Al Teatro Nuovo Orione di Roma il musical corale e visionario che racconta Francesco Forgione, restituendone la dimensione più umana e interiore
Un’unica data romana al Teatro Nuovo Orione ha ospitato Padre Pio – Actor Dei, musical andato in scena il 17 scorso davanti a una sala completamente esaurita. Il pubblico si è rivelato sorprendentemente trasversale: ragazzi, famiglie con bambini, spettatori adulti di diverse generazioni, numerosi studenti di discipline teatrali e, data la forte connotazione spirituale del racconto, anche diversi membri del clero. Una platea composita che ha contribuito a rendere l’atmosfera della serata parte integrante dell’esperienza teatrale, tra partecipazione emotiva e attenzione raccolta.

Al centro dell’opera vi è la figura di Padre Pio da Pietrelcina, la cui esistenza viene ripercorsa attraverso le tappe principali della sua vicenda umana e spirituale. Lo spettacolo, fortemente voluto da Attilio Fontana – qui anche regista e interprete principale – rilegge la storia del frate cappuccino con un taglio teatrale e musicale già sperimentato in diverse città italiane già dal 2018. La narrazione segue il percorso di Francesco Forgione dalla giovinezza fino alla piena maturazione della sua vocazione religiosa, passando attraverso la prova interiore, la sofferenza fisica e spirituale, e il costante confronto con la presenza del male, rappresentata anche visivamente sulla scena.
In questo contesto si inserisce la costruzione simbolica della Casa Sollievo della Sofferenza, evocata attraverso un’immagine scenica essenziale ma efficace: una piramide di sedie che diventa metafora di accoglienza, solidarietà e opera concreta di carità. Il racconto procede con ritmo incalzante, alternando momenti narrativi e musicali in una struttura a quadri che guida lo spettatore dentro un percorso biografico e insieme interiore.
Fontana, nei panni di Padre Pio, offre una prova misurata e coerente, scegliendo una recitazione asciutta che ha confermato le sue importanti qualità canore, lontana da eccessi enfatici. Il suo “Actor Dei” è uomo di azione più che di parola, attraversato da dubbi e sofferenze e saldo nella propria missione spirituale. La sua interpretazione restituisce un’immagine umana e credibile del protagonista, sottolineandone la dimensione di fragilità oltre che di forza interiore.
L’impianto scenico costruisce un ambiente visivo funzionale alla narrazione, mentre la componente musicale rappresenta l’asse portante dell’intera produzione. Le musiche, composte da Attilio Fontana insieme a Maria Grazia Fontana – che cura anche la direzione musicale – con il contributo di Federico Capranica, Franco Ventura, Antonio Carluccio, Michela Andreozzi e Michele Lorusso, delineano un universo sonoro ampio, che attinge alla tradizione mediterranea, alla dimensione sacra e a contaminazioni contemporanee.
Le coreografie di Orazio Caiti ampliano ulteriormente il linguaggio scenico, fondendo stili differenti: dalla danza accademica a inserti urban fino a sequenze acrobatiche, in una contaminazione che sostiene la narrazione senza mai sovrastarla. Il risultato è un impianto visivo dinamico, in cui il movimento diventa parte integrante del racconto.
Tra le prove interpretative spicca quella di Maurizio Semeraro, che costruisce un antagonista/demone di forte impatto scenico. La sua presenza è calibrata con attenzione, giocata su gestualità controllata, postura studiata e una vocalità che contribuisce a definire un personaggio inquietante ma mai caricaturale, ben inserito nell’equilibrio complessivo dello spettacolo.
Dal punto di vista vocale, la compagnia – numerosa e ben amalgamata – affronta un repertorio eterogeneo che attraversa registri diversi: dal canto gregoriano fino a sonorità popolari e richiami alla taranta, passando per aperture più moderne. In alcuni momenti, soprattutto grazie alla presenza dei performer più giovani, il pubblico viene coinvolto direttamente, anche attraverso movimenti nello spazio della platea che trasformano la sala in parte attiva della scena.
Non sono mancati, nella prima sezione dello spettacolo, alcuni problemi tecnici legati alla resa dei microfoni, che hanno parzialmente compromesso la nitidezza dell’ascolto e la piena fruizione delle voci. Una criticità poi progressivamente risolta nel corso della rappresentazione, permettendo nella seconda parte una maggiore chiarezza e un migliore equilibrio sonoro.
Actor Dei si configura come un musical di impianto tradizionale, in cui la narrazione è sostenuta quasi interamente dal canto e da un forte lavoro corale. Le scene d’insieme non assumono mai una funzione puramente decorativa, ma si integrano nel racconto con precisione, valorizzando ogni intervento individuale all’interno della costruzione collettiva.
Nel complesso, lo spettacolo mantiene una forte capacità di coinvolgimento, anche grazie alla sua impostazione emotiva e narrativa. Se si vuole individuare un punto di debolezza, questo riguarda alcuni passaggi iniziali in cui la sovrapposizione delle voci rende meno intellegibile il testo cantato, probabilmente per questioni tecniche più che strutturali.

Il pubblico ha reagito con crescente partecipazione, culminata in lunghi applausi a scena aperta e in una vera e propria ovazione finale. Un riscontro che conferma come Padre Pio – Actor Dei riesca ancora a parlare con efficacia a sensibilità differenti, offrendo non solo uno spettacolo musicale, ma anche uno spazio di riflessione su temi universali come la sofferenza, la fede, la fragilità umana e la ricerca di senso. In un presente che sembra spesso smarrito, il lavoro scenico riesce a restituire, senza retorica, un messaggio di accoglienza e speranza che trova eco ben oltre il palcoscenico.
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Padre Pio – Actor Dei – di e con Attilio Fontana, regia Attilio Fontana, direzione musicale Maria Grazia Fontana, coreografie Orazio Caiti,disegno luci Gianluca Cioccolini, produzione Accademia Musicale Federiciana, Teatro Nuovo Orione 17 aprile 2026
Foto ©Grazia Menna





