brunetti. Un’esperienza in cui lo spettatore è direttamente coinvolto nella scena, libero di muoversi, scegliere e lasciarsi attrarre da ciò che accade attorno. Dal 10 aprile, nel labirintico spazio di AreaXX1 (Via Aquilonia, 61), Elsinore Carnival andrà in scena ogni fine settimana, proponendo un evento che annulla la distanza tra scena e pubblico e ridefinisce le convenzioni del teatro tradizionale.
A breve avrà inizio un progetto molto ambizioso, Elsinore Carnival, un’esperienza teatrale immersiva. Cosa ci puoi anticipare?
Sarà un viaggio onirico tra epoche e stili apparentemente lontanissimi, che si fonderanno perfettamente per restituire allo spettatore un mondo narrativo complesso e stratificato, multisensoriale, che lo coinvolgerà a trecentosessantagradi. Letteralemente.
Si tratta di una nuova esperienza teatrale immersiva da esplorare, scoprire, abitare, dove ognuno è invitato a cercare la propria strada, a viaggiare attraverso le storie, per capire, apprendere, viverle sulla propria pelle. Un’esperienza artistica, totalizzante, che qualcuno ha definito la nuova frontiera dello spettacolo dal vivo.
Elsinore Carnival è un progetto unico per il panorama performativo italiano: un’operazione in cui dialogheranno autori classici e moderni (Shakespeare, Stoppard, Müller, Kane) in un’esperienza in cui ogni spettatore potrà decidere come e quanto “immergersi”, com’è tradizione negli spettacoli di Project xx1. Ma stavolta potranno dialogare a stretto contatto con Hamlet, Rosencrantz, Guildenstern, Ophelia e molti altri personaggi. Ma non sarà un pezzo d’epoca: l’ispirazione alla base di quest’opera si articola tra il teatro elisabettiano, quello post-moderno, il teatro dell’assurdo e le rivoluzioni del contemporaneo.
Lo spettatore è invitato a partecipare ad una festa in maschera alla corte di Elsinore, in cui gli sarà offerta l’opportunità di esplorare ciò che ci rende unici. Una festa per inoltrarsi nei meandri della mente, dell’assurdo, della vita e della morte. Un percorso dentro se stessi, una danza folle, una rivoluzione dettata dalle scelte e dalle occasioni che ognuno vorrà cogliere.
Da dove viene l’esigenza di proporre al pubblico qualcosa di completamente insolito?
Dalla grande carenza di esperienza di questo genere in Italia. Il teatro immersivo, ormai diffusissimo all’estero, rappresenta un’opportunità culturale che purtroppo manca al pubblico italiano. Le esperienze immersive rispondono a delle esigenze di rinnovamento dello spettacolo dal vivo, rendendolo più personalizzato, ricco, interattivo e multisensoriale. Vogliamo far sì che anche chi non reputa il teatro un’attività interessante, abbia modo di ricredersi con una proposta all’altezza delle proposte internazionali che affascinano i giovani inglesi, tedeschi o coreani. Con questo tipo di proposta artistica lo spettatore è invitato ad abbandonare la solo “fruizione intellettuale” di un’opera, a staccarsi dalla classica narrazione cronologica e “frontale” del teatro comunemente conosciuto. Qui la storia esplode e si offre allo spettatore attraverso più media di comunicazione, coinvolgono quanti più sensi possibili: le atmosfere e le narrazioni sono create per stimolare vista, udito, olfatto, tatto, cinestesia (senso del proprio movimento), gusto, percezione della temperatura, e così via. I partecipanti sono chiamati in causa in prima persona, facilitando la sensazione che quello che sta accadendo sia effettivamente reale. Ma l’interazione viene sempre offerta e mai forzata – chi desidera solamente essere testimone di quanto accade è generalmente libero di farlo. Ma per chi desidera essere coinvolto, per chi desidera stare al gioco, le esperienze immersive come Elsinore Carnival sviluppano tutto il loro potenziale: i partecipanti hanno modo di vivere un ruolo drammaturgico, e di partecipare attivamente alla storia nella quale si sono immersi.
Firmi la regia di Elsinore Carnival assieme a Riccardo Brunetti. Com’è nata questa collaborazione artistica?
Ho conosciuto Riccardo quando stava mettendo in scena la prima edizione di La Fleur, una delle grandi produzioni del teatro immersivo di Project XX1. Riccardo cercava uno dei protagonisti e ci siamo visti per un caffé. L’intesa e l’empatia sono state immediate e la collaborazione è stata un’inevitabile e piacevole conseguenza. Del teatro immersivo che Riccardo proponeva già con Project XX1 mi sono letteralmente innamorato e lui ha trovato in me un collaboratore valido in scrittura e in regia, oltre che come interprete. Le nostre idee spesso sono divergenti ma sempre estremamente complementari: lavoriamo molto bene insieme. Riccardo è una persona di grande cultura, con un’ottima preparazione artistica e umanistica, è bello lavorare con lui.
Sul piano registico con lui mi sento molto libero di poter creare immagini, atmosfere, situazioni dinamiche, mi sento apprezzato, stimato e supportato. È un sodalizio artistico vincente dove anche una lontananza di opinioni, trova sempre una sintesi virtuosa e mai uno scontro o una separazione. Riusciamo a unire due personalità, due intelletti, due provenienze culturali, artistiche, due formazioni abbastanza lontane: funzioniamo molto bene.
Sei anche tra i 30 attori protagonisti di questa esperienza. Che ruolo interpreti? In che modo ti sei immerso in questa atmosfera?
Interpreto il ruolo del capo comico della compagnia d’attori che viene invitata dal principe Amleto ad Elsinore. Diversamente dalla versione originale, qui la compagnia d’attori e il capo comico assumono contorni surreali, onirici e psicologici. Il ruolo si arricchisce, quindi, della possibilità di essere veicolo e strumento di rappresentazione di tanti altri ruoli oltre il proprio. Il capo comico è un attore che assume una serie di funzioni drammaturgiche e narrative diverse e quindi questo costante cambiamento di pelle, unito a un’aura di mistero e di fascinazione quasi da demiurgo artistico, lo rende un ruolo molto divertente. Quest’anno il cast è eccezionalmente preparato, ben assortito e quindi non vedo l’ora di affiancarlo come interprete.
Insieme a Riccardo sono come un direttore d’orchestra che sente esattamente il suono e conosce perfettamente la partitura di tutti gli strumenti. Poi, dovendo entrare come violino o come oboe, ho già una preparazione rispetto al risultato della sinfonia finale e il modo in cui dovrà suonare. È uno spettacolo che ha molto della dinamica metateatrale, per cui c’è tanta artigianalità nel creare gli effetti, le illusioni, le magie direttamente in scena, prendono vita di fronte agli occhi degli spettatori.
Areaxx1 è il luogo che ospita “Elsinore Carnival”. Che tipo di luogo è e come l’avete preparato per per questo progetto?
Area XX1 è un luogo che, con Project XX1, abbiamo deciso di prendere per un anno e di trasformare nella factory delle esperienze immersive. Per quattro mesi, abbiamo messo in scena con successo lo spettacolo La Fleur, fiore all’occhiello delle esperienze immerisive, e ora siamo pronti per presentare Elsinore Carnival.
Prima di noi questo luogo era una scuola di tango, poi le abbiamo cambiato completamente volto: abbiamo eretto tramezzi, quinte, rendendo l’ambiente labirintico e trasformandolo strutturalmente e di volta in volta, a seconda dello spettacolo da portare in scena.
Il teatro immersivo si basa sul concetto per cui lo spettatore entra in un mondo perfettamente ricostruito: dalla costruzione scenografica all’illuminazione, dagli effetti sonori agli ambienti. In Elsinore Carnival ce ne sono ben 17, liberamente esplorabili. C’è molta cura in questo progetto, frutto del duro e splendido lavoro di una squadra di tecnici e artisti d’eccezione: street artists talentuosi hanno reso il nostro castello di Elsinore un ambiente cyberpunk berlinese, pieno di graffiti sui muri e fra tutti voglio ricordare il grande lavoro di Luisa Angiolillo, Gentile Alessia, Christian De Marco, Martina Giannico, Fabio De Iuliis, Simone Cerminara, Arash Rahimi per questo allestimento
A chi consiglieresti questa esperienza?
Questa esperienza la consiglierei a tutti gli amanti del teatro classico, perché assisteranno a una esplosione, un’espansione della propria passione in quello che potremmo definire un parco tematico, un parco giochi di chi ama il teatro e la letteratura. È un teatro che pimba letteralmente addosso, in ogni forma e da ogni direzione, a 360°, attraverso tutti gli organi di senso. È come se, per la prima volta, si potesse porre un quesito ad Amleto o stringere la mano ad Ophelia mentre si reca verso l’ineluttabile sorte che l’attende. O, ancora, confrontarsi con la freddezza di Gertrude, o partecipare alle messe in scena del capocomico. Lo consiglio a chi ama il teatro perché lo vedrà come non l’ha mai visto.
Ma lo consiglierei anche a chi non frequenta spesso il teatro perché non è niente di paragonabile a ciò che pensa di non amare particolarmente. È un esperienza umana intensa agita in prima persona, coinvolgente, interattiva, libera, dove c’è la possibilità di scegliere ciò che si vuole vedere e vivere. Abbiamo pensato a tutte quelle persone che cercano sempre qualcosa di nuovo, un’esperienza mai vissuta prima.
Impegnato a Teatro ma anche al Cinema, di recente il successo del film “Rip”. Quali emozioni contraddistinguono l’esperienza cinematografica da quella teatrale?
Il teatro ha dei limiti che spesso il cinema riesce a valicare: solo dal punto di vista degli ambienti il cinema lascia più spazio rispetto al teatro dove tutto va “simboleggiato”. È un limite che, però, diventa magicamente virtù, una spinta a una creazione ancor più fantasiosa e immaginifica. Il bello della regia teatrale è proprio questo.
Nel caso di Elsinore Carnival l’ambientazione è molto realistica, quasi cinematografica, ma è una realtà sempre trasfigurata, tradotta, immaginata, reinventata.
Nel film Rip ho curato sceneggiatura e regia, insieme a Santa De Santis, mia socia da vent’anni, che è altresì una delle interpreti di Elsinore Carnival. Con lei ho deciso di raccontare una storia con uno stile onirico, surreale. Queste due esperienze sono accomunate proprio da queste atmosfere.
La grande differenza tra il cinema ed il teatro è il tempo: il lavoro in teatro è un lavoro a stretto contatto con gli interpreti, fatto di prove e studio di scene e movimenti. Il cinema ha inevitabilmente dei tempi differenti ed è tutto molto più veloce. È stato fatto un lavoro meraviglioso con i protagonisti di Rip, sono tutti dei talenti assoluti, ma i tempi di studio sono completamente diversi. Personalmente prediligo il rapporto umano con gli attori che si crea in teatro…è qualcosa di impareggiabile, di impagabile.
Rip sta facendo un percorso molto bello, è un film che è stato presentato ad Alice nella città ad ottobre 2025 e poi da lì ha avuto la sua programmazione nelle sale italiane. Ora inizia il suo percorso all’estero, è stato selezionato alla 48esima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Mosca, che si terrà a fine aprile. Credo molto in questo film, è adatto a un mercato festivaliero internazionale per i temi che tratta, per il momento è una bellissima soddisfazione perché il pubblico lo ha accolto con calore e con emozione.
Quali novità possiamo aspettarci dopo Elsinore Carnival?
Mille cose diverse! C’è una seconda opera che stiamo iniziando a immaginare con Riccardo Brunetti che si avvalerà di un’importante collaborazione artistica e autoriale e che ci riempie di attesa ed emozione. Come attore sarò in scena con Elena di Euripide, per la regia di Nicasio Anzelmo, con Anna Teresa Rossini, Silvia Siravo, Mariano Rigillo, Ruben Rigillo. È un’operazione a cui ho preso parte già da tempo e che sta girando le stagioni invernali ed estive. In estate sarò in scena con Mandragola di Machiavelli, sempre con la regia di Nicasio Anzelmo. Il desiderio è quello di riuscire a portare Elsinore Carnival fuori Roma, trovando delle partnership. Insomma tante cose, quindi restiamo sintonizzati perché ce ne saranno delle belle.





