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Dancescreen in the Land 2026, il rito dell’Acqua chiude il festival sull’Appia Antica 

L’ultima giornata della rassegna mette a confronto due modi diversi di intendere il rapporto tra danza, pubblico e paesaggio.

Si è conclusa domenica 13 settembre la nuova tappa di Dancescreen in the Land nel parco archeologico dell’Appia Antica, ultimo capitolo di un percorso avviato venerdì 11 settembre che mette in dialogo il paesaggio del festival con la danza contemporanea, restituendo i siti storici come spazi vivi, capaci di accogliere nuove relazioni tra artisti, spettatori e territorio. Promosso da Canova22, presieduta da Fiorenza D’Alessandro e diretta artisticamente insieme a Franz Prati, il programma ha aperto venerdì con ZERO•POINT•SEVEN di Michele Pogliani e con Luci e Ombre dell’Accademia Nazionale di Danza guidata da Anna Maria Galeotti

I primi due appuntamenti dell’ultima giornata proseguono un percorso già inaugurato il giorno precedente: Happening, Again! e Keywords – Il metodo del caso, concept e coreografia di Gabriella Stazio per Movimento Danza. Le tre presentazioni della rassegna condividono la stessa metodologia, ma perseguono ogni volta un esito diverso, unico e irripetibile: dall’estrazione casuale di parole chiave, decisa con il contributo del pubblico, i danzatori fanno scaturire un movimento, e dalla concatenazione dei termini nasce, di volta in volta, un ordine compositivo differente. 

Nonostante premesse interessanti, la restituzione di questo metodo non risulta convincente, a partire dal termine Happening con cui la performance si definisce: un concetto affermatosi negli anni Sessanta e caratterizzato da improvvisazione e piena interazione con lo spettatore, elementi che in questo caso appaiono entrambi disattesi. All’apertura, alcuni spettatori sono invitati a salire sul palco per contribuire alla scelta delle parole, ma Gabriella scende presto in platea, da cui vengono pescate anche le parole successive: un passaggio che svuota di senso l’invito iniziale sul palco. Le parole chiave, inoltre, sono scritte su un unico foglio, piegato e impilato, cosicché la maggior parte del pubblico pesca il primo strato disponibile, lasciando intuire un ordine predisposto più che un esito affidato al caso. Gli spettatori selezionano poi solo una parte minima delle parole eseguite dai danzatori, mentre la coreografa, presente in scena, ne pesca la maggioranza: una dinamica che accresce l’impressione di una performance poco improvvisata.

Ne risulta indebolito il rapporto con il pubblico su cui il progetto dichiara di fondarsi, ridotto a una scelta parziale su parole identiche a ogni replica, e svuotato lo stesso termine Happening del suo significato originario, insieme alla promessa di irripetibilità su cui il progetto si regge. Il metodo, infine, si limita a ridisporre l’ordine delle medesime parole più che a generare uno spettacolo realmente inedito a ogni replica. 

Diamante dell’ultimo giorno di festival è stato lo spettacolo conclusivo, Acqua Madre, di ResExtensa Dance Company, con la coreografia di Elisa Barucchieri: una performance in cui la danza incontra il canto e il suono dell’acqua, in dialogo continuo con l’archeologia, la memoria e il paesaggio. I corpi sembrano emergere dalla pietra e dalle sorgenti come presenze antiche che riaffiorano per rievocare il legame originario tra l’essere umano e l’acqua, che diventa origine, memoria e forza generatrice. Attraverso una danza che dialoga con gli elementi naturali e con il paesaggio dell’Appia Antica, Acqua Madre riflette sul rapporto profondo tra essere umano e ambiente, restituendo il corpo come parte integrante di un ecosistema in continuo mutamento.

La messinscena tra le mura di San Nicola a Capo di Bove è stata parte integrante della suggestione mistica portata dalla coreografia, costruita sui movimenti di un gruppo che, più che raccontare una storia lineare, evoca concetti privi di spazio e di tempo, semplicemente esistenti: la fluidità dell’acqua che si scontra con le pietre, l’esperienza dell’incontro e dello scontro con l’altro fuori di sé, l’evocazione della natura umana intrecciata a preghiere richiamate, che hanno reso lo spettacolo un rito di vestali rivolto alla dea madre, l’acqua. La dimensione rituale attraversa l’intera performance, e assistere al loro movimento coinvolge anche solo attraverso lo sguardo, in un omaggio alla nostra origine.

Acqua Madre ha, a mio avviso, tutte le credenziali per entrare di diritto nel repertorio che la danza contemporanea sta costruendo: alla concezione evocativa si affianca un’esecuzione di resistenza e tecnica notevole, che merita di essere replicata e vista negli anni a venire.

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Dancescreen in the Land 2026 Respiro al Centro – Festival promosso da Canova22 – Direzione artistica: Fiorenza D’Alessandro e Franz Prati – Happening, Again! e Keywords – Il metodo del caso: concept e coreografia Gabriella Stazio per Movimento Danza – Acqua Madre: produzione ResExtensa Dance Company, coreografia Elisa Barucchieri – 13 settembre 2026, Parco Archeologico dell’Appia Antica, Chiesa di San Nicola a Capo di Bove, Roma 

Foto: ©Edmund Kurenia

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