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“Buio”: una storia di memoria, colpa e affetti quando i ricordi iniziano a spegnersi

Al Teatro Parioli Costanzo torna lo spettacolo di Filippo Gentile: una commedia intensa e sorprendente su identità, lutto e ricordi che svaniscono.

di Salvatore Scirè

Dopo il successo della scorsa stagione, torna al Teatro Parioli Costanzo di Roma BUIO, uno spettacolo particolare e profondamente apprezzato dal pubblico. Un consenso dovuto a più fattori: la sorprendente maturità del giovanissimo autore e regista Filippo Gentile, la solidità interpretativa del cast e una scenografia essenziale ma fortemente evocativa, capace di sostenere e amplificare il racconto drammaturgico.

Il tema affrontato si rivela fin da subito di grande interesse e bruciante attualità: l’individuo, l’uomo, e le sue fragilità più intime, siano esse psicologiche o – ancor più crudamente – cliniche. Buio è una riflessione sulla memoria, sull’identità e sul peso dei ricordi quando iniziano a sgretolarsi.

«Cosa resta di noi quando i ricordi iniziano a svanire?» si chiede l’autore presentando il suo lavoro. Mario, un uomo che ha vissuto all’ombra del proprio egocentrismo, è costretto a fare i conti con una demenza precoce. In un ultimo slancio di lucidità, decide di registrare su una cassetta la storia della sua vita, nel tentativo disperato di ricordare chi è stato e, forse, di diventare finalmente una persona migliore. «Questo spettacolo parla di malattia, parla di conflitti e parla di lutto, ma giuro che è una commedia», precisa Gentile, anticipando l’equilibrio sottile tra dolore e ironia che attraversa l’intera opera.

In scena prende forma una famiglia atipica. Mario, ex musicista, è un uomo cinico che combatte i rimorsi con l’arma dell’ironia; la malattia, però, lo costringe a riaffidarsi ai ricordi, che riaffiorano frammentati attraverso un vecchio registratore portatile. Vive in casa del fratello minore Marco, suo opposto caratteriale: razionale, posato, pragmatico. Con loro c’è Elisa, figlia di Marco, che non ha ancora superato il trauma della recente perdita della madre e del fratello Luca, entrambi vittime di un incidente stradale.

Elisa vive un profondo conflitto con il padre: si sente soffocata dalle sue attenzioni e imprigionata in una quotidianità che la costringe, per di più, a occuparsi dello zio Mario, sempre più difficile da gestire. Marco, incapace di reggere ulteriormente il peso della situazione, decide allora di affidare il fratello a una casa di cura, dove Mario incontrerà un’infermiera dolce e determinata, pronta ad accompagnarlo nel suo lento declino.

Le condizioni dell’uomo peggioreranno progressivamente e il finale – che è giusto non svelare – porterà alla luce retroscena capaci di ricomporre, con dolorosa chiarezza, l’intero mosaico narrativo.

Buio parla di carattere, di indole, di sentimenti irrisolti, di sensi di colpa dichiarati e taciuti, di amore paterno e di memoria intesa come fondamento dell’identità. «I ricordi ci definiscono, anche quando vorremmo ignorarli», suggerisce il testo con forza.

Nel ruolo di Mario, Ernesto Lama offre una prova intensa e sfaccettata: il suo personaggio oscilla con naturalezza tra cinismo e ironia, che si trasforma spesso in comicità grazie a una napoletanità mai caricaturale. Andrea Corallo è credibile e misurato nel ruolo di Marco, padre ferito che tenta di reagire al dolore seguendo la figlia nel suo percorso di elaborazione del lutto. Savina Scaramuzzino è impeccabile nei panni di Elisa: il breve monologo davanti alla tomba della madre e del fratello rappresenta uno dei momenti emotivamente più alti dello spettacolo. Completa il cast Giulia Bornacin, convincente nel ruolo dell’infermiera, dolce ma risoluta, capace di affrontare con delicatezza anche le situazioni più complesse; da segnalare anche il suo contributo come aiuto regia.

La regia di Filippo Gentile è ben calibrata, attenta ai ritmi e alle pause, e risulta pienamente coerente con la scrittura, dimostrando una rara consapevolezza autoriale. Efficaci le scene di Andrea Nelson Cecchini e appropriati i costumi firmati da Monica Rosini. Le musiche originali sono di Claudia Caprera, mentre il disegno luci di Peppe Montella contribuisce in modo significativo alla costruzione dell’atmosfera.

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Buio – Scritto e diretto da Filippo Gentile – Con: Ernesto Lama, Savina Scaramuzzino, Andrea Corallo, Giulia Bornacin – Aiuto Regia: Giulia Bornacin – Scene: Andrea Nelson Cecchini – Luci: Peppe Montella – Musiche: Claudia Caprera – Costumi: Monica Rosini – Produzione esecutiva: Enzo Gentile – Teatro Parioli Costanzo dal 5 all’8 febbraio 2026







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