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Unshutter, il nuovo capitolo dei Linkin Park

Il docufilm della band californiana dell’alternative rock, tra lacrime e rinascite

La storia del rock è segnata anche da band che hanno dovuto fare i conti con la perdita del proprio frontman. È accaduto ai Nirvana, scioltisi dopo la morte di Kurt Cobain nel 1994, mentre l’allora batterista Dave Grohl avrebbe poi proseguito il proprio percorso fondando i Foo Fighters. Ed è accaduto ai The Cranberries, che dopo la scomparsa di Dolores O’Riordan nel 2018 hanno deciso di porre fine alla loro storia.

Per un gruppo musicale, un lutto di questa portata non rappresenta soltanto la perdita, spesso devastante, di un amico oltre che di un collega: mette in discussione anche un’identità artistica, un suono e un’immagine costruiti nel tempo attorno a quella presenza.

Ma visto che ognuno di noi di fronte ad un lutto reagisce sempre in maniera differente, nel caso che ci interessa la scelta è stata sorprendentemente diversa: il 20 luglio 2017 il frontman e cantante Chester Bennington se ne va prematuramente, lasciando i Linkin Park e tutti i fan letteralmente persi. Uno smarrimento generale che ha lasciato solo sgomento e molta tristezza, poiché si era a conoscenza dei tormenti di Bennington legati a forme di violenza subite fin dall’infanzia, che lo hanno portato a convivere e a combattere con i suoi demoni fino alla fine dei suoi giorni.

Tanti sono stati gli incontri tra i fan in ricordo dello stesso Bennington, ma per i componenti dei Linkin Park e dell’altro frontman (e non meno importante) cantante e musicista polistrumentista Mike Shinoda è davvero la fine di un’epoca, segnata dai grandi successi quali In The End, Somewhere I Belong, Numb, grandi collaborazioni e album sperimentali, sempre all’insegna del crossover e della commistione tra vari generi (dal nu-metal dei primi tempi all’alternative rock intriso di elettronica degli ultimi lavori).

Dopo quel tragico evento la band si chiude in un lungo e insolito silenzio, fino alla rottura di questa calma apparente. Shinoda, vera anima e cuore pulsante del pensiero e delle vibrazioni della band, torna a farsi sentire con una novità nell’agosto del 2024: non solo non si sono sciolti, ma non cambieranno nome. Annuncia così il nome della nuova cantante: a portare il peso della eredità pesante lasciata da Bennington sarà Emily Armstrong, (cantante dei Dead Sara).

Le polemiche non sono mancate, soprattutto per la provocazione di voler rimanere con lo stesso nome e di aver scelto una donna al posto di un cantante (polemica che viene soprattutto da cuori più nostalgici della voce cangiante di Bennington). Persino uno dei figli maggiori di Bennington, Jaime Bennington, ha letteralmente puntato il dito contro Shinoda e la sua scelta anticonvenzionale, definendola come un tradimento contro la memoria di suo padre.

Il documentario Unshutter, diretto da Joe Hahn (dj, curatore e vera anima pulsante della componente elettronica della musica dei Linkin Park), recupera tutti i pezzi del puzzle della memoria storica della band, composta da amicizia, amore per la musica, dalle lacrime e dai dolori amari per la perdita dell’amico Chester, seguiti dai periodi oscuri della band, soprattutto di Shinoda, che non ha mai smesso in questi anni di far sentire il suo dolore in canzoni come Nothing Make Sense Anymore o Already Over (pubblicando anche un album dal titolo Post Traumatic).

La narrazione del docufilm parte esattamente come se fosse un conto alla rovescia, iniziando dal 2022, ovvero a cinque anni di distanza dalla perdita del frontman dei Linkin Park fino all’esordio come nuova band con i nuovi elementi, con il tour in arrivo e l’uscita di un nuovo album. Qui a rotazione i componenti del gruppo prendono parola e si mettono a nudo confessandosi apertamente a tutto il pubblico, compresa la new entry Emily che deve fare i conti con un passaggio di testimone non poco rilevante. Tutti i protagonisti sono consapevoli di questo azzardo – ovvero scegliere una voce femminile che possa incrementare il sound filosofico della band – eppure hanno voluto rischiare e osare comunque.

Rimane inconfondibile la musicalità dei brani: dai toni forti, agguerriti, profondi, addolciti talvolta dalla timbrica femminile, ma sempre molto precisi e decisi nei live, come se si stesse sentendo un loro disco dal vivo. E la stessa cantante è stata meticolosamente preparata per diventare un animale da palcoscenico. E’ molto evidente che qui tutta la band si scruta, si osserva, si ascolta e ogni sentimento e stato d’animo o sensazione non viene dato per scontato, anzi. Diventa semplicemente spunto di riflessione per trovare una coabitazione e diventare sempre più affiatati. Il cambiamento radicale non si è visto solo con la scelta di Emily Armstrong, ma anche dall’allontanamento del batterista storico della band, Rob Bourdon, che ha deciso di ritirarsi verso scelte più riservate che lo vedono lontano dai Linkin Park e dalla musica, il tutto sicuramente scandito dalla scomparsa del collega e amico storico Bennington. Il gruppo ha condiviso la scelta del batterista che è stato sostituito dal giovane Colin Brittain.

Insomma, i Linkin Park sono tornati a passo svelto e deciso, pronti a far sentire la loro musica senza paura e con il ricordo nel cuore di Chester Bennington, che imperversa in ogni momento del docufilm, come se fosse un modo per averlo sempre vicino e per non dimenticare le proprie origini e il proprio passato. Perché “nulla finisce, cambia soltanto”, come diceva Charlie Chaplin. Ma ora è tempo di andare avanti e di far sentire la propria voce, quella nuova e fresca di Emily Armstrong.

Mike Shinoda e Emily Armstrong

Unshutter significa proprio questo: togliere le tende e uscire dall’oscurità, rinascere con nuove forme, senza perdere la propria vena e identità artistica.

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“Unshutter” – Regia di Joe Hahn e Mark Ritchie – Sceneggiatura Igor Kovalik – Con i componenti dei Linkin Park: Mike Shinoda, Emily Armstrong, Colin Brittain, Brad Delson, Phoenix Farrell, Joseph Hahn, Alex Feder, Mark Hoppus, Chester Bennington (immagini di repertorio/archive footage), Rob Bourdon (immagini di repertorio/archive footage) – Supervising sound editors Jessica Arkoff e Kami Asgar – Post-production sound manager Richard Burnette – Re-recording mixer Jeremy B. Davis – FOH engineer Jim Ebdon – Sound designer Sam Fan – Re-recording mix technician Doris Shen – Società di produzione CJ 4DPlex – Distributore cinematografico Trafalgar Releasing – Nei cinema dal 30 settembre al 03 ottobre

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