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Cuba, l’isola che suona tra memoria, musica, resistenza nel tempo ed embargo

Dall’incontro con Octavio Paz al richiamo de Buena Vista Social Club, un viaggio tra cinema, musica e storia

Nel 1992, la PR e amica Rosemary Desiati fu per me un viatico prezioso: grazie a lei ottenni un’intervista esclusiva per il TG1 a Città del Messico con il premio Nobel per la letteratura Octavio Paz. Fu anche l’occasione, nella hall dell’hotel Regina Isabella, di incontrare un caro amico, Gianni Minà, che mi invitò a L’Avana per seguire una delle prime edizioni del Festival Internazionale del Cinema Latinoamericano.

Quell’invito si trasformò in un lungo percorso: seguii il festival per oltre un decennio, scoprendo da vicino i risvolti sociali della rivoluzione castrista, che aveva trasformato un popolo segnato da povertà e profonde ingiustizie sociali. Oggi, tra contrasti e difficoltà di ogni genere, resta l’eredità di quel processo: un popolo che ha conquistato accesso all’istruzione, alla cultura e a una rinnovata identità nazionale. Tra i simboli più evidenti di questo cambiamento ci sono i medici cubani, diventati una risorsa preziosa anche all’estero per la loro preparazione e dedizione come quelli che hanno scelto di venire in Italia durante l’emergenza Covid, e che in parte sono ancora presenti nel nostro Paese.

Nel 1999 il regista Wim Wenders dedicava un intenso ritratto all’Avana di Fidel Castro, in un momento particolarmente delicato per il Paese. Il governo cubano era impegnato a fronteggiare gli effetti dell’embargo imposto dagli Stati Uniti, mentre emergevano segnali preoccupanti di degrado sociale: corruzione diffusa e una crescente microcriminalità. Per contrastare questa deriva, le autorità annunciarono misure significative, tra cui il raddoppio dei salari per le forze dell’ordine—equiparati a quelli di medici e ingegneri e un piano di nuove assunzioni rivolto ai giovani. L’obiettivo era anche quello di arginare fenomeni come la prostituzione, rappresentata dalle cosiddette jineteras, sempre più presenti nei luoghi del turismo di massa. In quegli stessi anni si registrò anche il primo caso di morte per overdose in un club della capitale, segnale di un cambiamento sociale fino ad allora poco visibile.

In questo contesto, il Líder Máximo, in un’intervista rilasciata alla CNN fondata da Ted Turner la prima televisione americana ad avere una sede all’Avana esprimeva forte preoccupazione per la politica di Washington. Secondo Castro, infatti, gli Stati Uniti non stavano realmente superando le restrizioni dell’embargo, ma si limitavano a renderle meno evidenti, senza modificarne la sostanza, riuscendo solo anni dopo con la presidenza Obama a ottenere maggiore cooperazione dopo decenni di ostilità e che adesso la presidenza Trump sta rimettendo in discussione con una crescente ostilità nei confronti della presidenza di Diaz-Canel.

Ebbene, oggi come allora, la musica cubana continua a essere più potente di un kalashnikov: una forza culturale capace di unire e raccontare un popolo, proprio come il jazz americano, il tango argentino o il samba brasiliano veri pilastri sociali delle rispettive identità nazionali.

In quel 1999, Wim Wenders contribuì in modo decisivo a riportare questa ricchezza sotto i riflettori internazionali con il suo Buena Vista Social Club. Poco dopo, Walter Salles avrebbe raccontato un’altra traiettoria fondamentale della storia latinoamericana con I diari della motocicletta, seguendo il giovane Ernesto Guevara e l’amico Alberto Granado nel loro viaggio attraverso il continente, in sella a una Norton 500, alla scoperta della sua anima più profonda.

Ma fu soprattutto il film di Wenders a lasciare un segno indelebile: riportò all’attenzione dell’opinione pubblica un gruppo di musicisti leggendari tra cui, Compay Segundo e Ibrahim Ferrer riscoperti nei locali dell’Avana, come il celebre El Guajirito.

Da lì prese forma un viaggio musicale straordinario, tra salsa, cha cha cha e bolero, che restituì al mondo l’anima autentica di Cuba, incarnata anche in brani immortali come Dos Gardenias Para Ti Quel film riaccese i riflettori su Cuba, da New York ad Amsterdam, da Madrid a Parigi, da Londra fino a Roma. Fu un successo straordinario, capace di trasformarsi in un vero e proprio fenomeno culturale globale.

In quelle immagini e in quei suoni risplendeva non solo la forza dei ritmi cubani, ma anche la bellezza decadente dell’Avana, lontana dalla semplice cartolina turistica e restituita nella sua autenticità più profonda. Le esecuzioni di maestri come Compay Segundo e Ibrahim Ferrer—guidati e introdotti da Ry Cooder conquistarono il pubblico internazionale fino ad approdare sul prestigioso palco della Carnegie Hall, consacrando definitivamente quel progetto come un ponte musicale tra Cuba e il mondo

Oggi, in un clima drammatico per Cuba—segnato dalla scomparsa di Fidel Castro e dalle nuove tensioni legate alle politiche dell’amministrazione Trump il Paese affronta una profonda crisi: scarsità di carburante, difficoltà economiche diffuse e un embargo tornato a essere pervasivo nelle sue conseguenze sociali.

Eppure, proprio in questo contesto, l’eredità di quella straordinaria stagione musicale non si è spenta. Gli eroi di allora—i protagonisti di Buena Vista Social Club anche se ormai orfani dei loro grandi maestri, continuano a rappresentare una potente voce collettiva. Una musica che resta arma simbolica e identitaria di un popolo chiamato, ancora oggi, a scrivere il proprio futuro.

Sui palcoscenici internazionali torna così il Grupo Compay Segundo, guidato da Salvador Repilado Labrada, contrabbassista e figlio del leggendario Compay. Con loro rivivono atmosfere fatte di tabacco, rum e musica una regalità popolare, quasi mitica che, come mi raccontò in un’intervista Andy García, continua a vibrare tra bonghi, timbales e trombe.

Sono suoni che tornano a squillare di vita, armonia, passione e speranza. La musica resta la cornice e l’anima di un popolo che vive di note e memoria, ma anche di resistenza e trasformazione: una rivoluzione che, tra nuove realtà sociali e politiche, attraversa ancora il tempo.

Come osservò Ernest Hemingway l’unico americano a cui i cubani abbiano dedicato una statua Cuba è un luogo capace di lasciare un segno profondo, sospeso tra storia e leggenda, tra nostalgia e futuro.

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