di Paola Tiriticco

Di lui non sappiamo nulla, nessuno conosce il suo volto o sa chi sia, a parte pochi collaboratori che, evidentemente, ben custodiscono il suo segreto.

“The invisibility is a superpower” dichiara.

Inglese di Bristol, nato intorno al 1974, è un fenomeno nel mondo dell’arte contemporanea, dirompente, ha scardinato e sparigliato i canoni precedenti, paragonabile e paragonato tante volte all’altrettanto rivoluzionario Andy Warhol. Parliamo di Banksy, street artist a cui il Chiostro del Bramante dedica una mostra che resterà aperta fino all’11 Aprile.

Non c’è tema della società attuale che Banksy non affronti con spirito critico e irriverente. La sua è un’arte immediata, semplice ma non banale, arriva diretta insieme al suo messaggio beffardo.  Qualunque sia il materiale scelto, un muro, uno stencil, un dipinto o un riciclo, quello che conta è l’idea sempre dissacrante che c’è dietro.

Nella mostra romana, non ci sono murales ma tante opere provenienti anche da collezioni private, manifesti, quadri, copertine di dischi, disegni di protesta che ben riassumono i temi trattati da Banksy.

E’ facile passeggiando nelle sale del Chiostro del Bramante immaginare quest’artista e pensare alla sua formazione, probabilmente negli ambienti dell’underground di Bristol, dove ha iniziato a collaborare con diversi artisti e musicisti, fino a quando la sua arte ha preso una strada ben definita, provocatoria ed originale, utilizzando quelli che sono i simboli stessi della nostra società occidentale per criticarla e mostrarne l’assurdità.

Bansky usa spesso il mondo animale per ridicolizzare quello umano.  Scimmie, elefanti, cani, mosche, zanzare e gli iconici topi, tutti ci mettono davanti alla nostra stupidità e uscendo dalle loro gabbie ci mostrano quale terribile zoo sia la nostra quotidianità.

I topi, in particolare, richiamano la condizione degli street artists, costretti ad agire di nascosto, di notte e velocemente.

E sono infatti i topi che Banksy ha postato su Instagram durante il lockdown, con la foto del suo bagno ed il disegno di 9 topini che rovesciano tutto e segnano con un rossetto rosso i giorni già passati, il conto della prigionia, e la didascalia ironica “Mia moglie odia quando lavoro da casa”.

“Still life with flies” ipnotizza con la geniale trovata di applicare delle mosche sopra un quadro di natura morta che sembra un Caravaggio, perfetto nella riproduzione della tavola, della frutta sbucciata, dei bicchieri antichi e poi invece sorprendente nella sua tridimensionalità e nel cibo che sta marcendo.

C’è poi la critica alle istituzioni britanniche, quelle intoccabili, come un ritratto di Elisabetta II con il viso di una scimmia, o la Regina Vittoria o Churchill in versione punk.

Ma tanti sono gli argomenti di attualità toccati dalla mostra, a partire dalla critica a tutte le guerre, con una serie di opere che richiamano i fumetti, con soldati enormi, il viso coperto da uno smile. Di questa serie fa parte la bellissima opera “Applause” in cui la foto di una portaerei da guerra diventa il set di uno show televisivo con due soldati che tengono la scritta “Applause”.

La violenza ritorna anche nell’opera “Jack and Jill”, l’immagine della locandina della mostra, in cui due bambini che sembrano correre spensierati, indossano in realtà il giubbotto antiproiettile.

Non è risparmiata neanche la società dei consumi, con realizzazioni che attaccano direttamente il grande supermercato Tesco e l’industria alimentare, con la parodia della famosa serie di dipinti di Andy Warhol del 1962 “Campbell’s soup can”,successivamente riprodotta come stampa.

Bansky rilegge tutto attraverso la sua arte, mettendo a nudo gli inganni o ridicolizzandoli, utilizzando gli stessi simboli dell’establisment per destrutturarlo e criticarlo.

Vale la pena di ricordare ancora due episodi che testimoniano come per Banksy l’arte sia immersa nella società a 360 gradi e l’artista ha il dovere di risvegliare le coscienze.

Nel 2017 compra un albergo a Betlemme dandogli un nome inequivocabile “The walled off hotel- the worst view in the world” (l’albergo fuori dal muro- la peggiore vista del mondo) per protestare contro i muri che sempre più spesso cercano di fermare le migrazioni.  Nel 2003 aveva già dipinto, nella strada tra Betlemme e Gerusalemme una delle sue opere più famose, “Love is in the air – flower thrower” dove un manifestante con una posa tipicamente aggressiva e di attacco, in realtà si accinge a lanciare un mazzo di fiori, un invito alla pace e alla speranza.

Tra l’altro proprio in questi giorni Banksy ha perso il copyright su quest’opera , i giudici europei hanno infatti stabilito che “il lanciatore di fiori” così come ogni altra opera  non può essere attribuita a chi resta anonimo.

La seconda incursione nell’attualità  ci riguarda direttamente, poichè l’artista inglese ha comprato una barca che sta già facendo la spola nel Mediterraneo per salvare i migranti che si trovano in difficoltà.

Altre sofferenze, altre frontiere, altri muri, altro materiale per l’arte. Fino all’11 Aprile 2021. Per informazioni e prenotazioni www.chiostrodelbramante.it

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