di Miriam Bocchino

È stato in scena dall’1 al 3 dicembre, nell’ambito della XIX rassegna “Trend – nuove frontiere della scena britannica”, l’opera teatrale “Blue Thunder” del drammaturgo Padraic Walsh.

In questa nuova traduzione a opera di Maurizio Mario Pepe e con la regia di Mauro Lamanna emerge chiaramente il significato della pièce che si contraddistingue per la contemporaneità della narrazione, pur se legata da un significato universale.

Sono le tre di notte in una piccola città dell’Irlanda. Un uomo, Brian (Marco Cavalcoli), è seduto all’interno del suo taxi: non dorme, invia alcuni messaggi a una donna comunicandole il suo disagio interiore.  Giungono all’interno del van due ragazzi, apparentemente ubriachi e euforici: sono i suoi figli, Dara e Ray.

In quel taxi, divenuto per l’uomo abitazione, in seguito all’abbandono della moglie, si scopriranno le lacerazioni delle loro vite, che, pur se legate da un legame familiare, appaiono colme di distanza e di silenzi.

Marco Lamanna è un regista giovane in grado non solo di dirigere un’opera che, pur nella sua scenografia scarna, ha un significato complesso ma anche di dirigersi come attore, interpretando Dara, uno dei figli.

Dara è un giovane conflittuale, complicato, squassato da improvvisi attacchi di ira e ansia. In lui è viva la percezione della incomprensione e della solitudine: non si sente capito dalla famiglia e la fidanzata lo ha abbandonato, dopo cinque e anni e mezzo. Il giovane desidera raggiungerla nell’abitazione in cui vive con il nuovo compagno per dichiararle il suo amore. Vorrebbe, per compiere il suo piano, l’aiuto del fratello Ray che, al contrario, si rifiuta di appoggiarlo.

Ray (Gianmarco Saurino), apparentemente, è l’esatto opposto di Dara: ha un lavoro in banca, appare equilibrato e sicuro di sé.

Nella notte interrotta dalle parole e dai pensieri si scoprirà come la realtà è solo parvenza e rifugio dalla verità.

I tre non si conoscono, non hanno coscienza delle loro vite e provano a “ricucirsi” in un tempo che, chiaramente, è troppo breve per ricostruire un’esistenza.

Lo spettacolo è a tratti stridente, in un’accezione positiva, e in grado di contrapporre, nello spettatore, sentimenti di angoscia e di ironia.

Blue Thunder è contemporaneo, è la riproposizione della solitudine umana, delle divergenze che diventano vuoti, dei silenzi che si trasformano in dolore.

Dara e Ray sono due fratelli divisi dai loro stessi caratteri: due uomini che, pur amandosi, non riescono a incontrarsi e a “cambiarsi”. Il padre è quasi un elemento divergente nel rapporto: è genitore ma anche uomo e come tale sofferente e capace di provocare sofferenza. Pur volendo aiutare quello che considera il figlio più problematico, ovvero Dara, non riesce a non rendersi conto di quanto la sua vita avrebbe potuto essere diversa senza la sua presenza e questa consapevolezza è dolorosa, crea disagio.

“Il mio piano era resistere”.

Tre uomini, tre solitudini e un unico comune denominatore: l’amore. Amore doloroso, amore che annulla e che ti annulla, amore rigettato e amore nonostante tutto.

Blue Thunder è uno spettacolo underground, capace di convogliare in poco tempo le solitudini umane e di farle confluire in disagio e dolore.

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