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Anna Freud, una vita all’ombra di Sigmund

Al Teatro di Villa Lazzaroni il testo di Roberta Calandra è un esperimento di psicanalisi allo specchio, il racconto della vita della figlia di Sigmund chiede solo d’essere ascoltato

Non lo si sceglie, succede e basta. Si nasce e poi, crescendo, mentre si dirada la nebbia che separa il personale e il pubblico, si scopre che quelli che consideriamo fondamentali, mamma e papà, sono importanti e famosi anche fuori dalle mura di casa. Attori, cantanti, politici, giornalisti. Un giorno si comincia a fare i conti con la vita pubblica di un genitore noto, e probabilmente non si finisce mai.

È questo che racconta la Anna Freud che Stefania Barca ha portato in scena al Teatro di Villa Lazzaroni il 30 e 31 ottobre. Il testo di Roberta Calandra, portato in scena dalla regia di Paolo Orlandelli, ha così permesso alla ultima figlia di Sigmund Freud di rivivere sul palco romano e raccontarsi liberamente.

Ritornata adulta alla casa di infanzia – la scenografia, molto azzeccata, è di Annalisa Di Piero – Anna si apre in un monologo che tutti prima o poi fanno nella vita; quello in cui si parla liberamente a un morto perché tanto è morto, e allora cosa potrà mai rispondere, ma un po’ si spera che da qualche parte ci possa ancora ascoltare, che vi sia modo di fargli giungere le nostre parole. 

Il racconto è un fiume in piena, si rievoca la vita familiare senza sconti, da ancor prima della nascita di Anna, da quella gravidanza inattesa attraverso cui arrivò un’ancora più inattesa femminuccia.

Una bambina, poi una ragazza e infine una donna, con le sue peculiarità, le stranezze. Non un caso clinico per il padre, un oggetto di studio. Ma come si fa a non essere oggetto di studio se quello che ti guarda crescere è Sigmund Freud? 

L’ambivalenza sembra essere la cifra distintiva di questo rapporto familiare che Anna ama e odia, che la condiziona nel privato come nel lavoro – divenne a sua volta psicoanalista – e che non riesce mai a trovare pace. Non ci riesce da ragazzina, mentre la sua mente in subbuglio cerca una via, e non ci riesce del tutto neanche da adulta, quando le corde familiari si allentano e pian piano i genitori se ne vanno, mentre la sua vita scorre accanto alla compagna e collega Dorothy Burlingham. 

Roberta Calandra dà come sottotitolo allo spettacolo Un desiderio insaziabile di vacanze e la sensazione che porta l’intensa interpretazione di Stefania Barca è proprio quella di una donna che non ha mai potuto, o voluto, mettere uno stop. Accade tutto di corsa, di continuo, gli anni passano alla velocità della luce mentre Anna li racconta, e non è sufficiente appellarsi alle necessità drammaturgiche per giustificare questa fretta. Quella percepita è l’ansia di una vita intera senza pause, condizionata dal nome del padre, dalle aspettative di altri. E anche, certo, dall’esser nata all’alba del secolo breve.
Sola nella sua casa d’infanzia ora Anna Freud può fermarsi un momento, ma non è sufficientemente lungo da permetterle di riavvolgere lentamente il filo. Ha corso per arrivare e ora corre per raccontare il percorso, non c’è tregua. 

Gli unici momenti di calma durante la pièce, in effetti, sono quelli dati dalle incursioni di Gaetano Lizzio come Freud. Sono frasi, riflessioni, spezzoni del pensiero del padre della psicanalisi che ritornano, proprio come se venissero in mente ad Anna mentre ripercorre la sua vita. La sua voce è profonda, lenta, entra ed esce creando una pausa al fluire dei ricordi e delle emozioni della figlia.


Se quel monologo l’avesse fatto davanti al padre, vien quasi da chiedersi. Se ci fosse stato per Anna e Sigmund un momento in cui parlare senza che le competenze, di uno prima e di entrambi poi, facessero da muro. 

Quel desiderio di vacanze non era voglia di mare, né di passeggiate sulle Alpi. Era forse il desiderio di staccarsi da sé, di riposare l’anima e il cuore. Di non capirsi con gli strumenti della psicanalisi, almeno una volta in tutta la vita.

Anna Freud, diventata donna, si è dedicata alla psicanalisi infantile. Il paradosso, dunque, è che l’età che meglio conosceva aveva smesso di appartenerle molto prima di iniziare gli studi. Anna arriva a occuparsi di bambini, ma la sé bambina ormai è già lontana, almeno nel tempo. 

Il monologo di Stefania Barca ha provato a ricostruirla, un’analisi ex post di Anna. Della piccola Anna, soprattutto. Una psicanalisi davanti allo specchio, la seduta più difficile di tutta una carriera.

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Anna Freud. Un desiderio insaziabile di vacanze di  Roberta Calandra – Supervisione artistica Edoardo Siravo – Con Stefania Barca e con la gentile partecipazione di  Gaetano Lizzio – Regia Paolo Orlandelli – Scene e costumi  Annalisa Di Piero – Teatro Villa Lazzaroni 30 e 31 ottobre 2026

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