Il racconto dell’attore dedicato al panorama ligure e alle memorie della Generazione Silenziosa
La Terra degli ulivi può suonare come un titolo esotico ed allettante per un lavoro che voglia dipingere un abbozzo da cartolina colorata, idilliaca, anche alquanto scontata e superficialmente celebratoria , del magnifico panorama mediterraneo che caratterizza la Liguria; un lavoro che, immediatamente dopo la visione, viene gettato a prendere la polvere in un cassetto della memoria più remota. Tuttavia, l’ultimo monologo scritto e interpretato da Pino Petruzzelli – visto domenica 16 agosto presso la Chiesa di Castello a Dego – non cela alcun tentativo del genere perché lo scopo è ben diverso.

L’obbiettivo dichiarato è di ricordarsi di non dimenticare l’eredità culturale di un mondo antico lasciataci in dono dai nostri avi che hanno convissuto con questo territorio, lo hanno sfidato, lo hanno vinto e ne se sono stati vinti, in un legame profondo che si sta lentamente perdendo.
I punti salienti di questo lavoro sono i nodi di significato che spesso accade di ritrovare nel corpo artistico dell’attore lungo buona parte della sua carriera. Per essere più precisi il lavoro definito da un’etica che non annulla le persone ma crea risultati concreti e tangibili, una resistenza caparbia e costante alle vicissitudini di qualsiasi forma e natura, le necessità e sfide quotidiane delle comunità minori spesso non viste, l’emigrazione e l’immigrazione ovvero due facce della stessa medaglia. Una visione che influisce sul processo artistico e poetico con un’attenzione profonda all’artigianalità che ne diventa elemento fondante.
E lo stile della rappresentazione stessa segue le tipiche caratteristiche attuate dall’autore: una scena neutra dove l’attenzione è focalizzata esclusivamente sulle parole e le espressioni facciali. Un teatro povero e pragmatico, come il mondo contadino che vuole rappresentare, che mette in ribalta le testimonianze di tutte quelle persone incontrate ed ascoltate girovagando per anni su e giù per la Penisola.
Due fonti d’ispirazione molto forti e messe in evidenza sono l’opera di Francesco Biamonti e Giovanni Boine, due scrittori nativi del Ponente ligure. Soprattutto gli scritti di Boine, con l’attenzione al territorio dell’imperiese e alla sua eredità agricola e culturale, riverberano con forza nelle parole e nelle immagini suscitate dalla rappresentazione, tanto da essere usate come incipit all’inizio dello spettacolo.
Sono le memorie di un anziano agricoltore senza nome che ci accompagnano in questo viaggio a fotogrammi, più in bianco e nero che a colori, negli anni del Boom economico che dalle campagne del meridione muove sui terrazzamenti di un paese incassato nelle ripide discese montuose della frastagliata costa ligure in cerca di lavoro e migliori opportunità di vita. Un territorio duro e difficile da coltivare che non concede vita facile. Gli sforzi sono spesso interminabili, snervanti, intimorenti, però concedono anche la gioia della riuscita e del successo.
E l’anziano diventa il volto di altre storie minori che si sviluppano in questa terra, dove ci sono “stranieri” che arrivano e “locali” che se ne vanno, abbandonando i borghi per spostarsi nei centri maggiori, anch’essi con l’aspettativa accedere a lavori meglio pagati e avere migliori prospettive di vita. Ognuno porta il suo vissuto e ognuno espone le sue posizioni ponendo le sue domande. Senza imporsi, senza giudicare, lasciando spazio e riempiendo il tempo dei silenzi di significato.
I quesiti risuonano forte, specialmente per il pubblico dei borghi più piccoli e aiutano a mantenere vigile l’attenzione sulle istanze sempre presenti di entroterra e località meno turistiche. Le domande «Perché resto e non me ne vado altrove?» e «Se me ne andassi anch’io, quanti ancora rimarrebbero in questi posti?» sono state poste migliaia di volta sia da chi scrive sia da altre persone che risiedono in aree montane, difficili spesso da raggiungere, e con un tessuto sociale ed economico depresso e deprimente.

Petruzzelli ritorna ad essere una cassa di risonanza non indifferente con uno spettacolo che tocca nel profondo la sensibilità degli anziani e raccoglie le parole dei giovani; volendo sperare che qualcuno lo stia e, allo stesso modo, stia ad ascoltare le innumerevoli voci che il suo monologo racchiude e dischiude per il pubblico.
Nei prossimi giorni questo spettacolo sarà ospite al deSidera Bergamo Festival 2026.
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La Terra degli ulivi di e con Pino Petruzzelli – Castello di Dego (GE) 16 agosto 2026





