di Miriam Bocchino

 

 

È stato in scena durante la IX edizione del Roma Fringe Festival lo spettacolo “Ca/1000”, interpretato da Noemi Francesca, con la regia di Luisa Corcionee la drammaturgia di Enrico Manzo.

Il monologo porta sulla scena la figura di Camille Claudel, scultrice tormentata dall’indiscutibile talento.

Camille nasce nel nord della Francia nel 1864 e fin da piccola si appassiona alla scultura e all’argilla. Sostenuta dal padre ma osteggiata dalla madre decide di seguire la sua creatività iscrivendosi all’Accademia Colarossi dove diviene allieva del maestro Alfred Boucher.

L’incontro con Auguste Rodin sarà, tuttavia, il vero fautore di cambiamento: allieva e musa ispiratrice dell’artista vivrà con l’uomo un rapporto passionale ma conflittuale. Rodin, infatti, di 24 anni più grande, sarà per Camille motivo di rottura con la madre, con conseguenze devastanti per la donna.

La passione tra Rodin e Camille, raffigurata nei disegni dell’artista, terminerà quando la giovane si renderà conto che mai diverrà sposa dell’uomo.

Camille, di cui ricordiamo le opere Sakountala, La Valse e l’Age Mûr, vivrà tutta un’esistenza segnata dal rapporto conflittuale con la madre che sarà motivo del suo internamento in manicomio e della sua morte nel 1943.

Ca/1000 ha l’intento di mettere in scena, pur se con un testo non estremamente efficace e che non riesce a raccontare la complessità dell’esistenza di Camille Claudel, la vita dell’artista all’interno dell’ospedale psichiatrico, rappresentando il momento esatto in cui la sua esistenza vive ingabbiata nelle stanze della mente.

Suppliche e dolori diventano voci e creazioni, simulacri di passato, ricordi e forse rimpianti.

Camille, plasmata fin da piccola con l’arte, è abnegazione e sofferenza, richiesta e rivendicazione. 

Madre, fratello, amante: in Camille, interpretata da una convincente Noemi Francesca, gli attori del passato esistono nel presente in un connubio di creatività e follia, debolezza e forza. La donna, labile nel suo incedere, vive un mal di vivere, in cui l’arte stessa è salvezza e perdizione, motivo di rottura e compiutezza.

“Gli eventi della mia vita riempirebbero più di un romanzo. Ci vorrebbe un’epopea, l’Iliade e l’Odissea, e un Omero per raccontare la mia storia… Sono caduta in un abisso. Vivo in un mondo così curioso, così strano.”

 

Voci registrate: Lino Musella Giacinto Palmarini

Sound design e musiche: Marco Vidino

Musiche: Peppe Voltarelli

Opere in scena: Luisa e Rosaria Corcione

Condividi su: