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De Fusco rilegge “Sabato, domenica e lunedì” di Eduardo De Filippo

Se il ragù evoca gli spettri di Questi fantasmi!

In scena fino all’8 marzo al Teatro Bellini di Napoli, la regia di Luca De Fusco rilegge Sabato, domenica e lunedì di Eduardo De Filippo. L’opera andò in scena per la prima volta il 6 novembre del 1959 al Teatro Quirino di Roma, ottenendo un immediato successo che si moltiplicò subito dopo a Milano, Torino, Firenze e Napoli, fino a una felice ripresa televisiva del 1963, purtroppo oggi considerata perduta. Apprezzato unanimemente da critica e pubblico, il testo è annoverato tra i vertici della produzione eduardiana, capace di offrire un personaggio femminile di spessore pari a quello di Filumena Marturano.

In questa commedia, l’allestimento di una pietanza diventa il fulcro attorno al quale ruota il collasso del nucleo familiare. Il titolo, una triade temporale che richiama una sorta di sacralità religiosa, riflette l’osservanza rituale riservata al ragù, piatto attorno a cui si riunisce la famiglia Priore. Il sabato è il prologo: donna Rosa si dedica per ore alla sua laboriosa cura, avvertendo però l’insensibilità del marito verso i propri sacrifici domestici; da parte sua, Peppino Priore si sente trascurato e nutre per lei una morbosa quanto immotivata gelosia.

L’azione si dipana lungo il fine settimana dei coniugi: un’apparente armonia che si incrina irrimediabilmente durante la domenica, quando scoppia il “temporale” nel bel mezzo del pranzo festivo. Peppino non riesce più a tacere e denuncia la presunta tresca della moglie, scatenando l’ira repressa per un complimento di troppo rivolto alla “cuoca” dal vicino di casa. Il lunedì è invece il giorno del ritorno al sorriso, che chiude il ciclo del conflitto riportando la calma.

La scena ideata dal regista si apre su una struttura circolare, con il balcone ripartito in sette “palchetti teatrali” che evocano un tribunale popolare o un coro greco: un perimetro ossessivo dove De Fusco posiziona tutti i personaggi, spettatori avidi che agiscono come proiezioni della gelosia di Peppino. Questo dispositivo viene progressivamente smantellato dal protagonista, che ne sbarra le aperture per isolare il proprio dramma, trasformando la coralità in un soliloquio paranoico. Il balcone a più ingressi e la figura tormentata del capofamiglia richiamano esplicitamente un’altra opera eduardiana, Questi fantasmi!. Il legame tra i due testi è speculare: se lì il motore era il “fantasma del tradimento”, qui domina quello della gelosia. A differenza di Pasquale Lojacono, che sceglie l’incoscienza per preservare l’equilibrio, Peppino incarna l’opposto psicologico, reprimendo il dubbio fino a un’esplosione che distrugge la realtà stessa.

Un’altra scelta registica che cita direttamente l’universo di Questi fantasmi! è il momento della confessione, in cui il malessere di Peppino viene esternato davanti alla famiglia. Sebbene il cielo non sia fisicamente gonfio di pioggia, lo stato d’animo del protagonista viene squarciato da tuoni e lampi espressionistici che ne amplificano il tormento interiore. De Fusco mutua qui suggestioni dall’opera del ’46: sono gli stessi rimbombi atmosferici che accompagnavano lo sfogo di Armida, la moglie di Alfredo Marigliano, quando rivelava a Lojacono tutto il suo dolore. In questo modo, il regista trasforma una crisi domestica in una vera e propria tempesta dell’anima.

In questo vortice di tensioni che animano le tre giornate di Sabato, domenica e lunedì, emerge la figura di Raffaele Priore. Fratello di Peppino, egli incarna la tradizione più pura del teatro napoletano: appassionato di “pulcinellate”, recita con la filodrammatica della banca presso cui è impiegato, riportando in vita i fasti del San Carlino. L’uomo rappresenta quell’humus culturale da cui Eduardo trasse linfa vitale: non è un caso, infatti, che il drammaturgo scelse Palummella zompa e vola per inaugurare il suo tempio, il Teatro San Ferdinando, lo stesso lavoro con cui fa debuttare Raffaele nel giorno del sacro ragù familiare. In questa prospettiva, il personaggio si fa custode del passato e della maschera, mentre il fratello Peppino funge da alter ego dell’Eduardo moderno, quello introspettivo e dolente della Cantata dei giorni dispari.

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Sabato, domenica e lunedì commedia in tre atti di Eduardo De Filippo regia Luca De Fusco con Teresa Saponangelo, Claudio Di Palma e con Pasquale Aprile, Alessandro Balletta, Anita Bartolucci, Francesco Biscione, Paolo Cresta, Rossella De Martino, Renato De Simone, Antonio Elia, Maria Cristina Gionta, Gianluca Merolli, Domenico Moccia, Alessandra Pacifico Griffini, Paolo Serra, Mersila Sokoli scene e costumi Marta Crisolini Malatesta luci Gigi Saccomandi aiuto regia Lucia Rocco foto di Tommaso Le Pera produzione Teatro di Roma -Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Biondo di Palermo, LAC Lugano Arte e Cultura

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